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Movimento "LA NUOVA RESISTENZA 25 MARZO 2011". Partigiani sempre.

Movimento "LA NUOVA RESISTENZA 25 MARZO 2011". Partigiani sempre.
Partigiani sempre

venerdì 29 giugno 2012

Il vertice Unione Europea regala ai mercati la stabilità rubata ai lavoratori.



Al vertice Ue vi è stato un accordo sull'anti-spread.
Monti ha piegato anche la Merkel, non solo la nostra casta.
Il Consiglio Europeo 2012 a Bruxelles, ha parlato di  banche, finanza, Fondo Salva Stati, stabilizzazione dei  mercati.
L'Eurozona avrà così un meccanismo per stabilizzare i mercati, ma gli italiani in cambio vivranno di precarietà e a presto anche sotto pagati come in Cina.
Secondo voi dove andrano a finire gli oltre 120 miliardi di euro, previsti per rilanciare il lavoro.
Ne sono certo alle banche !!
Le stesse che per far quadrare i conti iniziano a licenziare.

Vi riporto le principali novità della Riforma del lavoro:

Licenziamenti ed ammortizzatori sociali
Stabilito in che modo la riforma del lavoro apporterà novità in materia di assunzioni e gestione dei rapporti contrattuali, cerchiamo infine di comprendere quando e in che modo le aziende potranno licenziare:

Licenziamenti discriminatori: si tratta di licenziamenti relativi ai lavoratori che vengono allontanati dall’azienda a causa delle proprie idee o delle proprie attività svolte all’interno o al di fuori del luogo di lavoro (ad esempio, l’affiliazione sindacale, o la partecipazionea uno sciopero, o ancora regioni di sesso, razza, lingua, religione).
La risoluzione del contratto per accertamento di licenziamento discriminatorio sarà nulla: il lavoratore verrà reintegrato sul suo posto di lavoro o, in alternativa, potrà optare per un indennizzo.

Licenziamenti disciplinari: si tratta del licenziamento relativo a un giustificato motivo soggettivo e una giusta causa, dovuta alla violazione degli obblighi disciplinari.
La violazione dovrà tuttavia essere di significativa entità, poichè l’allontanamento del lavoratore sarà la sanzione più pesate tra tutte quelle che il datore potrà comminare.
Se il giudice accerta la mancanza di una giusta causa, potrà alternativamente optare – in virtù dell’estensione del modello tedesco – per il reintegro o per l’indennizzo con un numero di mensilità compreso tra le 15 e le 27.

