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Movimento "LA NUOVA RESISTENZA 25 MARZO 2011". Partigiani sempre.

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Partigiani sempre

martedì 19 giugno 2012

NIENTE POSTO FISSO PER I POLITICI !




Perchè Monti ha fretta di cancellare art.18., questa è una riforma inutile, che non riduce il debito pubblico e non rilancia l'economia ?

Quindi, perchè tutta questa fretta di chiudere prima d'arrivare alla riunione del Consiglio europeo di fine mese ?

Ma, se il posto fisso è monotono perchè Monti non impone che i politici siedano su quelle poltrone solo per un mandato, per una sola legislazione e poi ritornino a lavorare ?

Perchè Monti vuole togliere il posto fisso ai lavoratori (pubblici e del privato) licenziandoli anche senza giusta causa e noi non possiamo mandare a casa i politici anche quando hanno rubato?

Aumenterà, anche di poco, l'occupazione?

No, tant'e' vero che nessuno si azzarda piu' a raccontare una balla simile.

Incentiverà anche di un soffio gli investimenti esteri?

Nemmeno per sogno e, infatti, le imprese estere dicono chiaro e tondo che dell'art. 18 non gliene importa niente.

Quel che vogliono i mercati è tutt'altro: lotta alla corruzione, eliminazione dei lacci burocratici che rendono impossibile investire in Italia, infrastrutture e diminuzione delle tasse che rendono insostenibile il costo del lavoro.

E SAPETE COSA VOGLIONO GLI ITALIANI ?
MANDARE A CASA TUTTE QUESTE FACCE E NON RIVEDERLE PIU' !

lunedì 18 giugno 2012

Elezioni in Grecia: che paura !!


Signori che paura, in Grecia ha vinto la Nuova Democrazia il cui leader Antonis Samaras è molto vicino al centro-destra che ha governato fino a ieri.

In altre parole è stato chiesto al popolo della Grecia di dare fiducia a chi prima ha fatto il debito e poi per cancellarlo ha massacrato il popolo.

Ovviamente sia ieri che oggi si chiede al popolo greco di dare fiducia ai vecchi politici in nome dell'EUROPA.

Ma la cosa grave è che La Nuova Democrazia, per governare dovrà coalizzarsi con i socialisti e con la Sinistra Democratica.

Signori che paura, il popolo greco non è riuscito a mandare a casa i vecchi partiti e i vecchi politici.

Immagino cosa accadrà in Italia a ottobre quando si andrà a votare!

Si signori, si voterà a ottobre quando noi tutti dovremo  regalare miglioni di euro di vitalizi ai parlamentari, per tutta la loro vita.

Gli italiani come i greci non sapranno mandare a casa i vecchi (partiti, politici) !

Sapete perché ?

Perché  ci sarà chiesto di rivotarli e ridargli fiducia in nome dell'Europa.

Vi preannuncio che nascerà a breve un nuovo soggetto politico che ingloberà PD-PDL-UDC-FLI !

Insomma risuscita la vecchia DEMOCRAZIA CRISTIANA.
PREPARATEVI POLOLI, TUTTO CAMBIA PER NULLA CAMBIARE !!

Vorrei sbagliarmi ma credo che il popolo italiano non è diverso dal popolo greco.

Stessi problemi, stessa sorte, stesso debito pubblico, stessi politici, stesse scelte.

DOMENICO CIRASOLE

sabato 16 giugno 2012

Roma: i giovani e i precari in piazza Farnese


FONTE:

http://www.unita.it/italia/roma-la-meglio-gioventu-il-nostro-tempo-e-adesso-1.421395?localLinksEnabled=false 

16 giugno 2012

Arrivano in piazza Farnese, a Roma, i giovani e i precari che hanno organizzato la manifestazione «La meglio gioventù» per protestare, tra l'altro, contro la riforma Fornero e rivendicare diritti, come quello al reddito minimo garantito. Sotto il palco, su alcuni cartoni campeggiano le scritte: «Italia: 4 milioni di precari, destinazione consigliata Inghilterra», «36% disoccupazione giovanile, destinazione consigliata Olanda».

A spiegare le motivazioni della giornata di protesta è Celeste Costantino, dell'associazione Da Sud: «I messaggi che arrivano dal governo sono sempre più preoccupanti. L'idea di darsi questo nome 'La Meglio Gioventù' non è un atto di presunzione ma è un modo per sottolineare che vogliamo essere quella generazione che si riprende il proprio presente, prima ancora del proprio futuro. Rivendichiamo diritti, e tra i diritti c'è anche quello a restare in Italia».

IN PIAZZA FINO A SERA
Dopo due settimane di azioni, flash mob e blitz, oggi i precari della Meglio gioventù (una realtà promossa dal comitato «Il nostro tempo è adesso» e varie reti, associazioni e movimenti dei lavoratori precari) sono in piazza nella capitale per una grande mobilitazione contro il precariato: fino alle 22 a Piazza Farnese «per manifestare la voglia di riprendersi la propria vita e il paese».

