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Movimento "LA NUOVA RESISTENZA 25 MARZO 2011". Partigiani sempre.

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Partigiani sempre

giovedì 1 marzo 2012

PRECARI E NO-TAV INSIEME CONTRO LA CASTA, PER LA DEMOCRAZIA E LA LEGALITA'. PRESIDI IN TUTTE LE PIAZZE D'ITALIA

Quindicesima puntata di Servizio Pubblico del 1 marzo 2012. Conduce in studio Michele Santoro. In questo Video Marco Travaglio ripercorre la storia della ferrovia Torino-Lione e illustra le conseguenze del progetto TAV. Il TAV è dannoso: lo è per le casse dello Stato e per le tonnellate di rifiuti (tra cui l'amianto) che verranno prodotti durante i lavori di costruzione.
I precari di tutta l'Italia affiancheranno le proteste e la resistenza in nome della Democrazia e della Legalita contro una casta politica che non ci ha mai rappresentato.
Le proteste in tutta Italia. Da Milano a Palermo, da Bologna a Napoli: l'onda dei manifestanti No Tav continua inondare l'Italia dopo l'incidente di lunedì scorso che è quasi costato la vita a Luca Abbà, il militante che è rimasto folgorato dopo essere salito su un traliccio dell'alta tensione per protestare contro l'allargamento del cantiere di Chiomonte e la realizzazione dell'Alta velocità Torino-Lione.

Il cervello dei precari non si riposa mai

Il cervello del precario, omai depresso non si ferma mai.  
In base a uno studio, si è scoperto che nei precari ormai depressi un recettore non funziona bene, rendendo impossibile uno ‘stand by’ cerebrale, una pace interiore,  provocando quindi uno stato sempre sul filo della tensione. 
Nel cervello umano le aree neurali dette “default mode network”,  si attivano quando non si ha nente da fare, in pratica quando la mente vaga e si riposa. 
Nei precari ormai tutti depressi, sempre più ansiosi e in preda a ruminazioni continue, la calma mentale è rara, irragiungibile. 
Questo studio conferma la che la precarietà perenne apre le porte alla  depressione e ansia.



Domenico CIRASOLE

Sanità pubblica: Niente concorsi per infermiere e medico. Mareggiata di precari nel Asl. Roma è solo un esempio. Monti risponde mandando i militari negli ospedali anzichè stabilizzare i precari.




 

mercoledì 29 febbraio 2012

Monti-Fornero-Marciagaglia: liberalizzare i contratti a tempo determinato. Servono più precari in Italia per far arricchire le grosse imprese. Loro dimenticano che l'Italia era la patria degli artigiani! Ci vogliono come schiavi.

Clamoroso blitz Fornero-Marcegaglia: il lavoro precario resterà tale e quale "perché funziona benissimo così"


