Sciopero conto Bersani che ha tradito i Lavoratori; Sciopero contro Casini che ha tradito le famiglie; Sciopero contro Berlusconi che vuole sfruttare i precari; Sciopero contro il Governo Monti che ha tradito gli articoli 1°, 2°, 3°, 4°, 31°, 34°, 36°,37°, 38°, 45°, e 54° della Costituzione.
Sciopero perché è un mio diritto (art. 40 cost.). Domenico CIRASOLE
Viviamo in un Paese che non ha risorse a sostegno della maternità.
Queste, costrette a spostarsi in tutta l’Italia per un lavoro precario, il più delle volte sono seguite dai nonni.
Altre volte, le precarie atipiche divorziate, sono costrette ad esosi esborsi per nonni-sitter che si occupano dei figli per molte ore della giornata, trasformando la vita dei piccoli in una vera odissea.
Le stesse malpagate, vivono una via crucis, per l’assegno di mantenimento che i padri non versano, per le richieste di un assegno di maternità, per l'assegno di disoccupazione, per le spese sanitarie che non sono coperte dallo Stato e per i contratti in scadenza che continueranno ad esistere, come nel passato fino ai 36 mesi.
La riforma regala solo fumo e sogni irrealizzabili di stabilizzazione, nel privato come nel pubblico.
Ieri come oggi mancano obblighi e sanzioni certe per le aziende, indiscutibili e impossibili da raggirare, che diano stabilità al lavoratore.
In altri termini nulla cambia per i precari con contratti a tempo determinato, che continueranno ad essere sfruttati, passando da azienda in azienda, nonostante il vecchio limite dei 36 mesi e il tempo indeterminato dominante.
Mentre la flessibilità del lavoro continua a condizionare le scelte personali delle donne, il governo Monti con il Ministro Fornero pensa solo a ridurre il debito pubblico elimina, sostituisce e riduce al nocciolo gli ammortizzatori sociali rivolti al mondo del lavoro, cancella di fatto le tutele della donna, della gravidanza, della maternità, e della malattia.
Qualcuno tolga la spina a questo governo che continua a scaricare sui lavoratori e pensionati i costi della corruzione, della casta politica e dell’evasione fiscale.
La possibilità di sospendere la rata dei mutui presentando domanda entro il 31 luglio 2012, dovrebbe essere estesa anche oltre tale data, a cifre superiori le 150.000 euro, e a prestiti personali.
I precari e i senza lavoro, che hanno difficoltà con il proprio mutuo dovrebbero avere sempre la possibilità di presentare la domanda per la sospensione delle rate fino al limite imposto, ovvero 12 mesi.
Il costo degli immobili attuale supera le 150.000 euro quindi il limite imposto nel "Piano Famiglia dell'Abi" dovrebbe essere superato, con flessibilità.
Inoltre il dilagare dei divorzi, realizza sacche di ambiguità; moltissime sono le mamme disperate, indebitate con rate astronomiche, pur di conservare l'abitazione acquistata in condivisione con l'ex-marito, che dopo la separazione non riesce, o non vuole obbligarsi ne per il mantenimento della propria prole, ne per le rate dell'immobile.
La lotta al precariato e al rilancio dell'economia del governo Monti, dovrebbe avere inizio da questa priorità sociale, onde evitare gesti estremi come la prostituzione, infanticidi e suicidi.
Nel Lazio 350 mila senza posto fisso. A sorpresa,
precarietà più forte nella pubblica amministrazione: protesta alla Camera.
Contro la riforma, lo slogan: «Non ce la beviamo»
Riforma del lavoro: la campagna dei precari «Non ce la
beviamo»
ROMA - Sono saliti sul tetto, scesi in piazza e
occupato il ministero del Lavoro. I precari di tutta Italia - un esercito di
3,9 milioni di persone, quasi 350 mila residenti nel Lazio – sono in attesa di
provvedimenti che consentano loro di camminare a testa alta nel mondo del
lavoro e, perchè no, iniziare davvero una carriera. La nuova riforma del
lavoro, allo studio del governo e parti sociali, è quindi guardata con molta
attenzione dagli «atipici», dai «parasubordinati», dai «co.co.co», dalle
«partite Iva» che più di tutti stanno pagando la crisi con licenziamenti,
perdite di contratti, o meglio, mancati rinnovi.