LE STORIE
Ma sono tante le storie raccontate in piazza Farnese.
Giuseppe, lucano di 28 anni, spiega: «Sono stato licenziato da un call center a fine marzo dopo che avevo denunciato l'utilizzo di un contratto non appropriato ad un mio trattamento professionale. Ora se non troverò qualcos'altro, sarò costretto a tornare al mio paese e a rinunciare ai miei sogni. Roma ha espulso me come tanti altri ragazzi».

Maria 35/enne romana gli fa eco: «Da 16 anni lavoro come precaria, ora ho una partita iva nella Pubblica amministrazione, prima avevo contratti a progetto di un anno. Non vedo un futuro migliore davanti a me a livello professione. Non vedo buone prospettive, soprattutto alla luce delle modifiche introdotte dalla riforma Fornero per le partite Iva, per cui non è prevista alcuna forma di sostegno, neanche per la maternità».


REDDITO MINIMO: RACCOLTA DI FIRME
Raccolta di firme per la proposta di legge popolare per il reddito minimo garantito. Sono diverse le realtà in piazza, dalla rete Tilt al coordinamento dei giornalisti precari «Errori di stamp». Insieme ai giovani manifestanti anche alcuni esponenti politici locali come il capogruppo regionale di Sel, Luigi Nieri, e l'assessore provinciale al Lavoro, Massimiliano Smeriglio.

«Sono qui perchè oggi inizia la raccolta di firme per il reddito minimo garantito - spiega Smeriglio - una proposta di legge che cerca di riportare l'Italia in Europa e che prevede ci sia una soglia di reddito minimo per evitare che, soprattutto i più giovani si vendano sul mercato del lavoro al costo più basso possibile e nelle peggiore condizioni possibili». «La meglio gioventù deve prendere in mano questo paese per farlo uscire da una precariato che lo sta distruggendo - dice Luigi Nieri - l'Italia è l'unica in Europa, insieme a Grecia e Ungheria, che non ha il reddito minimo».

Su un lato della piazza il coordinamento «Errori di stampa» ha montato una simbolica edicola precaria. «Abbiamo fatto un autocensimento nelle redazioni e solo a Roma siamo duemila - dice uno dei giornalisti - chiediamo l'approvazione della legge sull'equocompenso nei lavori giornalistici ferma in commissione parlamentare da troppo tempo. Un giornalista precario prende in media venti euro lordi al pezzo, con picchi minimi di quattro euro lordi e ci sono giornali che non pagano sotto le ottocento battute».

LA NOTA DEL COLLETTIVO
«La Meglio Gioventù - dice in una nota il collettivo - vuole denunciare lo scandalo di un paese che marginalizza le sue migliori energie: 36% di disoccupazione giovanile, 4 milioni di precari e oltre 2 milioni di 'neet' (Not in Education, Employment or Training) significano lo spreco di una generazione che trascina con sé tutto il paese. Uno spreco a cui il Governo ha risposto con una riforma del lavoro truffa che prometteva di estendere i diritti e di abbattere la precarietà e invece non ha ridotto le tipologie contrattuali precarie, non ha esteso il welfare e, anzi, ha aggravato la condizione di chi lavora con partita iva, costretta già dal prossimo anno a pagare contributi più alti, che significa compensi netti più miseri».

La manifestazione  vuole essere la piazza di una generazione che non ce la fa più, ma anche di tutto il paese, perché la precarietà è l'emblema di un modello di sviluppo violento che dimentica le persone. Vuole essere soprattutto la risposta ad un Paese che ci invita alla fuga e a cui noi rispondiamo invece che vogliamo restare, riprenderci le nostre vite e il nostro paese.

Performances animeranno Piazza Farnese: oltre a un palco centrale su cui si alterneranno interventi delle reti di precari e la musica dei Torretta style, tanti altri spazi e realtà occuperanno la Piazza. Le diverse reti racconteranno di sé, della propria vita e della precarietà del proprio lavoro.

martedì 12 giugno 2012

Scuola, precari troppo a lungo Il ministero li dovrà risarcire


Scuola, precari troppo a lungo Il ministero li dovrà risarcire

fonte: http://bologna.repubblica.it/cronaca/2012/06/12/news/scuola_vittoria_di_sette_precari_dal_ministero_210mila_euro-37045959/


Gli insegnanti erano assistiti dal Codacons, che ha avviato nei mesi scorsi ricorsi collettivi contro il rinnovo dei contratti a tempo determinato. Riceveranno complessivamente 210mila euro. "Sentenza importante per gli altri 2000 docenti che hanno fatto causa"

Sette insegnanti, che si erano affidati al Codacons per un ricorso contro il ministero dell'Istruzione, riceveranno 210mila euro di risarcimento per gli anni di precariato. Lo ha stabilito il Tribunale di Bologna (sezione Lavoro), come rende noto l'associazione di consumatori.