Roma.«Se l’Italia vuole essere competitiva non può mantenere leggi che sono ostacolo alla flessibilità», ha fatto sapere Monti nell’intervista a El Mundo. E il pensiero corre a un riferimento preciso: l’abolizione dell’articolo 18. O per primo, o per ultimo. Il professore ha ribadito che la riforma del mercato del lavoro è «fondamentale per la crescita». E ha offerto una sponda autorevole alla strategia della fermezza, che molte critiche ha già attirato sul ministro del Welfare, Elsa Fornero, e sul presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, che martedì ha sparato ad alzo zero sui sindacati protettori di ladri e fannulloni. Su liberalizzazioni e riforme del mercato del lavoro, ha rilanciato il presidente del Consiglio, «potremo accogliere modifiche» che non equivarranno a un “arretramento” ma forse a un “miglioramento”. E tuttavia, Monti rievoca la piena sintonia con l’atteggiamento muscolare sfoggiato da Fornero. Altre modifiche, fa sapere, «non potremo accoglierle e non le accoglieremo». Ma che cosa intende il governo quando parla di una riforma buona, e di una cattiva che invece farebbe saltare la trattativa? «Si tratta innanzitutto di mantenere la buona flessibilità, e di cancellare soltanto quella cattiva», spiega a liberal Carlo Dell’Aringa, professore di Economia politica alla Cattolica di Milano. L’economista ha presentato l’altro ieri insieme a Tiziano Treu un volume intitolato Giovani senza futuro? Proposte per una nuova politica, che ha visto l’intervento di Elsa Fornero.
Professore, c’è qualche spunto utile per la riforma del lavoro nel libro che avete appena scritto?
Sì, e la cosa ha creato molta soddisfazione perché ha fatto emergere delle linee di intervento condivise che hanno riavvicinato il governo e le parti sociali. Siamo molto fiduciosi nel prosieguo di una trattativa difficile che può essere condotta in porto con senso di responsabilità ed equilibrio.
Ecco, a proposito di equilibrio. Non le sembra un po’ controproducente la continua sottolineatura di una trattativa che si fa solo se piace al governo, e altrimenti tanti saluti agli intervenuti e si va avanti lo stesso?
La delicatezza della questione consiglia misure di prudenza. È piuttosto elementare comprendere che i toni ultimativi creeino molto fastidio a chi deve sedersi a un tavolo. Certe cose si dicono di solito quando si vuole mandare a monte tutto. E sicuramente le prove di forza sono dannose, sarebbe ora di mettervi fine. Tuttavia sono ottimista, credo si siano trovati buoni margini di convergenza da cui ripartire
Non ci tenga sulle spine.
Si è convenuto che la riforma del mercato del lavoro deve avere come obiettivo la flessibilità cattiva, e non la flessibilità tout court. Combattere i rapporti di lavoro autonomo che nascondono subordinazione significa contrastare gli abusi e va bene. Ma obbligare le aziende a stabilizzare i contratti a tempo determinato è invece dannoso. Non è vero che esiste un dualismo tra protetti e non protetti: il vero precariato è nelle partite Iva, perché i contratti di somministrazione hanno tutele equivalenti a quelle dei lavoratori a tempo determinato. Il numero di contratti flessibili vigenti in Italia è nella media dell’Unione europea. E non c’è buona ragione per convertirli d’imperio.
Ma che fine fa il contratto unico che nelle intenzioni del governo doveva “disboscare la selva di contratti precari”?
È il contratto di apprendistato che va valorizzato. I contratti a tempo determinato hanno ridotto moltissimo il lavoro nero e hanno creato centinaia di migliaia di posti di lavoro. Ripeto: è la cattiva flessibilità che va combattuta.
Quindi il precariato va bene così.
Vanno eliminati gli abusi, e va fatta una manutenzione dei contratti in essere. Va messa qualche pezza, insomma. Se togliamo alle aziende la possibilità di ricorrere al tempo determinato, rischiamo di perdere ulteriori posti di lavoro perché scoraggeremmo le assunzioni.
Che cosa si intende per mettere qualche pezza?
Bisogna sburocratizzare le assunzioni a tempo determinato. I contratti a tempo determinato vanno liberalizzati. Le aziende non devono più indicare le precise causali che giustificano il rapporto di lavoro a tempo determinato. Devono poterlo fare e basta.
E che cosa succede alla scadenza del contratto?
Le aziende hanno facoltà di rinnovarlo, non rinnovarlo o trasformarlo in un rapporto stabile. Ma senza nessun tipo di obbligo.
E perché dovrebbero stabilizzare se il costo del lavoro diventerebbe superiore?
Il costo è identico. Semmai si può ragionare su qualche incentivo che spinga l’azienda a reputare l’inderminato vantaggioso.
E questo dovrebbe prevenire gli abusi?
I sindacati hanno già strumenti a disposizione per prevenirli. Ad esempio i tetti massimi e le soglie temporali.
Ma la riforma del mercato del lavoro non doveva servire a creare occupazione? Che cosa ce ne facciamo se tutto resta com’è?
Giusta osservazione. La riforma non creerà nessun posto di lavoro. Servirà soltanto a migliorare il lavoro esistente. Le assunzioni non dipendono da una legge, ma dalla necessità delle aziende e dall’andamento dell’economia.
Se tutto resta com’è, qual’ è la necessità di abolire l’articolo 18, visto che il precariato resta tale e quale e non gode di questo tipo di tutela?
I contratti a tempo determinato costano quanto gli indeterminati. Ma è importante consentire che l’azienda sia incentivata a trasformare il rapporto da precario a stabile. Se per la risoluzione di ogni causa di lavoro passano cinque o sei anni, le aziende sono costrette a versare indennizzi enormi. E questo rende la stabilizzazione un vero azzardo per il datore di lavoro. Vanno abbattuti i costi di licenziamento.
Allora perché non creare un tribunale del lavoro espresso, invece che toccare l’articolo 18?
Non basta istituire un arbitrato. Occorre che la giustizia sia fatta funzionare e non è facile stabilirlo per decreto. 
http://francescolodico79.blogspot.com/2012/02/clamoroso-blitz-fornero-marcegaglia-il.html
http://www.agoravox.it/Blitz-Fornero-Marcegaglia-il.html