Licenziamento per motivi economici: si tratta del licenziamento a causa di giustificativi motivi economici, come accade per esigenze tecniche, organizzate e produttive che possano condurre l’impresa a sopprimere uno o più posti di lavoro, entro il limite di 4. oltre questa soglia scatta infatti il licenziamento economico collettivo, regolato con latra procedura.
Se il giudice accerta tuttavia la mancanza della giusta causa oggettiva economica, è previsto solo un indennizzo per 15 – 27 mensilità.
In termini meno sintetici, i licenziamenti per motivi economici sono quelli intimati per un giustificato motivo oggettivo, ovvero per ragioni connesse all’andamento economico dell’impresa e al suo assetto organizzativo. Con la nuova versione dell’articolo 18, se il giudice ritiene che non ricorrano gli estremi del giustificato motivo oggettivo, non è tenuto a riconoscere il diritto alla reintegrazione sul posto di lavoro.
Il giudice – con la sentenza che annulla il licenziamento – si limita a dichiarare comunque risolto il rpaporto di lavoro dalla data del recesso, riconoscendo al lavoratore il diritto a una indennità risarcitoria, determinata dallo stesso giudice.
In merito, si tenga conto che i licenziamenti dovuti a motivi economici non necessariamente tendono a ricadere nella discipina del giustificato motivo oggettivo.
Se infatti, come riportato recentente da un approfondimento in materia da parte de Il Sole 24 Ore, “l’impresa intende licenziare almeno 5 lavoratori, si applica la procedura di licenziamento collettivo disciplinata dalla legge 223/1991.
Questa procedura è molto rigorosa, e in alcuni casi ricollega a semplici violazioni di carattere formale alcune conseguenze molto pesanti, come l’inefficacia del licenziamento.
Al fine di attenuare il rigore formale della legge, la riforma Fornero interviene su alcuni passaggi cruciali della procedura”. Innanzitutto, è previsto che eventuali vizi della comunicazione preventiva possano essere sanati con accordo collettivo, siglato durante la proceduta, e ponendo così fine a potenziali contestazioni che possono nascere nel contesto in questione.
Inoltre, la riforma “coordina alcune norme della legge 223/1991 con il nuovo regime sanzionatorio previsto per i licenziamenti individuali.
Viene precisato che il licenziamento intimato, all’esito di una procedura di riduzione del personale, senza forma scritta è soggetto alle regole del licenziamento discriminatorio, quindi è sanzionato con la reintegra e il pagamento di un risarcimento pari a tutte le retribuzioni che sarebbero spettate dal recesso sino alla ripresa del lavoro” – prosegue il quotidiano.
Le novità sull’impugnativa dei licenziamenti. 
Le novità della riforma Fornero abbracciano ovviamente anche la normativa sull’impugnativa dei licenziamenti, con uno strsumento processuale rinnovato, ma riservato – sostiene Il Sole 24 Ore. “alle sole domande che hanno ad oggetto l’impugnazione dei licenziamenti e l’eventuale connessa qualificazione formale del rapporto di lavoro sottostante, restando escluse, viceversa, tutte le domande che abbiano un contenuto diverso e che non siano fondate sugli stessi fatti costitutivi”.
In seguito al deposito del ricorso che dà il via al giudizio, il giudice fissa l’udienza di comparizione delle parti entro 40 giorni, assegnando alla difesa ricorrente un termine per la notifica del ricorso non inferiore 25 giorni prima dell’udienza, e 5 giorni per la parte resistente.
“All’esito dell’udienza, per la quale si prevede che, omessa ogni formalità non essenziale al contraddittorio, il giudice provveda unicamente agli atti di istruzione ritenuti indispensabili alla definizione della causa, viene emessa l’ordinanza di accoglimento o di rigetto.
L’ordinanza di accoglimento è immediatamente esecutiva e non può essere sospesa o revocata fino alla conclusione dell’eventuale giudizio di opposizione” – precisa il quotidiano.
Si tenga altresì conto che contro l’ordinanza di accoglimento o di rigetto può essere proposta opposizione entro 30 giorni dalla notifica del provvedimento o dalla sua comunicazione se anteriore, mediante ricorso che contenga i requisiti di cui all’art. 414 del Codice di procedura civile.
“Il giudizio si conclude con la sentenza, senza che sia prevista la previa lettura del dispositivo, che deve essere depositata contestualmente alla motivazione entro 10 giorni dall’udienza di discussione, con evidente abbattimento dei tempi processuali rispetto ai 60 giorni previsti per il deposito della sentenza motivata nel procedimento ordinario del lavoro” – prosegue il giornale.
Ma non è finita qui, poichè contro tale ultima sentenza è ammesso reclamo in Corte d’Appello, anch’esso da depositare entro 30 giorni dalla notificazione della sentenza e, a sua volta, ricorribile in Cassazione entro 60 giorni dalla notifica o comunicazione.

Ammortizzatori sociali. 
Per quanto concerne i supporti sociali, i nuovi ammortizzatori sociali poggiano soprattutto sull’Aspi (Assicurazione sociale per l’impiego), sulle tutele già consolidate (Cigo, Cigs, fondi di solidarietà) e sugli strumenti di gestione degli esuberi strutturali.
L’Aspi, in particolare, sarà estesa a tutti i soggetti coperti in caso di disoccupazione involontaria, con convergenza per quanto concerne importi e durata, a confronto con gli attuali trattamenti di disoccupazione ordinaria e mobilità. In termini più trasparenti, l’Aspi sostituirà l’indennità di mobilità, la disoccupazione ordinaria non agricola, la disoccupazione con requisiti ridotti e l’indennità di disoccupazione speciale edile, includendo apprendisti e artisti, che oggi esclusi dall’applicazione di qualsiasi strumento di sostegno del reddito.
Il sussidio Aspi avrà una durata massima di 12 mesi con i lavoratori con meno di 55 anni, 18 mesi per quelli più anziani. L’importo sarà pari fino a 1.200 euro mensili.
Prevista altresì la possibilità di erogare una sorta di “Mini Aspi”, destinata a sostituire l’attuale indennità di disoccupazione con requisiti ridotti, calcolata nel 2013 con il nuovo metodo con riferimento al 2012, della durata di un anno.
A partire dal 2014, verrà abolito il riconoscimento della Cig per esigenze non connesse alla conservazione del posto di lavoro. Verranno inoltre portate a regime le estensioni dell’ambito Cigs rinnovate annualmente: imprese del commercio tra 50 e 200 dipendenti; agenzie di viaggio sopra i 50; imprese di vigilanza sopra i 15. Estesa a tali settori la contribuzione di 0,9 punti percentuali.