Il Codacons, nei mesi scorsi, aveva avviato ricorsi collettivi contro il dicastero dell’istruzione in favore di docenti e personale scolastico che si vedevano rinnovare i contratti a tempo determinato, "e quindi prolungare ingiustamente la loro vita professionale all’interno del limbo del precariato". Quello dei sette docenti è stato il primo ricorso presentato.

Il giudice Carlo Sorgi ha dichiarato "l’illegittimità dei termini apposti ai contratti stipulati dai ricorrenti e, per l’effetto, condanna il Ministero dell’istruzione a risarcire il danno nella misura di quindici mensilità della retribuzione globale di fatto, con gli interessi legali dalla data della presente sentenza e fino al saldo", e inoltre ha dichiarato "il diritto della parte ricorrente alla progressione professionale, in conseguenza della stipulazione di contratti di lavoro a tempo determinato, e per l’effetto dichiara tenuto e condanna il Ministero dell’istruzione a corrispondere le differenze retributive maturate in ragione della relativa anzianità di servizio in misura maggiorata degli interessi legali dalle singole scadenze e fino al saldo".

Si tratta, commenta l'associazione, "di una sentenza
molto importante, che spiana la strada ai risarcimenti in favore dei circa 2000 precari della scuola" che, attraverso l'associazione, "hanno fatto causa al Ministero dell’Istruzione al fine di veder riconosciuti i propri diritti di lavoratori e ottenere le retribuzioni finora non percepite, a causa della perenne condizione di precarietà". E' ancora possibile aderire ai ricorsi, info sul sito www.codacons.it.

domenica 10 giugno 2012

La meglio gioventù del nostro tempo, scende in piazza il 16 giugno 2012.




La meglio gioventù è sempre disoccupata, in cerca di lavoro, precaria, senza stipendio.
Studia per dare il meglio di sé e migliorare le vite di tutti e di tutte, ma una volta laureata è costretta a vivere in miseria con contratti precari, lavori a nero, contratti atipici, senza futuro e senza contributi pensionistici.

In nome di questa generazione il Governo Monti propone una riforma sbagliata, un disegno di legge sul mercato del lavoro che  non risponde ai problemi principali che affliggono la vita di una generazione intera, lascia intatta la giungla delle 46 forme contrattuali, comprese quelle che il Governo aveva annunciato di voler eliminare; non estende gli ammortizzatori sociali, visto che l’assicurazione per l’impiego lascerà fuori buona parte dei lavoratori precari; non prevede nessuna forma di reddito minimo; scarica l’aumento di costo dei contratti a progetto sulle buste paga dei collaboratori; rappresenta una beffa per le reali partite iva che dovranno pagare di tasca loro l’aumento dei contributi.

La Fornero e Monti non creano stabilità lavorative ai precari e con la modifica dell’art. 18 rendono tutti precari, creano i presupposti per una disuguaglianza  anticostituzionale che mina la democrazia e le basi della nostra repubblica.


Noi, la meglio gioventù del nostro tempo precario, scendiamo in piazza il 26 maggio, per riprenderci il nostro Paese.

Queste forme di proteste spontanee potevano essere evitate se la classe politica non avesse tradito i propri elettori.

Una parte della maggioranza che sostiene questo governo ha TRADITO IL SUO POPOLO DIMENTICANDOSI DI LAVORATORI, PENSIONATI, FAMIGLIE, GIOVANI COPPIE, BAMBINI.

QUINDI TUTTI A CASA!!

IL POPOLO HA SENTENZIATO, TUTTI A CASA PER ALTO TRADIMENTO.

HANNO MODIFICATO LA COSTITUZIONE IN PEGGIO, RIFOMATO LE PENSIONI, IL LAVORO, SENZA MAI TOCCARE I LORO PRIVILEGGI.

Per delocalizzare le società non avranno più la necessità di fallire, basterà licenziare, e il lavoratore avrà diritto ad un indennizzo da 12 a 24 mesi.

Se poi il costo del lavoro è eccessivo, o vi sono sindacalisti scomodi, questi potranno essere licenziati e al loro posto assumeranno precari espandendone il fenomeno.

Brava professoressa, le lacrime mi hanno veramente commosso.



Per non parlare del Pubblico Impiego, che scomparirà  in breve tempo, prima tutti licenziati, e poi riassunti da società, cooperative di comodo, sottopagati e senza diritti.

Vivo come precario da più di 4 anni,  sogno di diventare avvocato, ma la casta chiude tutte le porte, e ci costringe alla miseria.
Bravo Monti, ha dato veramente esempi di sobrietà ed equità!!