Monti avvia tavoli sul precariato in sanità: parlano di medici da stabilizzare dimenticandosi degli infermieri. La solita lotta di classe!!

Partiti tavoli tecnici Salute-sindacati. Soddisfatti i medici

Ieri si sono riuniti i tavoli sul precariato e la responsabilità medica. Oggi tocca alle cure primarie. Gigli (Fesmed) e D’Auria (Anaao): “C’è attenzione e volontà politica di risolvere criticità”. Tra dieci giorni le proposte operative.


29 FEB - È iniziata ieri la prima tranche di incontri tra i tecnici del ministero della Salute e i sindacati medici per l’avvio di un percorso di risoluzione delle criticità inerenti a tre importanti ambiti: Responsabilità professionale, precariato ed accesso al sistema, cure primarie e integrazione ospedale-territorio. Ieri è stata la volta dei tavoli tecnici sulle prime due tematiche, mentre stamani toccherà alle cure primarie.

Soddisfazione sugli incontri di ieri è stata espressa da Carmine Gigli (presidente della Fesmed), tra i rappresentanti di categoria che sedevano al tavolo sulla Responsabilità medica, e da Giuseppe D’Auria, che per l’Anaao Assomed segue i lavori del tavolo sul precariato.

“C’è stata grande attenzione da parte della commissione ministeriale”, ha affermato Gigli al nostro giornale. I punti affrontati nel corso dell’incontro sulla responsabilità medica sono stati, in particolare, “la definizione dell’atto medico, propedeutica a qualsiasi intervento”. E poi “la conciliazione, la comunicazione della polizza assicurativa al cliente, e la necessità di governare le tariffe assicurative”. Per Gigli è stato “molto importante che i tecnici del ministero abbiano riconosciuto la necessità che anche la magistratura riconsideri la responsabilità del contratto sociale tra ente, medico e paziente affinché vi sia un maggiore equilibrio tra le parti, tenendo conto che tale aspetto non può riguardare i dipendenti del Ssn allo stesso modo in cui riguarda i liberi professionisti”.

D’Auria ha definito l’incontro di ieri “estremamente interessante” per la “vera volontà politica” dimostrata dal ministero della Salute per affrontare le problematiche del precariato. “Sono emersi alcuni aspetti che potrebbero facilitare la risoluzione ed altri che potrebbero ostacolarla”. In particolare, ha spiegato D’Auria, “più semplice è la stabilizzazione di quegli incarichi provenienti da graduatorie concorsuali e da graduatorie su avvisi pubblici, perché il costo sarebbe invariato”. “Più complesse, invece, le situazioni per il precariato con incarichi a progetto, perché in questo caso vi sono costi diretti e indiretti inferiori che potrebbero, quindi, presentare elementi di incompatibilità con i vincoli di bilancio”. L’ipotesi discussa nel corso dell’incontro, ha spiegato il sindacalista dell’Anaao Assomed, è quella di “considerare il costo complessivo dell’operazione per vedere se è possibile recuperare risorse dalla riorganizzazione dei servizi e reinvestirle su questo fronte”.
Condizione essenziale, ha sottolineato D’Auria, “è la deroga al blocco del turn over. Un passaggio politico su cui, a patto di non incidere sui bilanci, il ministero ha dimostrato disponibilità”.