Fonte: http://www.vostrisoldi.it/articolo/riforma-del-lavoro-2012-tutte-le-novita-dai-contratti-ai-licenziamenti/56267/4/

Casta: il Senato non taglia il numero dei parlamentari




Nulla di fatto per la riforma che avrebbe dovuto tagliare il numero di parlamentari dagli attuali 945 (Camera e Sanato) a 758 unità. Neanche sette giorni addietro il Senato sembrava indirizzato verso l’approvazione, tuttavia l’inclusione di altre riforme costituzionali nel ddl ha condotto allo stallo legislativo; per la gioia dei nostri politici che per l’ennesima volta sembrano averla scampata.


Il famigerato taglio dei parlamentari non ci sarà. Carlo Vizzini si è dimesso da relatore per le riforme costituzionali; ancora una pagina molto triste per la politica italiana da consegnare alla storia. Mentre si è trovata la maggioranza per la riforma del lavoro e per il Senato federale, viceversa il disegno di legge che comprendeva anche la riduzione, seppur lieve, del numero di parlamentari, si è miseramente arenato. La causa del fallimento è apparentemente riconducibile all’inclusione di altre riforme nel ddl (come il semipresidenzialismo), fortemente volute da Lega e Pdl.


Bisogna tuttavia rilevare che a Palazzo Madama non ci sono state scene di disperazione neanche tra le altre fazioni politiche, per il fallimento di una riforma che avrebbe potuto risollevare di qualche punto percentuale la fiducia degli Italiani nell’attuale classe politica. Credo che tanti Senatori abbiano tirato un sospiro di sollievo, in spregio al popolo italiano, al quale invece si continuano a chiedere cruenti sacrifici economici per “salvare la baracca”.

Si ha come la sensazione che siano gli stessi partiti a voler autocelebrare il proprio funerale e quello della politica italiana in genere; perché questi comportamenti dimostrano come i nostri politici siano abili solo a chiedere austerità, ma nel momento in cui essi dovrebbero dare il buon esempio, trovano sempre una via di fuga dalle responsabilità. Continuando di questo passo gli Italiani perderanno anche quel residuo di fiducia nelle Istituzioni, e cercheranno risposte nell’antipolitica, come unica quanto disperata soluzione per i malanni del nostro Paese.
Casa originale di questo articolo




lunedì 25 giugno 2012

TUTTA COLPA DEI PARTITI !!



TUTTA COLPA DEI PARTITI !!
LORO CI HANNO REGALATO A MONTI E FORNERO,  QUESTI CI REGALANO ALLE BANCHE CENTRALI.
QUESTI PROFESSORI,  CI STANNO SVENDENDO ALLE BANCHE CENTRALI CHE SONO SOCIETA' PER AZIONI PRIVATE, LE QUALI STAMPANO NUOVI SOLDONI.
QUESTI SOLDONI VENGONO PRESTATI  ALLE BANCHE ITALIANE  A TASSI BASSISSIMI, E  A LORO VOLTA INVESTONO  COMPRANDO  IL DEBITO SOVRANO.
MORALE,  IL POPOLO ITALIANO CONTINUA AD INDEBITARSI CON I CAPITALISTI CHE SIEDONO DIETRO LE BANCHE CENTRALI.
SECONDO GIACINTO AURITI, LE BANCHE CENTRALI RICAVANO PROFITTI DALL'EMISSIONE DI CARTAMONETA;  QUESTO E' IL SIGNORAGGIO CHE ALIMENTA IL DEBITO PUBBLICO.
IL GOVERNO MONTI E' SOSTENUTO DAI PARTITI PER PROTEGGERE QUESTO SISTEMA .
I PARTITI  DANDO LA FIDUCIA A MONTI SALVANO LE BANCHE E AFFONDONO IL POPOLO ITALIANO.
NOI ITALIANI  PAGHIAMO IL DEBITO CHE I POLITICI HANNO ALI MENTATO.
LA MAGGIORANZA CHE HA VOTATO LA RIFORMA DELLE PENSIONI ORA  APPROVERA’  LA RIFORMA DEL LAVORO.
QUESTI SIGNORI DOVEVANO ANDARE A CASA !!
ORA E’ TROPPO TARDI !!
HANNO AFFOSSATO I PENSIONATI, VENDUTO L'ITALIA PIU' BELLA, IL MONOPOLIO, ALIMENTATO LA PRECARIETA’, RIDOTTO GLI AMMORTIZZATORI SOCIALI E INDEBITATO L'ITALIA FINO AL COLLO.
AD OTTOBRE QUANDO VOTEREMO, RICORDATEVI BENE IL VOLTO, NOME E SCHIERAMENTO DI QUESTI PEZZI DI M..........