E Pierluigi Bersani che è nella Top Ten degli assenteisti, sempre assente, non vota mai in parlamento, dovrebbe rappresentare noi precari, ma come fa, ha forse il dono dell’ubiquità.
Ma perché si continua a pagare gli assenteisti, questa è la vera ingiustizia.
Bersani è tra i più assenteisti tra i parlamentari eletti alla Camera de Deputati, il più pagato, a cui dovremo regalare anche una pensione d’oro.

"Bersani, vada al suo posto, cazzo!".

Bersani non può candidarsi alla premiership del Governo, così come non può presentarsi che sfrutta le guardie del corpo per spingere carrelli, Anna Finocchiaro e altri quali Dario Franceschini, Enrico Letta, Rosy Bindi, tutti complici di una lobby pro-casta e anti-lavoro.
Mentre Massimo D'Alema, farebbe bene ad andarsene in pensione.

Loro non sono stati eletti dal popolo e quindi non sono le persone più adatte a riformale la costituzione, la legge elettorale, il mercato del lavoro, ecc.

Quindi andate tutti a casa, si facciano ora le elezioni e il popolo saprà scegliere.

State tranquilli, nonostante i vostri listini, nessuno vi voterà?

Domenico Cirasole


giovedì 7 giugno 2012

Pier Luigi Bersani e i parlamentari del Partito Democratico ( PD ) sanno che la riforma che stanno per votare, regala ai precari una pensione da fame ? Se va bene, mezzo stipendio !!



La pensione dei precari? Se va bene, mezzo stipendio          
È quanto prenderà in futuro chi ha iniziato a lavorare oggi. Una certezza sottovalutata in modo drammatico dal governo, prima col decreto Salva Italia e poi con la riforma Fornero. Ma la partita non è ancora chiusa DI ANDREA BORGHESI
http://www.rassegna.it/articoli/2012/06/6/88389/la-pensione-dei-precari-se-va-bene-mezzo-stipendio
di Andrea Borghesi




Cinquanta per cento: è questa la percentuale dell’ultimo stipendio che quanti hanno iniziato a lavorare negli ultimi anni, specialmente con contratti precari, rischiano di percepire domani come pensione; una percentuale ovviamente insufficiente a garantire una vita dignitosa per larga parte della popolazione.Una questione drammaticamente sottovalutata, che rischia di creare fra pochi decenni un esercito di nuovi poveri e un ulteriore sfaldamento del tessuto sociale del paese. Eppure né la manovra sulle pensioni di dicembre, spacciata come riforma per i giovani, né la modifica delle norme sul mercato del lavoro ora in Parlamento sembrano accorgersene. Parlare e legiferare sulla previdenza senza riferimenti al mercato del lavoro, in particolare con il nuovo sistema contributivo, ha, infatti, poco senso.


Fatta eccezione per l’elemento oggettivo di equità rappresentato dall’inserimento del pro-rata contributivo per tutti, il “Salva Italia” ha bruscamente elevato l’età pensionabile per le persone appartenenti ad alcune classi di età, con le conseguenze che abbiamo sotto gli occhi in questi giorni, ma non ha affatto affrontato le questioni di coloro che sono entrati nel sistema con il contributivo e che magari hanno versato una parte o tutta la propria contribuzione all’interno della gestione separata Inps, oppure che hanno avuto ampi periodi di discontunuità di versamento. Il riferimento è in particolare a coloro che oggi hanno tra i trenta e i quaranta anni e che hanno già percorso una parte consistente della propria carriera all’interno di questo nuovo scenario.


IL SISTEMA CONTRIBUTIVO
A differenza del passato, con il nuovo sistema la pensione non viene infatti calcolata sull’ultima frazione di carriera ma sull’intero periodo lavorativo. Essa è il risultato della moltiplicazione del montante contributivo (i contributi versati) rivalutato ogni anno sulla base del Pil e dell’inflazione (tasso di rivalutazione) per un coefficiente di trasformazione legato all’aspettativa di vita. Il sistema è, teoricamente, semplice: più guadagni con continuità e più accumuli, più va bene l’economia più si rivaluta quanto accumuli, più sarai vecchio al momento del pensionamento più prenderai di pensione.


Ci sono però seri problemi che stanno minando la costruzione di posizioni previdenziali solide: le retribuzioni negli ultimi anni crescono con grande difficoltà e si allarga il fenomeno del lavoro povero, le carriere sono sempre più discontinue e le aliquote sono troppo differenziate tra lavoro dipendente, lavoro parasubordinato e autonomo (vero o finto che sia). Il Pil, d’altro canto, negli ultimi anni è cresciuto a stento, quando non è calato vistosamente. Per finire, le espulsioni dal lavoro nella parte finale delle carriere lavorative, concordate o meno in accordi di esodo, sono sempre più frequenti.