La prossima tappa è prevista tra 10 giorni, quando i sindacati medici presenteranno al ministero le proprie proposte sul tema della responsabilità medica che poi saranno esaminate dai tecnici della Salute che, a fine marzo, proporranno ai sindacati un piano di intervento su cui eventualmente concordare le successive fasi del percorso. Per quanto riguarda il precariato, ha spiegato D’Auria, sarà il ministero a presentare entro il 10 marzo ai sindacati un’ipotesi di lavoro da portare al tavolo della trattativa, a fine mese, Questa ipotesi sarà basata sulle proposte avanzate dai sindacati nel corso dell’incontro e che, ha il sindacalista dell’Anaao Assomed, “sono state sostanzialmente univoche da parte delle organizzazioni sedute al tavolo”.


29 febbraio 2012
© Riproduzione riservata

http://www.quotidianosanita.it/



martedì 28 febbraio 2012

Sanità pubblica: Ospedali romani riempiti di militari al posto di medici e infermieri precari licenziati. Costano troppo. Monti peggio di Berlusconi.

Emergenza Pronto soccorso, numeri record. 

Nel 2011 due milioni di accessi.

Caos sanità, arrivano i militari.

Strutture e medici con le stellette a disposizione dei cittadini


Dopo la bufera sui pronto soccorso superaffollati, la Regione presenta oggi l' accordo quadro con lo Stato Maggiore della Difesa per la cooperazione in materia di sanità pubblica: in pratica medici, infermieri e apparecchiature di diagnosi e cura, di cui sono dotati gli ospedali militari, verranno messi a disposizione anche dei cittadini senza divisa. Il buco della sanità nel Lazio ammonterebbe nel 2011 a un miliardo e 139 milioni e sono oltre 2 milioni gli accessi nei pronto soccorso.


(28 febbraio 2012) - Corriere della Sera

http://archiviostorico.corriere.it/2012/febbraio/28/Caos_sanita_arrivano_militari_co_10_120228195.shtml













domenica 26 febbraio 2012

Scandalo sanità: bloccare le mobilità che tagliano i precari (medici e infermieri).




Un nodo importante dello scandalo di questi giorni è quello che riguarda i precari degli ospedali pubblici.

Questi a causa delle mobilità (regionale , extra-regionale, aziendale) vedranno non  rinnovarsi i contratti a tempo determinato.

E’ inaccettabile che giovani professionisti ed operatori del territorio, rimangano tagliati fuori dal mercato del lavoro della sanità, dopo aver operato per 4 -5 anni.

Il governo Monti deve bloccare la decisione del Governo Berlusconi, di  porre la mobilità quale prioritaria di assunzione nel pubblico impiego, per ridurre la spesa della P.A..

Domenico CIRASOLE

sabato 25 febbraio 2012

INFERMIERI E MEDICI SFRUTTATI IN OSPEDALI DELLA SANITA' PUBBLICA ATTRAVERSO COPERATIVE, SOCIETA' INTERNINALI. UNO SCANDALO!

MI VIENE DA PIANGERE NEL LEGGERE COME TRATTA I PROFESSIONISTI LA SANITA' PUBBLICA.
QUESTA E' UNA LETTERA CHE HO RICEVUTO A CUI DOVREI RISPONDERE CHE NON ESISTE ALCUN DIRITTO VANTATO, PERCHE' SFRUTTATO DA COOPERATIVE E AGENZIE INTERINALI PER IL PUBBLICO IMPIEGO.
BASTA!!  
BASTA!! 


QUESTI GOVERNI DI DESTRA HANNO DISTRUTTO L'ITALIA E L'EUROPA!!!


VOGLIAMO STABILITA.


VOGLIAMO LA NOSTRA DIGNITA'.


PRETENDIAMO LA STABILIZZAZIONE!