In molti sperano, ma c'è anche chi non vede grandi
miglioramenti nella riforma del lavoro allo studio, come il comitato «Il nostro
tempo è adesso» (vicino alla Cgil) che organizza lunedì (alle 18) in piazza
Montecitorio un sit-in con assemblea pubblica.
Riforma del lavoro: la campagna dei precari «Non ce la
beviamo»
SALARI: 836 EURO LA MEDIA – Hanno in media una busta paga di
836 euro al mese (927 per i maschi e 759 euro per le donne), solo il 15% ha una
laurea (e il 38,9% non ha proseguito gli studi dopo la scuola dell' obbligo) e
fanno i lavori più faticosi (dalla ristorazione all' agricoltura) senza ferie
pagate né tredicesima. Questo è l'identikit dei 3.941.420 precati italianisecondo l'ultimo studio della Cgia di Mestre . Un
fenomeno in aumento: tra il 2008 - l'anno in cui gli economisti riconoscono
l'inizio della crisi economica - e il 2010, sono aumentati del 4 per cento.
Precari in protesta a Roma (Eidon)
LAZIO, RECORD NEGATIVO –Altro che scrivania fissa in
un ministero. E' la pubblica amministrazione, compresi i servizi pubblici e
sociali, sempre secondo la Cgia, il settore più «precario» di tutti. Raccoglie
un terzo (il 34%) di tutti i precari d' Italia, oltre 1 milione, mentre il
commercio si ferma a 436 mila, i servizi alle imprese a 414 mila e gli
alberghi/ristoranti a 337 mila. Ed è perciò inevitabile che il Lazio - dove si
concentrano gli impiegati pubblici (ministeri, sanità e scuola per citare solo
alcune categorie) - compaia in cima alla classifica per numero di precari:
347.806, pari al 15,4% di tutti gli occupati della regione . Un record negativo
superato solo dalla Lombardia dove lavorano 524.443 precari.
Una manifestazione della Cgil contro il precariato (Eidon)
PRECARI IN CASSA INTEGRAZIONE – Secondo la Cgil, nel Lazio
sono almeno8 mila i lavoratori del commercio divenuti precari nei soli
ultimi sei mesi, mentre 1.200 sono finiti in cassa integrazione. Negli
ultimi 18 mesi, sempre secondo il sindacato, sono andati perduti 100 mila posti
di lavoro nei servizi, la maggior parte con scarsa o nulla compensazione in
ammortizzatori sociali. Inoltre 90 mila collaboratori scomparsi in 24 mesi dal
2008 al 2010. Quasi 170 milioni di ore di cassa integrazione negli ultimi tre
anni e oltre 1,2 miliardi di euro di salari persi dai lavoratori. E ci sono 35
mila lavoratori «standard» in cassa integrazione a dicembre 2011 e quasi 65
mila coinvolti.
Riforma del lavoro: la campagna dei precari «Non ce la
beviamo»
DALL'ISPRA AI DOCENTI – Ricercatori, docenti, medici e
infermieri. Dall'inizio della crisi sono innumerevoli le proteste che hanno
agitato le piazze della Capitale. Hanno dato il là alle agitazioni i precari
dell'Ispra che tra la fine del 2009 e l'inizio del 2010 hanno piantato le tende
sul tetto dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale.Sono scesi solo dopo 57 giorni di protesta e grazie
a un accordo che salvava i 43 contratti contratti a rischio.
DIRITTI IN PIAZZA – Diritti elementari che
dovrebbero essere di tutti: avere una pensione, un tetto sopra la testa, fare
dei figli, andare in ferie, potersi ammalare senza aver paura di essere
licenziati. Questo chiedono i precari e per ribadire le proprie istanze, alla
vigilia di un vertice che sembra determinante per la riforma del lavoro, il
comitato «Il nostro tempo è adesso» che lo
scorso 9 aprile ha portato in piazza migliaia di precariha organizzato per
lunedì 19 marzo alle ore 18 in piazza Montecitorio un'assemblea a microfono
aperto.
«Non ce la beviamo» è il titolo sotto il quale si
raduneranno associazioni, reti e coordinamenti di giovani e precari. L'obiettivo
è dire con forza che «la precarietà è causa della crisi e non la soluzione. E'
il frutto di scelte politiche precise di un'intera classe dirigente che con
incredibile ipocrisia adesso pensa di utilizzare i giovani per giustificare
l'esigenza di maggiore precarietà».