Appare evidente, quindi, come la previdenza pubblica in generale e, nello specifico, le future pensioni dei lavoratori siano fortemente agganciate alle politiche di regolazione del mercato del lavoro e di welfare, a quelle per la crescita del paese e alle politiche industriali.


RIFORMA DEL LAVORO E PREVIDENZA
Riguardo alla riforma del mercato del lavoro, fatte alcune positive eccezioni in particolare sulle collaborazioni a progetto, non ci si muove nel senso di rivedere quando non eliminare (vedi associati in partecipazione) alcune altre tipologie della gestione separata. Infatti è prevedibile, e peraltro già in corso da diversi anni, un travaso dalle collaborazioni verso le partite Iva individuali in ragione del minor costo di queste ultime; ciò avviene nonostante il condivisibile e consistente aumento delle aliquote che andranno ad allinearsi nel tempo a quelle dei lavoratori dipendenti. Inoltre, l’assenza di una rivalsa obbligatoria sul committente in misura pari ai due terzi dell’intera aliquota da versare all’Inps, unitamente al mancato aggancio ai minimi retributivi previsti dai ccnl per analoghe professionalità (come invece previsto nella riforma per i co.pro.), determinerà per questi lavoratori una significativa riduzione dei compensi. Il rischio è quello che un vantaggio contributivo a futuri fini pensionistici si traduca in un immediato svantaggio salariale.




 Gli interventi sugli ammortizzatori sociali, previsti sempre nel “ddl lavoro”, fatta eccezione per un ridotto intervento positivo sulle indennità di disoccupazione (Aspi) rispetto sia alla durata sia alla quantità della prestazione, lasciano il nostro paese molto lontano dalle migliori esperienze europee. Peraltro, il pesante intervento di riduzione della durata dell’indennità di mobilità mette a rischio tutti quei lavoratori sottoposti spesso in età avanzata a processi di ristrutturazione industriale. L’occasione di rendere il nostro sistema di sostegno al reddito in caso di disoccupazione adeguato alle necessità è andata perduta. Non si può non notare, poi, la contraddizione tra il mantenimento di un mercato del lavoro iperflessibile e l’assenza di un adeguato sistema di protezione sociale. Tornando agli aspetti previdenziali, è evidente come un equo sistema di ammortizzatori permetterebbe una migliore copertura dei periodi di non lavoro (attraverso contribuzione figurativa), che nel sistema contributivo rischiano di provocare veri e propri “buchi previdenziali”.


RETRIBUZIONI E PENSIONI, UN LEGAME INSCINDIBILE
L’altra quesione è relativa alle retribuzioni, che assieme alle aliquote costituiscono l’elemento fondamentale del montante contributivo. I salari degli ultimi anni sono rimasti al palo o sono cresciuti poco, soprattutto per i livelli di ingresso. Su questo occorre anche una riflessione nel sindacato affinché, anche in un’ottica di maggiore aderenza al nuovo sistema previdenziale, ci sia un maggiore equilibrio tra retribuzioni all’inizio della carriera lavorativa e riconoscimenti economici legati all’anzianità aziendale. Nel sistema contributivo il tasso di rivalutazione si calcola su quanto si accantona ogni anno, e dunque oltre ad essere fondamentale quanto si versa è importante anche quando si versa, nel senso che sarà favorito chi ha contribuito di più a inizio carriera. Discorso analogo a quello per i dipendenti, seppure con elementi di maggiore allarme, va fatto per gli iscritti alla gestione separata: la media dei compensi dei collaboratori a progetto degli ultimi quattro anni non ha mai superato i 10.000 euro, con uno squilibrio fortissimo di genere: le donne, infatti, non arrivano a 7 mila euro, mentre i collaboratori esclusivi monocommittenti hanno guadagnato in media solo 8.023 euro annui. Queste persone hanno retribuzioni molto basse e aliquote ancora non in linea con quelle dei dipendenti, e molti di loro hanno accumulato anni con aliquote ancor più basse (nella gestione separata si è partiti nel 1996 con il 10 per cento).


Altro elemento problematico è quello relativo ai coefficienti di trasformazione della prestazione che, legati all’aspettativa di vita e nella previsione di un allungamento della stessa, porteranno oggettivamente a una riduzione ulteriore delle prestazioni pensionistiche. Prima era previsto un loro aggiornamento ogni dieci anni, poi è stato deciso dal governo Berlusconi un aggiornamento ogni tre, confermato dall’ultima riforma con effetti di penalizzazione ancora più importanti, soprattutto per chi deciderà di ritirarsi dal lavoro prima dei settanta anni.