DOMENICO CIRASOLE

           




 ###########
Salve ho letto un vostro articolo relativo ai precari della sanità,io sono un infermiere a tempo determinato ormai da 10 anni e con me nella mia stessa struttura ospedaliera ce ne sono tanti altri nella stessa condizione. 
Premetto di non essere molto ferrato in fatto di leggi che in qualche modo potrebbero far cambiare la nostra situazione arrivando alla tanto desiderata stabilizzazione,per questo spero vogliate darmi qualche dritta sulla normativa esistente da poter utilizzare qualora si voglia intentare un giudizio contro ..........di riferimento.
Giusto per chiarire la mia situazione sono si 10 anni di lavoro quasi ininterrotto solo che la maggior parte dei quali sotto forma di lavoro somministrato da agenzie interinali (adecco,worknet,G-group) il mio contratto scade il 20 marzo prossimo e solo dopo il prossimo rinnovo,che dovrebbe esserci quasi sicuramente,arriverò a maturare i benedetti 36 mesi lavorativi maturati appunto sotto la stessa a...... 

Chiedo se secondo voi ci potrebbero essere i presupposti per poter impugnare qualche legge,tenendo conto anche del fatto che la sanità ...........è soggetta al piano di rientro,se potete aiutarmi vi scongiuro fatelo. 
Ho 42 anni e dopo 10 anni di precariato sono sfinito da questo continuo patire specie in prossimità delle varie scadenze. 
Anticipatamente ringrazio con la speranza di avere vostre notizie.
Cordiali saluti. 

venerdì 24 febbraio 2012

Stabilizzazione dei precari statali: vietata l'iniziativa alle regione, ma non al Governo Monti. PRODI operò in piena legalità costituzionale.

CONTINUANO A RAGGIRARE I PRECARI CON L'ARTICOLO 97 DELLA COSTITUZIONE.


I TEMPI DI UN CONCORSO INTERNO NON FARANNO MAI GIUSTIZIA!!!!!!!!!


LA COMUNITA' EUROPEA IMPONE LA SANZIONE DELLA TRASFORMAZIONE DEL CONTRATTO RENDENDOLO STABILE DOPO 36 MESI DI PRECARIATO.


CIO' E' VERITA' PER IL PRIVATO MA NON PER IL PUBBLICO


LA CORTE VIETA D'APPLICARE QUESTA TRASFORMAZIONE ALLE AZIENDE PUBBLICHE , AI TRIBUNALI,  REGIONI, MA NON AL PARLAMENTO E AL GOVERNO.


CI SFRUTTANO PER ANNI DA PRECARI NEGLI OSPEDALI, MA QUANDO DOVREMMO AVERE CERTEZZE DI VITA NON RISULTIAMO PIU' IDONEI.


COMPARE SOLO ALLORA L'OBBLIGO DI ALTRO, ULTERIORE E INDISPENSABILE CONCORSO E GRADUATORIA DA VINCERE E FAR SCORRERE.


ALLE MIE SPALLE HO MOLTEPLICI AVVISI PUBBLICI  E PROROGHE, LAVORO DA ANNI CON LA STESSA AZIENDA MA NON SONO IDONEO AL POSTO FISSO.


LA CORTE OGGI  NON PUO'  DIRMI CHE DEVO ESSERE ULTERIORMENTE SELEZIONATO, VALUTATO, PROVATO, UMILIATO (CON GRADUATORIE CHE NON APPREZZANO L'AMORE E LA PASSIONE IN OSPEDALI NON SEMPRE PERFETTI) PRIMA DI LAVORARE CON CONTRATTO A TEMPO INDETERMINATO.


TUTTO CIO' A CHI GIOVA??


COME DISSE TOTO'.......MI FACCIA IL PIACERE!!!!!!


SIGNORI POLITICI E GIUDICI, QUESTA NON E' GIUSTIZIA!!


DOMENICO CIRASOLE











Stabilizzare i precari senza concorso?
Per i giudici è incostituzionale
24/02/2012 di Michele Spanu

http://www.sassarinotizie.com/articolo-9477-stabilizzare_i_precari_senza_concorso_per_i_giudici_e_incostituzionale.aspx