Papà precari over 40 un esercito di invisibili Roma. Avere oltre 40 anni, uno o più figli e un lavoro atipico. Per molti la Festa del papà, che si celebra oggi, ha un sapore amaro. Si allunga l’arco di vita dei precari, chi lo era 12 anni fa in molti casi è rimasto nel limbo dei contratti a termine o delle collaborazioni a progetto. E la generazione dei papà precari ha formato un esercito di invisibili che sfuggono alle statistiche.
Se la Cgia di Mestre nel 2011 sosteneva che la totalità dei precari era pari a 3 milioni 315 mila persone, equamente divise tra uomini e donne, bisogna incrociare dati Istat e Ires (istituto ricerche economiche e sociali) per scoprire che in Italia i maschi 40 enni e precari sono oltre 200 mila, circa il 12% sul totale degli occupati di sesso maschile, a 1.200 euro al mese. Difficile fare una stima su quanti di loro sono padri. Ma esistono, e lo testimonia il lavoro delle associazioni che si occupano di atipici. Come lo sportello del precario di Milano. «Chi ha un figlio e un contratto a termine, spesso evita di farlo sapere al proprio datore di lavoro, perché ritiene di essere più ricattabile» spiega l’avvocato Francesca Borsa.
Un capitolo a parte sono i padri separati: «Possiamo parlare di nuovi poveri» sostiene Tiziana Franchi (Associazione padri separati), che aggiunge: «Un precario separato si ritrova in molti casi a pagare l’affitto per vivere per conto suo, il mutuo della casa dove abitano ex moglie e figli, e in più deve pagare l’assegno di mantenimento».
Le storie
C’è il papà separato di 40 anni che ha perso il lavoro e pur facendo debiti ha aperto un’attività. La banca gli ha concesso delle dilazioni. Invece il giudice gli ha imposto di passare alla moglie l’assegno di mantenimento per il figlio, sei mesi di arretrato più gli interessi, tutti e subito. Morale: nuovi debiti e richieste di soldi a parenti e amici. È una delle storie che l’Associazione padri separati affronta tutti i giorni. C’è poi chi è felicemente sposato ma ha perso il lavoro. È il caso di un ingegnere chimico di 45 anni, con moglie cassintegrata e due figli, convinto dalla sua azienda a dimettersi accettando un contratto a progetto economicamente più vantaggioso. «Poi il progetto è fallito, lui non è stato riassunto e sopravvive coi soldi della suocera» spiega l’avvocato Paolo Angelone, uno dei legali dello sportello del Precario, attivo a Milano presso il consiglio di Zona 3 (Info: 02-88464514).
L'intervista
Andrea Ichino, professore di Economia Politica all’Università di Bologna e collaboratore della Voce.info , non ha dubbi: «Per ridistribuire i diritti bisogna espugnare la cittadella in cui si è asserragliata una minoranza di privilegiati, che impedisce a un esercito di precari qualsiasi prospettiva». La cittadella, parlando fuor di metafora è l’articolo 18? Sì. Oramai c’è una generazione di neo padri, che si scontra con dei “nonni” decisi a non cedere nulla dei loro privilegi. Un esempio? Se io, docente universitario di ruolo, smettessi di lavorare sarei tutelato, perché la legge me lo consente. Questo non consola i precari, anzi. Cosa dovrebbero fare? I precari pagano i privilegi di chi è nella cittadella. Dovrebbero accettare l’idea che in futuro, se passerà la riforma, ci sarà un mercato del lavoro in cui per ogni posto perso ci saranno più occasioni di impiego.
In attesa che il governo Monti voglia stabilizzare anche gli infermieri precari delle Asl pugliesi, gli stessi parteciperanno all'assemblea organizzata dal comitato "il nostro tempo e' adesso" .