Ecco tutte le novità, dall'Art.18 ai contratti

Dalle nuove norme sui licenziamenti, che vengono resi un po' più facili, ai contratti a tempo passando per le nuove forme di sostegno a reddito (Aspi) e per l'introduzione del salario base per i lavoratori subordinati: sono queste alcune delle novità principali del ddl di riforma del mercato del lavoro che oggi ha ottenuto il via libera del Senato e ora passa all'esame della Camera.

Ecco le misure chiave.

ART.18, ARRIVA LA RIFORMA. Addio reintegro automatico in caso di licenziamento per motivi economici. Prevista in alcuni casi un'indennità risarcitoria. La procedura di conciliazione, obbligatoria in questo primo caso, non potrà più essere bloccata da una malattia "fittizia" del lavoratore. Uniche eccezioni saranno maternità o infortuni sul lavoro. Resta sempre nullo invece il licenziamento discriminatorio intimato, per esempio, per ragioni di credo politico, fede religiosa o attività sindacale. Nei casi dei licenziamenti disciplinari (giusta causa o giustificato motivo soggettivo) ci sarà minor discrezionalità del giudice nella scelta del reintegro, che sarà deciso solo sulla base dei casi previsti dai contratti collettivi e non più anche dalla legge.

CONTRATTI A TEMPO. La durata del primo contratto a termine, che può essere stipulato senza che siano specificati i requisiti per i quali viene richiesto (la causale), sarà di un anno. Le pause obbligatorie fra uno e l'altro salgono dagli attuali 10 giorni per un contratto di meno di 6 mesi a 20 giorni e a 30 per uno di durata superiore. Il Parlamento ha reso più soft quanto previsto dal governo. - APPRENDISTI. Arrivano norme più stringenti, anche se il Senato ha allentato un po' i vincoli previsti dal ministro Fornero. Sarà infatti sempre possibile assumere un nuovo apprendista, ma i contratti in media dovranno durare almeno 6 mesi e cambia il rapporto con le maestranze qualificate.

CO.CO.PRO, DA SALARIO BASE A UNA TANTUM. Definizione più stringente del progetto con la limitazione a mansioni non meramente esecutive o ripetitive e aumento dell'aliquota contributiva di un punto l'anno fino a raggiungere nel 2018 il 33% previsto per il lavoro dipendente. Lo stipendio minimo dei co.co.co dovrà poi fare riferimento ai contratti nazionali di lavoro. Si rafforza l'attuale una tantum per i parasubordinati. Ad esempio, chi ha lavorato 6 mesi potrà avere oltre 6mila euro.

P.IVA, STANARE LE FALSE. La durata di collaborazione non deve superare otto mesi (6 nel ddl originario); il corrispettivo pagato non deve essere superiore dell'80% di quello di dipendenti e co.co.co (75% nel ddl); il lavoratore non deve avere una postazione "fissa" in azienda: non si può avere una scrivania insomma ma il telefono sì. Le partite Iva che hanno un reddito annuo lordo di almeno 18mila euro sono considerate vere.

ASPI. La nuova assicurazione sociale per l'impiego parte nel 2013 e sostituirà a regime, nel 2017, l'indennità di mobilità e le varie indennità di disoccupazione. Ne potranno usufruire oltre i lavoratori dipendenti anche gli apprendisti e gli artisti. La contribuzione è estesa a tutti i lavoratori che rientrino nell'ambito di applicazione dell'indennità. L'aliquota sarà gravata di un ulteriore 1,4% per i lavoratori a termine. Sarà possibile trasformare l'indennità Aspi in liquidazione per poter così avere un capitale e avviare un'impresa. Il lavoratore che però rifiuta un impiego con una retribuzione superiore almeno del 20% rispetto all'indennità che percepisce perde il sussidio.