SASSARI. Niente da fare. Per lavorare nella Regione Sardegna è necessario un concorso pubblico. I giudici della Corte Costituzionale lo ripetono ancora una volta a chiare lettere, bocciando l'art. 7 della finanziaria del 2011 (la legge regionale 1 del 19 gennaio 2011) che stabiliva il programma per le assunzioni da parte degli enti locali del personale precario della Regione mediante una "specifica selezione concorsuale" riservata ai lavoratori in possesso dei requisiti previsti dalla legge regionale stessa. Secondo la Consulta (che ha così dato ragione alla presidenza del Consiglio) nel testo è presente una chiara "illegittimità riscontrabile anche a causa della violazione dell'art. 97 della Costituzione". Il quale, come è noto, impone che il reclutamento delle provvista di personale debba avvenire sempre e comunque attraverso il concorso pubblico. Un altro passaggio bocciato dalla Consulta è quello che prevedeva l'avanzamento da categoria C a dirigenti per i dipendenti della Regione in possesso di laurea. Anche in questo caso la progressione è stata dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale in quanto manca il concorso. La Consulta ha rilevato, in queste disposizioni cassate, un eccesso di competenza da parte della Regione su materie esclusive dello Stato. Mentre secondo la giunta Cappellacci, e in particolare l'assessore La Spisa, la sentenza non tiene conto del fatto che la Sardegna in quanto regione autonoma gode di una competenza esclusiva in fatto di personale.

Il terzo punto ad essere stato bocciato è l'articolo 3 della legge 1 del 2011 che prevedeva, "al fine di ridurre le diseconomie presenti nei Comuni montani della Sardegna, per le imprese aventi sede legale e unità operativa in uno di tali Comuni, la concessione di un contributo, nella forma del credito di imposta, quantificato nella misura del 20% di quanto pagato nel corso dell'anno 2011 a titolo di imposta sui redditi, ovvero di Irap, sino ad un importo massimo di 10 mila euro per ciascun beneficiario". Contro la finanziaria del 2011 era stato presentato un ricorso da parte del presidente del Consiglio. Il 13 dicembre si è svolta l'udienza pubblica e il 15 febbraio è arrivata, puntale, la sentenza, depositata ieri.



giovedì 23 febbraio 2012

MANCANO 36 MILA INFERMIERI IN ITALIA. I PROFESSIONISTI PRECARI SONO SFRUTTATI PER ANNI. PRIMA DI ASSUMERE E SOTTOPAGARE GLI STRANIERI STABILIZZATE GLI ITALIANI.


ROMA – INFERMIERI: UN “BUCO” DI 36MILA PROFESSIONISTI E NESSUNA ASSUNZIONE
Comune di Roma — 21 settembre 2010
Una laurea triennale in infermieristica per poter esercitare un mestiere ancora troppo “sottostimato” che, invece, “gestisce quotidianamente la sofferenza, la malattia e la morte delle persone”. La testimonianza di chi lo vive ogni giorno.

Secondo i dati della CISL ne mancano 36mila al livello nazionale, 2mila nell’intera Regione Veneto e 90 nella ASL Roma C, solo per citare alcuni esempi di un fenomeno che riguarda tutta la penisola. Quelli che mancano all’appello sono gli infermieri professionisti, ovvero la categoria di lavoratori italiani che registra il rapporto più basso in Europa tra numero di infermieri, appunto, e popolazione.

È una situazione che mette a rischio i livelli minimi di assistenza sanitaria per la popolazione. Immaginare, quindi, di procedere con l’assunzione di personale infermieristico qualificato sarebbe la soluzione più ovvia e semplice, ma una serie di circostanze impediscono di procedere in questo senso.

Lo sa bene Francesco, che preferisce mantenere l’anonimato, un’infermiere di lungo corso - 20 anni di carriera - che ha le idee chiare su come funziona il sistema. ”É evidente che mancano tantissimi infermieri nelle strutture medico-sanitarie. Di certo non ci sarebbe carenza di posti di lavoro, né nelle strutture pubbliche, né in quelle private”.

E allora come si spiega questo blocco?
Il problema è che non assume più nessuno a causa della crisi economica. Non vengono banditi i concorsi. Nel caso delle strutture private, invece, cercano di coprire il fabbisogno con la pianta organica già esistente”.

Accade spesso, però,  di incontrare personale infermieristico straniero.
“Si è vero, ma il fenomeno riguarda soprattutto le strutture private. Posso solo immaginare che i contratti applicati siano gli stessi del pubblico, anche perché mi risulta che quantomeno le strutture private convenzionate sono comunque soggette a controlli della ASL”.