Lavoro: precari in piazza lunedi', assemblea davanti a Montecitorio ultimo aggiornamento: 17 marzo, ore 16:19 http://www.adnkronos.com/IGN/News/Economia/Lavoro-precari-in-piazza-lunedi-assemblea-davanti-a-Montecitorio_313099904438.html Roma, 17 mar.(Adnkronos) - Il comitato "il nostro tempo e' adesso" ha promosso per lunedi' 19 Marzo una giornata di mobilitazione contro la precarieta' per prendere la parola sulla riforma del mercato del lavoro. A Roma l'appuntamento e' per le 18.00 in piazza Montecitorio, dove si terra' un'assemblea a microfono aperto. "Non ce la beviamo" e' il titolo sotto il quale si raduneranno associazioni, reti e coordinamenti di giovani e precarie/i.
L'obiettivo, come spiega una nota, e' porre le istanze delle lavoratrici e dei lavoratori precari davanti al luogo simbolo della decisione politica. Soprattutto, come recita l'appello con cui e' stata indetta l'iniziativa, dire che "la precarieta' e' causa della crisi e non la soluzione". La precarieta' non e' la conseguenza di una generazione ''privilegiata'' e ''garantita'' che si e' arricchita a danno dei propri figli, ma il frutto di scelte politiche precise di un'intera classe dirigente che con incredibile ipocrisia adesso pensa di utilizzare i giovani per giustificare l'esigenza di maggiore precarieta'", spiegano gli organizzatori.
I giovani, i precari, le donne, gli studenti saranno in piazza per chiedere reddito, diritti sindacali, servizi e un lavoro sicuro in termini di diritti e tutele. Per chiedere diritti elementari che dovrebbero essere di tutti: avere una pensione, un tetto sopra la testa, fare dei figli, andare in ferie, potersi ammalare senza aver paura di essere licenziati. "Queste devono essere le priorita' per chi vuole intervenire su lavoro, ammortizzatori sociali e welfare", concludono.
STABILIZZATI I MEDICI PRECARI PER CARENZE NELL'ORGANICO. L'AUSPICIO E CHE CIO' ACCADA ANCHE PER I POCHI INFERMIERI PRECARI OCCUPATI IN REPARTI OSPEDALIERI D'EMERGENZA (P.S. RIANIMAZIONE, SALE OPERATORIE, CHIRURGIE, ECC) E NON. QUESTI PROFESSIONISTI DELLA SALUTE, SUBISCONO UN CONTINUO RINNOVAMENTO DEI CONTRATTI E DEGLI INCARICATI AL TERMINE DI LUNGHI E COSTOSI AVVISI PUBBLICIù; CHIAMATI A COLMARE LE GROSSE LACUNE ORGANICHE CAUSATE DAL BLOCCO DELLE ASSUNZIONI, E DALL'INTERRUZIONE DELLE PROCEDURE DI STABILIZZAZIONI, VOLUTE DA BERLUSCONI, BRUNETTA, FAZIO, TREMONTI, E RAFFAELE FITTO. La giurisprudenza costituzionale (Corte Costituzionale, Sentenza n. 51/2012) ha più volte dichiarato che disposizioni regionali che prevedono procedure di stabilizzazione di personale devono indicare limiti percentuali, e requisiti per poter derogare al principio del concorso pubblico. Quindi in altre parole la corte ha voluto affermare che è ammessa la stabilizzazione qualora vi siano particolari peculiarità delle funzioni che il personale svolge o per specifiche necessità funzionali dell’amministrazione». A ben vedere il personale infermieristico precario occupato in reparti d'emergenza al pari del personale medico del 118, svolge funzioni peculiari e specifiche nella P.A. Ciò detto ci auspichiamo la stabilizzazione anche del personale infermieristico precario. Se la norma regionale trovasse contestazioni dalla Corte Costituzionale, ci auguriamo che il Governo Monti voglia celermente risolvere l'eventuale contrasto giurisprudenziale con equità, intervenendo normativamente.
Fonte: http://www.antennasud.com/sezioni/news/politica/sanita-piu-medici-del-118-in-puglia/
Più
medici nelle postazioni del 118 in Puglia. La giunta regionale ha
avviato l’iter per approvare una legge che consenta di stabilizzare
personale sanitario, per dar manforte a quei medici oberati dal lavoro
nei pronto soccorso e sulle ambulanze, a causa della carenza di
organico. Con la legge che il consiglio regionale approverà in seguito,
i medici assunti a tempo determinato, potranno far domanda per passare
a tempo indeterminato.
Altre novità sul fronte sanitario: ieri il presidente della Regione
Nichi Vendola ha incontrato i sei direttori generali delle Asl e i due
direttori generali delle aziende ospedaliere.