LA PREVIDENZA COMPLEMENTARE
Infine, ad aggravare la condizione dei lavoratori precari e discontinui sta il fatto che essi spesso non possono iscriversi alla previdenza complementare (i parasubordinati, per esempio). Anche laddove possono farlo, peraltro, il sistema rischia di essere troppo oneroso, prevedendo il versamento del tfr e di una quota a loro carico (pari di solito all’1 per cento). Su questo il tentativo che si sta facendo nel nostro paese con Fontemp, il fondo di previdenza integrativa per i lavoratori in somministrazione, appare un elemento di assoluta novità. Per generalizzare questa possibilità, però, è necessario sostenere i lavoratori non a tempo indeterminato che scelgono questa strada.


L’abbattimento della quota di liquidazione (oggi spesso utilizzata come ammortizzatore sociale nei periodi di non lavoro), il raddoppio del contributo da parte aziendale e un intervento specifico di fondi bilaterali contrattuali a compensazione della quota lavoratore sono le ipotesi che mettiamo in campo e che fannno parte anche di un patrimonio comune di Cgil, Cisl e Uil. Per chi non ha il tfr (gli iscritti alla gestione separata) bisogna pensare a modalità sostitutive con intervento economico delle committenze, senza penalizzare il reddito dei lavoratori stessi.


Da anni Nidil pone con la Cgil il tema di milioni di lavoratori con contratti non standard, in particolare quanti hanno già accumulato nella propria carriera periodi consistenti di discontinuità e di “lavoro povero”, e delle loro prospettive pensionistiche. Il sistema contributivo, insomma, non può essere valutato solo in una logica economico-finanziaria, ma ha bisogno di correttivi che lo rendano socialmente sostenibile soprattutto per le nuove generazioni. “La partita delle pensioni non è chiusa”, ha detto Susanna Camusso. Riaprire la discussione sulla previdenza è il lavoro che ci aspetta nella prossima stagione.

mercoledì 6 giugno 2012

Appello dei giuristi democratici al PD: non votate la riforma lavoro del ministro Fornero, è una macelleria sociale.






ALLE PARLAMENTARI E AI PARLAMENTARI DEL PARTITO DEMOCRATICO


Le Camere si accingono a discutere un disegno di legge di riforma del mercato del lavoro che viene propagandata come inevitabile, e viene giustificata con il fatto che ad oggi in Italia un imprenditore in gravi difficoltà economiche non possa ridurre il proprio personale.


Quali deputati e senatori del PD, saprete sicuramente che quanto sopra non corrisponde a verità, in quanto il nostro ordinamento prevede espressamente la possibilità di licenziare per motivi economici, essendo previsto il licenziamento per giustificato motivo oggettivo (fino a 5 dipendenti) o collettivo (oltre i 5 dipendenti) e che la stessa OCSE pone l’Italia al di sotto della media europea per quanto attiene agli indici della rigidità in uscita.


La nuova formulazione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori non introduce alcuna nuova causa di licenziamento, ma incide solo sul trattamento sanzionatorio dei licenziamenti illegittimi, quelli senza giusta causa e giustificato motivo, stabilendo tetti massimi (irrisori) ai risarcimenti che vanno dai 6 mesi (paradossalmente per la violazione più palese, il licenziamento privo di motivazione), fino a 24 mesi.


La reintegrazione viene di fatto abolita, sia per il licenziamento (strumentalmente definito) disciplinare, dove rimane limitata a casi marginali, che per il licenziamento (strumentalmente definito) economico —nel quale il reintegro previsto sulla carta è del tutto impraticabile—, così come per i licenziamenti collettivi illegittimi, aprendo la strada ad espulsioni di massa di forza lavoro (la CGIA di Mestre quantifica in 600.000 i posti che andranno persi nei primi 10 mesi di applicazione: 2.000 licenziamenti al giorno).


L’attuale articolo 18 è una norma “a costo zero” per il datore di lavoro corretto, che rispetta le legge, in quanto interviene solo nei confronti dei datori di lavoro che non rispettano la legge e licenziano illegittimamente i propri dipendenti.
Questa riforma non ha alcuna attinenza con il rilancio dell’economia come attestano tutti gli studi sul punto e come ha più volte affermato lo stesso Pierluigi Bersani.


È una riforma, quindi, che nasce solo per primeggiare in Europa nella gara a chi si conforma prima e di più alle previsioni del Patto Euro Plus firmato il 25 marzo 2011 dal Governo Berlusconi (poi divenuto Fiscal Compact lo scorso 2 marzo 2012), ovverosia proprio quell’accordo contro cui Hollande ha vittoriosamente impostato la propria campagna elettorale, e su cui la socialdemocrazia tedesca ha già annunciato che, senza sostanziali modificazioni in termini di diritti sociali, non darà la propria approvazione parlamentare.