JOB ON CALL, BASTA UN SMS. Per attivare il lavoro a chiamata basta un sms alla Direzione provinciale del lavoro. In caso di mancato avviso l'azienda rischia da 400 a 2400 euro di multa. Il job on call sarà libero per under 25 e over 55.

EQUITA' GENERE - Norme di contrasto alle dimissioni in bianco e il rafforzamento fino a tre anni di età del bambino del regime di convalida delle dimissioni rese dalle lavoratrici madri (al momento è un anno). Viene introdotto il congedo di paternità obbligatorio ma solo per un giorno e due facoltativi, che però si sottraggono ai 20 settimane di congedo della mamma (se lei è d'accordo).

VOUCHER ASILI. Il buono baby-sitter per agevolare le lavoratrici nei primi mesi di nascita del figlio potrà essere utilizzato anche per pagare asili-nido pubblici o privati.

IMMIGRATI. Sale da si mesi ad un anno la validità del permesso di soggiorno per il lavoratore extracomunitario che beneficia di interventi di ammortizzazione.

BONUS PRODUTTIVITA'. Confermati con un emendamento del governo gli sgravi contributivi introdotti in via sperimentale per il triennio 2008-2010.

VOLI E AFFITTI. Riformare costa. Vengono ridotte le deduzioni sulle auto aziendali e quelle sulla tassa al servizio sanitario nazionale, che si applica sulle assicurazioni Rc auto. Tagliato dal 15 al 5% lo sconto forfait previsto per chi dichiara con l'Irpef i redditi derivanti da affitto (non tocca chi applica la cedolare). Aumentata di due euro la tassa di imbarco aereo.


 FONTE: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2012/05/31/Ecco-tutte-novita-Art-18-contratti_6963332.html

sabato 23 giugno 2012

Precari. Funzione Pubblica: “Possibile prorogare contratti con accordo sindacale decentrato”




Fonte: http://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?articolo_id=9604




Le organizzazioni sindacali decentrate potranno sottoscrivere accordi per il mantenimento in servizio anche superati i 36 mesi dall'incarico senza che questo determini il passaggio al rapporto di lavoro a tempo indeterminato. 


Il parere del ministero della Funzione Pubblica diffuso dalla Cosmed.


Quindi sarà possibile prorogare i contratti precari (tempo determinato, co.co.co. e altri contratti atipici) anche oltre il limite di 36 mesi con accordo sindacale decentrato. 


Lo sostiene il parere del ministero della Funzione Pubblica diffuso dalla Cosmed (ecco il documento con la nota della Cosmed e il parere).


“Le Aziende sanitarie pertanto – commenta il segretario generale della Cosmed, Costantino Troise - non devono ‘nascondersi’ dietro una presunta interpretazione delle norme che non consentirebbe loro la prosecuzione di questi rapporti di lavoro. Eventuali licenziamenti in definitiva sono da ascrivere esclusivamente alla volontà dell’azienda”.


Le organizzazioni sindacali decentrate, quindi, possono sottoscrivere accordi che consentono il mantenimento in servizio anche quando l’incarico si protrae da più di 36 mesi senza che questo determini il passaggio al rapporto di lavoro a tempo indeterminato.


“Resta fermo – precisa Troise - l’impegno del sindacato a superare il precariato nel più breve tempo possibile, ma tale processo non deve avvenire a discapito dei colleghi precari indispensabili per il mantenimento dei livelli essenziali di assistenza del servizio pubblico”.

LA CASTA POLITICA CHE SOSTIENE IL GOVERNO MONTI, SI SCAVA LA PROPRIA FOSSA VOTANDO LA FIDUCIA AL DDL LAVORO DELLA FORNERO


Che Monti sia un uomo ingaggato dalle banche è evidente!

Che l'Italia sia commissariata dall'Europa è anch'esso lampante.

Ma i partiti che noi abbiamo votato, paghiamo e dovrebbero rappresentarci, perchè diavolo continuano a sostenere il Governo.

I partiti voglioni salvare i pensionati e i lavoratori?

Ma che!!

Vogliono salvare le famiglie?

No !! Queste sono sull'orlo della disperazione!