Vendola ha ufficialmente presentato ai manager il neo assessore alla
sanità Ettore Attolini, ma ha colto l’occasione per chiedere alle
Aziende sanitarie di accelerare il processo di chiusura del piano di
rientro, imposto per legge a causa del mancato raggiungimento del patto
di stabilità sui conti della sanità negli anni passati.
L’obiettivo di Vendola è chiudere definitivamente il piano di rientro
nel 2013. Un piano fatto di chiusure e riconversioni di ospedali e
tagli agli sprechi.
Soluzione politica per i destabilizzati della sanità pugliese, per ora salvati solo i medici precari, interessati dalla sentenza, l'auspicio che la strada della conciliazione possa essere usata anche per gli infermieri, precari storici che non sono mai stati stabilizzati, pur avendone il diritto.
Finisce l’incubo della precarietà per gli ex-stabilizzati della Asl BT La soddisfazione dei consiglieri regionali Filippo Caracciolo e Franco Pastore «L'attivismo della Asl BT non si è fermato davanti al comportamento passivo delle altre Asl pugliesi» REDAZIONE BARLETTALIFE Martedì 13 Marzo 2012 Alla notizia che il direttore generale della Asl BT Gorgoni ha inteso avviare le conciliazioni per porre fine alla precarietà dei dirigenti ex-stabilizzati nel settore della sanità, sono giunti i commenti di approvazione dei due consiglieri regionali di Barletta Filippo Caracciolo e Franco Pastore, entrambi soddisfatti per la decisione presa.
«Arriva con immenso piacere la notizia che la Direzione Generale della ASL BT, in data odierna, ha posto fine alla precarietà dei dirigenti ex stabilizzati – è questo l'intervento del consigliere Filippo Caracciolo - dato che oggi sono state conciliate le posizioni di tutti quei dirigenti (ancora 30) che aspettavano la fine dell'incubo. Dopo la conquista di un posto di lavoro a tempo indeterminato è arrivata per la seconda volta la certezza di un posto fisso grazie alla Direzione Generale della ASL BT che per prima ha intrapreso, ed oggi portato a termine, la strada delle conciliazioni. Tutti i dirigenti ex stabilizzati della ASL BT trovano oggi l'opportunità di proseguire con serenità la propria attività lavorativa, perché è stata posta la parola fine ad una condizione giuridica precaria ed allo stesso tempo disumana. L'attivismo della ASL BT non si è fermato davanti al comportamento passivo delle altre ASL pugliesi e di fronte agli stop informali venuti dall'Assessorato alle Politiche della Salute. Ringrazio tutta la Direzione Strategica della ASL BT che con forza e tenacia ha abbattuto il muro invisibile dell'immobilismo. E' stata posta la parola fine al precariato di uomini e donne che hanno creduto da tempo all'opera da svolgere nel Servizio Sanitario Regionale. La Regione deve supportare e rafforzare la strada delle conciliazioni ed estendere questa soluzione a tutto il personale dirigenziale ex stabilizzato delle ASL Pugliesi».
Anche il consigliere regionale Franco Pastore è espresso parole di soddisfazione sulla vicenda: «Mi sento di condividere e anzi sostenere la decisione del direttore generale della Asl Bt, Giovanni Gorgoni, di riprendere la procedura di conciliazione per i 73 operatori ex stabilizzati della sanità della provincia Bat, procedura grazie alla quale la posizione lavorativa di queste persone, medici, operatori, e altre figure del comparto sanitario del territorio, riacquistano la loro "statura" professionale, i loro posti di lavoro stabile. Tale decisione, sospesa in attesa di presunti effetti ed efficacia di un altro percorso finalizzato alla risoluzione della vicenda degli ex stabilizzati della sanità, percorso portato avanti, finora senza risultati, dall'assessore regionale e dal presidente Vendola, nasce e deriva anche da come si sono espressi i giudici del lavoro, sentenze di cui Gorgoni ha tenuto conto. Mi auguro che quello inaugurato da Gorgoni sia un esempio di percorso e soluzione che seguiranno anche gli altri suoi colleghi di altrettante Asl e che la Regione sostenga politicamente tale scelta».