Per questo scriviamo ai parlamentari del PD, convinti come siamo che la consonanza con le altre famiglie riformiste europee possa consentirVi di comprendere ed apprezzare il profondissimo errore di aderire acriticamente a un testo che toglie l’ultimo architrave del diritto del lavoro che l’opinione pubblica e la lotta di milioni di lavoratori avevano salvato dal ventennio berlusconiano.


Se Il PD approverà questa riforma si assumerà una responsabilità politica storica di fronte a milioni di lavoratrici e lavoratori —che pure ritengono di essere ancora rappresentati dal Vostro partito— ponendo una pesantissima ipoteca alla possibilità che l’Italia, al pari delle altri grandi nazioni, possa contribuire a delineare un percorso di uscita dalle macerie prodotte dal lungo governo della destra europea, e aprendo così uno scenario che, con buona pace di chi con furore tutto ideologico vede nell’art. 18 il pericolo più grande, rischia di condurci davvero verso il modello Grecia e non verso Francia o Germania.


Per questo vi chiediamo come Giuristi Democratici di non approvare questa legge, che non porterebbe alcun giovamento alle ragioni della buona impresa e alle esigenze dei lavoratori, ma aumenterebbe solo l’illegalità, la precarizzazione e la sottoccupazione generalizzata, la disperazione sociale e la disaffezione alla politica e alla partecipazione.


ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIURISTI DEMOCRATICI


fonte: http://www.informarexresistere.fr/2012/06/06/giuristi-democratici-pd-ritira-i-consensi-al-ddl-lavoro/



domenica 3 giugno 2012

2 giugno: La Casta e il governo Monti con i loro cerimoniali eludono il disagio dei precari e terremotati emiliani



Guarda le foto della festa tenutasi al Quirinale.

Avete notato il catering extra-lusso per politici, giornalisti, attori ecc.

La Casta e i vip, circa duemila invitati, hanno festeggiato così il 2 giugno, ridendo sulla crisi economica e sulle scosse di terremoto.

Ovviamente tutti soldi di pensionati, lavoratori, precari, cassintegrati, esodati, artigiani, contribuenti silenti, lavoratori atipici.

Questa Casta è senza vergogna, percepisce doppi stipendi per doppi incarichi, nei consigli comunali, provinciali, regionali e aziende pubbliche ecc..

Lo spreco della casta politica per i rimborsi elettorali continua, mentre continuano i suicidi.

Che vergogna!!

Tutto ciò accade mentre precari restano senza lavoro, milioni sono i lavoratori a nero e l’Emilia sopravvive grazie le iniziative di solidarietà.

Da cristiano quale sono non riesco proprio a comprendere le parole del Papa, non capisco come “la politica può farsi amare”.

Questa classe politica ha esasperato la logica del profitto, attraverso corruzione, concussione, truffe, scelte egoistiche.

La Casta ha dimenticato che l'unico fine deve essere "dedicarsi al bene dei cittadini".

L’egoismo dei nostri politici contrasta con scelte a difesa dei lavoratori, famiglie e nuove nascite.

“La politica è responsabilità davanti a Dio e agli uomini".

E gli uomini, alle prossime elezioni, sono certo, provvederanno a mandare a casa tutti coloro che hanno dimenticato l’essenza della politica, la difesa del lavoro stabile e approvano una riforma che incentiva la precarietà grazie  all’entusiasmo della flessibilità.

Il Ministro Passera, non descrive come uscire dalla crisi, far cessare i suicidi, ridare lavoro ai 7 milioni di persone che l’hanno perso, far crescere i consumi interni, vincere la sfida della globalizzazione, eliminare il lavoro nero che conta un esercito di tre milioni, tagliare il debito che la casta produce, proteggere il welfare.

L’estate s’avvicina e con essa il rischio di passare intere giornate su barelle, in punti di primo intervento e pronto soccorso, di vedere ambulanze senza medici e infermieri affidate solo a soccorritori, di cambiare regione per un posto in rianimazione, cardiologia, ortopedia, ginecologia, chirurgia.

La sanità è al collasso, i  reparti sono colmi di precari sfiancati da straordinari, per colmare il buco insormontabile causato dal blocco del turnover.

Altra causa di disaffezione alla politica è questa, che crea disagi all’utenza sempre più anziana, ai turisti delle nostre terre, ai professionisti precari e all’intero sistema.
I Precari d’Italia vorrebbero scendere in piazza, contro una riforma del lavoro ingiusta, ma ce lo vietano le bombe che scoppiano e mietono vittime inutili.
Ma il desiderio di rivendicare una effettiva dignità è grande e perciò gridiamo tutti a gran voce.. ORA BASTA, SIETE IMMORALI !!
Domenico CIRASOLE