Vogliono salvare le imprese?

Non gli riesce bene perchè queste continuano a chiudere!

Quindi anche loro sono li per salvare le banche?

Ma saranno forse le banche a rivotarli ad ottobre ?

Partiti di maggioranza se votate la fiducia al DDL LAVORO DELLA FORNERO, AVETE SCAVATO LA VOSTRA FOSSA CON LE VOSTRE STESSE MANI!!

SAPPIATELO!!

La riforma del mercato del lavoro è una vera porcata, che non solo non combatte la precarietà ma ritoccando l'articolo 18 e gli ammortizzatori, ci rende tutti SCHIAVI E FRAGILI IN CASO DI PERDITE DEL LAVORO.

PARTITI AVETE GIA' SBAGLIATO CON LE PENSIONI !!

ORA BASTA!!

DOMENICO CIRASOLE


venerdì 22 giugno 2012

Puglia come Lazio: I precari della sanità scendono in piazza contro la strana CASTA (FLI, UDC, PDL, PD) che voterà la fiducia alla Riforma del Lavoro della Fornero.




Fonte: http://www.romacapitale.net/sanita/9889-i-precari-della-sanita-scendono-in-piazza.html


Appuntamento il 28 per il Sanità Day. 


Nel Lazio i camici bianchi chiedono stabilizzazione e concorsi






ROMA - Si avvicina la data del 28 giugno quando i camici bianchi di tutta Italia scenderanno in piazza per il Sanità Day. La situazione nella sanità è infatti esplosiva sotto tutti i punti di vista. Riduzione dei finanziamenti per 17 mld di euro da qui fino al 2014, spending review (che chiede alla sanità risparmi per 2 mld) che acuisce la mancanza di risorse mettendo a rischio la garanzia dei livelli essenziali di assistenza, senza contare l’aumento dei ticket e del carico fiscale.


Rivendicazioni da parte di organizzazioni sindacali dei medici, veterinari, dirigenti sanitari, tecnici professionali e amministrativi dipendenti e convenzionati con il Ssn e della ospedalità privata, si faranno sentire nei prossimi mesi con una serie di iniziative per difendere il sistema sanitario pubblico dagli attacchi continui che sta subendo.


Nella sola regione Lazio in questo momento, la governatrice Polverini, che è anche commissario straordinario per la sanità, è praticamente nell’angolo per il piano di rientro dal debito che non fa progressi. In più saltano uno dopo l’altro come birilli altri istituti prestigiosi, anche non statali, della Capitale, come l’Idi, il policlinico Gemelli, il Fatebenefratelli.


Il dato negativo della sanità nel Lazio pare rendere impossibile l’indizione di nuovi concorsi ed assunzioni, più volte promessi e mai attuati, ovvero anche la stabilizzazione dei troppi precari che lavorano negli ospedali, medici, infermieri, ingegneri.
A novembre 2011 l’Ordine dei medici di Roma aveva precisato che solo il 35,4 per cento dei medici riesce a essere inquadrato con un contratto a tempo indeterminato entro i 45 anni, mentre il 28,2 per cento rimane occupato in lavori atipici, collaborazioni occasionali che nella maggior parte dei casi durano dai 6 ai 12 mesi: tuttavia, malgrado la flessibilità, oltre il 90 per cento garantisce presenze e orari determinati.


Il personale precario che presta servizio nella sanità pubblica nel Lazio è di oltre 3.000 unità, personale che nel corso degli anni ha contribuito con professionalità ed impegno a rendere fruibile l’assistenza sanitaria ai cittadini in questa regione. Sono infatti proprio costoro a garantire nella maggior parte dei casi numerose prestazioni indispensabili, che vanno dal controllo delle malattie infettive, all’assistenza sanitaria sia di base che d’emergenza, alle visite ambulatoriali sino all’erogazione dei medicinali.


Il congelamento, od il contingentamento, nel settore pubblico di procedure concorsuali volte a nuove assunzioni, o alla stabilizzazione delle persone già assunte, se da un lato permette un risparmio di spesa dall’altro non risolve la questione dell’efficienza del settore sanitario, che con minori operatori non può certamente mantenere una offerta costante nel tempo e di qualità. Negli ultimi mesi più volte il personale precario e le stesse strutture sanitarie hanno posto il problema della necessità di una stabilizzazione, in quanto vi è la necessità di garantire l’erogazione del servizio.