Il Governo MONTI dopo la priorità di svuotare le carceri,
salvi la sanità pubblica ormai al collasso, stabilizzando i precari storici.
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Il governo Monti mette in libertà 3.300 detenuti ma lascia
la sanità al collasso.
Gli ospedali restano senza medici e infermieri, che a volte
fuggono, altre volte vengono mandati a casa.
La soluzione dei concorsi con una percentuale del 50 %
riservato agli interni non è giusta perché prevede la propedeuticitàdelle mobilità.
La proroga dei contratti, così come il ripetersi di avvisi
pubblici negli ospedali e in tutte le pubbliche amministrazioni, avviene da
molto tempo, a causa del blocco delle assunzioni imposto dal governo
Berlusconi.
Il Governo Monti ha l'obbligo morale di premiare chi vive da
anni nel precariato, stabilizzando il personale della sanità.
Gia l'articolo 17 del decreto legge 78/09 permetteva di
stabilizzare il personale precario con
un'anzianità triennale.
Le procedure concorsuali con posti riservati non fanno
giustizia, e occupano i posti vacanti nelle dotazioni organiche delle amministrazioni con chi non è mai stato precario in quell’azienda, ovvero casualmente risulta essere vincitore di
quel concorso.
Il governo Monti ha il dovere di "valorizzare"
l'esperienza dei precari storici (medici e infermieri) non solo in termini di
punteggio nell'ambito di un concorso pubblico.
La "valorizzazione" dell'esperienza maturata come
lavoratore subordinato non è scelta
inedita.
La stabilizzazione diretta del 2009, prevedeva la
possibilità di assunzione diretta per i dipendenti a tempo determinato
con procedura concorsuale.
La stabilizzazione è un atto dovuto del Governo, che elimina
la disparità di trattamento tra precari pubblici e privati.
Nel momento in cui la crisi economica continua a mordere ciò
su cui il governo deve concentrarsi e quello di rendere stabili i contratti che
rilanciano l'economia e la spesa interna.
Il lavoro stabile è necessità insostituibile per costruire
il futuro.
Il presidente ha presentato oggi al Ministro “la storica inadeguatezza degli organici del sistema sanitario di Taranto e i risultati del piano di rientro che ci consentono di collocare risorse importanti sugli organici”. Balduzzi, afferma Vendola, si è “dimostrato disponibile ad approfondire”.
09 MAR - Soddisfatto il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, per l’esito dell’incontro di oggi con il ministro della Salute Renato Balduzzi. “Ha ascoltato con grande attenzione e rispetto quello che oggi gli abbiamo rappresentato e si è dimostrato disponibile ad approfondire e a collaborare insieme per costruire un addendum per Taranto da condividere anche con altri ministri”, afferma Vendola in una nota diffusa a termine dell’incontro al quale era presente anche l’assessore alla sanità della Regione Puglia Ettore Attolini.
“Noi stiamo assediando il palazzo del Governo per la questione Taranto – ha aggiunto Vendola -, ministro dopo ministro, perchP lo Stato nella sua interezza si possa assumere la responsabilità di Taranto e di una storia di inquinamento che è anche una la storia di un’industria pubblica che ha segnato la vita e la carne della città”. Sull’incontro di oggi Vendola ha precisato di “aver rappresentato al Ministro la storica inadeguatezza degli organici del sistema sanitario di Taranto e contemporaneamente di aver rappresentato anche i risultati che riguardano il consuntivo del piano di rientro”. Risultati che, ha aggiunto il presidente della Puglia, “ci consentono di collocare risorse importanti sugli organici e in particolare su quelli di Taranto. Abbiamo chiesto insomma un addendum Taranto perché quello che ci dicono le perizie merita di essere approfondito anche sul piano della prevenzione e della ricerca”. Per Vendola occorre “fare del ciclo della salute, insieme al ciclo delle bonifiche, un grande ciclo della vita della città”.
Taranto dunque per Vendola è una questione nazionale che ha trovato “disponibilità e ascolto da parte di ministri come Corrado Clini, Fabrizio Barca e oggi anche Renato Balduzzi”. “Questi Ministri – ha concluso il presidente pugliese - rappresentano i volti dello Stato che insieme devono convergere verso uno sguardo di ristoro nei confronti della città di Taranto. Sono soddisfatto perché da questa esperienza può nascere una buona pratica”.