venerdì 1 giugno 2012

Meno articolo 18, più precari




Ok definitivo in Senato: Pd e Pdl gongolano, no dalla Cgil. Peggiorate le tutele per contratti a termine e partite Iva. Il sindacato di Camusso si interroga sullo sciopero generale
La riforma Fornero del lavoro – quella che smantella l’articolo 18 – è passata ieri definitivamente al Senato, dopo che sono arrivati gli ultimi due sì alle complessive quattro fiducie poste dal governo, e l’ok all’intero testo con 231 voti favorevoli, 33 contrari e 9 astenuti. La ministra del Welfare ha espresso soddisfazione, così come il primo ministro Mario Monti e la «santa» alleanza Pd-Pdl. Il premier ha spiegato che si tratta di «una riforma di profonda struttura che ha ricevuto il parere favorevole di organismi internazionali imparziali come Ue, Ocse, Fmi». Alla domanda se l’iter parlamentare sarà blindato alla Camera, con una fiducia così come è stato a Palazzo Madama, Monti ha risposto: «A noi interessa il buon esito della riforma». Sostanzialmente, non ha negato.
Entusiasta il giudizio di Anna Finocchiaro, per il Pd: «È stata raggiunta una sintesi razionale, laica e direi, se non fosse una sgrammaticatura, costituzionale e riformista della regolamentazione del mercato del lavoro e penso che sarà utile all’Italia». Più cauto Maurizio Gasparri, del Pdl: «Non è la nostra legge, non è quella che avremmo voluto fare, ma l’abbiamo migliorata». Gasparri si riferisce alle lunghe polemiche sulla «flessibilità in entrata» portate avanti dalla Confindustria, che desiderava meno lacci possibili. Inoltre, il neopresidente della Confindustria, Giorgio Squinzi, si era lamentato dell’ancora troppo ampia (a parere suo) discrezionalità lasciata ai giudici sul nodo dei licenziamenti.
Diversa l’atmosfera dentro la Cgil. Al sindacato guidato da Susanna Camusso la riforma non piace, e ancor meno è piaciuto che il governo abbia posto la fiducia. Dalla sinistra della segreteria viene dunque la richiesta di sciopero generale: è Nicola Nicolosi a chiederlo, denunciando che l’uso della fiducia è una «chiara sospensione della democrazia nel nostro Paese». Opinione non certo condivisa da tutto l’esecutivo che si stringe intorno a Camusso, tanto che per ora la segretaria ha dribblato il problema, in vista della riunione dei vertici Cgil prevista per lunedì: «La riforma – ha spiegato – è esattamente ciò che non serve al lavoro. La mobilitazione della Cgil continua. Sullo sciopero, invece vedremo. Decideremo quando e come continuare».
Un altro segretario Cgil, Danilo Barbi, rincara e chiede che il Parlamento sospenda l’iter del ddl (la settimana prossima dovrebbe approdare alla Camera): «Quel testo è un pasticcio inestricabile – dice – Non c’è una riduzione reale delle forme di precarietà, e solo l’opposizione della Cgil ha permesso di non aprire la strada totalmente ai licenziamenti facili. Con questa riforma si aprirà un contenzioso legale infinito, e nel combinato disposto con le riforma delle pensioni permetterà alle imprese di ricorrere a una valanga di espulsioni dai luoghi di lavoro. Avremo una moltiplicazione biblica degli esodati».
Passando al contenuto del ddl, alcuni punti, come ad esempio i contratti flessibili, sono notevolmente peggiorati rispetto alle stesure precedenti: La durata del primo contratto a termine che può essere stipulato senza che siano specificati i requisiti per i quali viene richiesto (cioè la causale), sarà addirittura di un anno. Per i cocoprò si prevede una definizione più stringente del progetto, con la limitazione a mansioni non meramente esecutive o ripetitive e aumento dell’aliquota contributiva di un punto l’anno fino a raggiungere nel 2018 il 33% previsto per il lavoro dipendente. Lo stipendio minimo dovrà poi fare riferimento ai contratti nazionali. Si rafforza l’attuale una tantum-ammortizzatore per i parasubordinati, innalzandone l’entità.
Per le partite Iva, si prevede che la durata di collaborazione non deve superare 8 mesi (erano 6 nel ddl originario); il corrispettivo pagato non deve essere superiore dell’80% di quello di dipendenti e cococò (75% nel ddl); il lavoratore non deve avere una postazione «fissa» in azienda: non si può avere una scrivania, insomma, ma il telefono sì. Le partite Iva che hanno un reddito annuo lordo di almeno 18 mila euro sono considerate vere (punto contestatissimo dalla Cgil, che vorrebbe vedere triplicato quel valore-soglia).
Per attivare il job on call (lavoro a chiamata) basterà inviare un sms alla Direzione provinciale del lavoro. In caso di mancato avviso, l’azienda rischia da 400 a 2400 euro di multa. Il job on call sarà autorizzato liberamente per lavoratori under 25 e over 55.
Antonio Sciotto - il manifesto

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