Come si spiega questo ricorso all’impiego di infermieri stranieri?
“È una bella domanda. Credo che per il personale straniero sia più facile fare richiesta di assunzione presso una struttura privata, piuttosto che fare domanda per un concorso in una struttura pubblica. Molto dipende anche dal fatto che non si fanno più concorsi. Inoltre, per esperienza, posso aggiungere che il lavoratore straniero ‘rompe meno le scatole’ rispetto agli italiani, in tema di rivendicazione di diritti, intendo. E questo per i datori di lavoro non è un fatto secondario”.

È a conoscenza di fenomeni di lavoro nero nella categoria?
“È impossibile che ve ne siano nelle strutture pubbliche. Personalmente lavoro in una struttura privata convenzionata e il lavoro nero non esiste. Un fenomeno del genere è più probabile, invece, nelle strutture totalmente private dove non ci sono determinati controlli. Oppure, esiste nell’ambito dell’attività domiciliare o ambulatoriale. Ci sono infermieri che magari esercitano la libera professione senza fatturarla”.

Come si diventa infermieri in Italia?
“Da qualche anno ormai è stata istituita una laurea triennale in infermieristica. Inoltre, recentemente, come categoria abbiamo addirittura ottenuto il riconoscimento dello standard di categoria intellettuale”.

Quella dell’infermiere è una professione che comporta, soprattutto psicologicamente, di dover affrontare tutti i giorni il dolore altrui, sopratutto la morte. Un tasto dolente, questo, rispetto al quale Francesco non lesina pensieri e osservazioni di chi opera dal di dentro. “Ci sono almeno due fasi di questa professione. La prima, quella dello studio e dei primi anni di lavoro, è contraddistinta dallo slancio idealistico: è bello fare il mestiere, colpiscono le esperienze umane di questo lavoro e l’eccezionale gratificazione umana nel farlo come si deve”.

“Nel corso degli anni, poi, si affronta purtroppo la situazione reale del nostro lavoro, fatta di mancanza di presidi, mancanza di attrezzature, di personale sottopagato. A noi dipendenti privati, ad esempio, il contratto è scaduto ormai da sei anni. Inoltre, tanti contratti non prevedono l’indennità di rischio; teniamo presente che spesso il personale ha a che fare con pazienti affetti da epatiti o altre malattie. Fortunatamente non per tutti, ma per alcuni, queste condizioni di lavoro generano malcontento e la professione dell’infermiere diventa come qualsiasi altro mestiere. E questo non è possibile, proprio perché noi affrontiamo giornalmente la sofferenza, la malattia e la morte delle persone”.

Una punta di amarezza per il mancato riconoscimento una professione che, appunto, non è assimilabile a qualunque altra. ”È un mestiere sottostimato, anche nell’opinione della gente comune e dei pazienti che vedono solo il medico, quando invece il contatto maggiore con i pazienti ce l’hanno proprio gli infermieri. Siamo essenzialmente noi che gestiamo i loro problemi e quelli dei loro familiari, spesso anche psicologici – cosa da non sottovalutare. L’infermiere purtroppo è ancora visto come una sorta di ‘servo’ e per questo non riceviamo la dovuta tutela”.

Chi dovrebbe tutelare la categoria e in cosa è manchevole?
“Il Collegio IPASVI (la Federazione Nazionale Collegi Infermieri). In realtà, circa il 70 per cento della nostra categoria non si sente tutelato da questa istituzione. Il Collegio è presente solo quando c’è da prendersi i meriti di qualcosa e i servizi offerti sono scarsi. Pensi che i corsi di aggiornamento offerti in ECM-Educazione continua e medicina, sono a pagamento, circa 100-120 euro per un corso di 4-5 ore. Dovrebbe, invece, essere interesse del Collegio incoraggiare l’aggiornamento continuo nell’ambito della professione. Invece sembra che la vicenda abbia i tratti di un vero e proprio business sopratutto perchè, purtroppo, noi non siamo ancora una categoria unita nel far valere i propri diritti”.

http://www.romaregione.net/2010/09/21/roma-infermieri-un-buco-di-36mila-professionisti-e-nessuna-assunzione/