L’obiettivo, anche per il 2012, pur in una situazione molto difficile riguardo al finanziamento, deve essere l’equilibrio di bilancio a livello regionale e a livello delle aziende sanitarie, mantenendo comunque il buon livello dei servizi ed anzi, rispettando i Livelli essenziali di assistenza nazionali, perseguendo il loro sviluppo, modulandolo con i bisogni dei cittadini.


Il senatore pidiellino, Stefano De Lillo, chiede quindi al Governo se abbia previsto delle iniziative volte, in accordo con la Regione, alla stabilizzazione del personale precario. Se non sia opportuno, evidenziato che vi è necessità di non diminuire il personale sanitario per evitare un collasso del sistema nel suo complesso e che il parziale blocco delle assunzioni a tempo indeterminato non ha consentito neppure il necessario ricambio conseguente alla cessazione dal servizio, utilizzare sino ad esaurimento le graduatorie vigenti e valide, assorbendo prioritariamente i lavoratori precari presenti, per l’individualizzazione delle figure professionali che si rendono di volta in volta necessarie all’interno della regione Lazio.

martedì 19 giugno 2012

NIENTE POSTO FISSO PER I POLITICI !




Perchè Monti ha fretta di cancellare art.18., questa è una riforma inutile, che non riduce il debito pubblico e non rilancia l'economia ?

Quindi, perchè tutta questa fretta di chiudere prima d'arrivare alla riunione del Consiglio europeo di fine mese ?

Ma, se il posto fisso è monotono perchè Monti non impone che i politici siedano su quelle poltrone solo per un mandato, per una sola legislazione e poi ritornino a lavorare ?

Perchè Monti vuole togliere il posto fisso ai lavoratori (pubblici e del privato) licenziandoli anche senza giusta causa e noi non possiamo mandare a casa i politici anche quando hanno rubato?

Aumenterà, anche di poco, l'occupazione?

No, tant'e' vero che nessuno si azzarda piu' a raccontare una balla simile.

Incentiverà anche di un soffio gli investimenti esteri?

Nemmeno per sogno e, infatti, le imprese estere dicono chiaro e tondo che dell'art. 18 non gliene importa niente.

Quel che vogliono i mercati è tutt'altro: lotta alla corruzione, eliminazione dei lacci burocratici che rendono impossibile investire in Italia, infrastrutture e diminuzione delle tasse che rendono insostenibile il costo del lavoro.

E SAPETE COSA VOGLIONO GLI ITALIANI ?
MANDARE A CASA TUTTE QUESTE FACCE E NON RIVEDERLE PIU' !

lunedì 18 giugno 2012

Elezioni in Grecia: che paura !!


Signori che paura, in Grecia ha vinto la Nuova Democrazia il cui leader Antonis Samaras è molto vicino al centro-destra che ha governato fino a ieri.

In altre parole è stato chiesto al popolo della Grecia di dare fiducia a chi prima ha fatto il debito e poi per cancellarlo ha massacrato il popolo.

Ovviamente sia ieri che oggi si chiede al popolo greco di dare fiducia ai vecchi politici in nome dell'EUROPA.

Ma la cosa grave è che La Nuova Democrazia, per governare dovrà coalizzarsi con i socialisti e con la Sinistra Democratica.

Signori che paura, il popolo greco non è riuscito a mandare a casa i vecchi partiti e i vecchi politici.

Immagino cosa accadrà in Italia a ottobre quando si andrà a votare!

Si signori, si voterà a ottobre quando noi tutti dovremo  regalare miglioni di euro di vitalizi ai parlamentari, per tutta la loro vita.

Gli italiani come i greci non sapranno mandare a casa i vecchi (partiti, politici) !

Sapete perché ?

Perché  ci sarà chiesto di rivotarli e ridargli fiducia in nome dell'Europa.

Vi preannuncio che nascerà a breve un nuovo soggetto politico che ingloberà PD-PDL-UDC-FLI !

Insomma risuscita la vecchia DEMOCRAZIA CRISTIANA.
PREPARATEVI POLOLI, TUTTO CAMBIA PER NULLA CAMBIARE !!

Vorrei sbagliarmi ma credo che il popolo italiano non è diverso dal popolo greco.

Stessi problemi, stessa sorte, stesso debito pubblico, stessi politici, stesse scelte.

DOMENICO CIRASOLE