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Movimento "LA NUOVA RESISTENZA 25 MARZO 2011". Partigiani sempre.

Movimento "LA NUOVA RESISTENZA 25 MARZO 2011". Partigiani sempre.
Partigiani sempre

sabato 4 agosto 2012

Dolcenera in concerto, ingresso gratuito il giorno 11 agosto 2012





Dolcenera in concerto, per un mondo perfetto. Ingresso gratuito.
Canterà l'undici agosto a Poggiorsini in Provincia di Bari, in occasione della festa patronale del paese.
La festa si svolgerà giovedì 9,  venerdì 10 e  sabato 11 agosto 2012, io ci sarò e invito tutti voi ad esserci.
Sarà una Festa ad “alto tasso di emozioni” musicali quella di Poggiorsini che, da giovedì, 9 Agosto 2012, fino a sabato, 11 Agosto 2012, serata finale con "Dolcenera in concerto", animerà le notti dell'Alta Murgia Barese.
Le dolci note e la voce profonda di Dolcenera saranno protagoniste sul palcoscenico nella serata di sabato, 11 Agosto 2012 ore 21:00.
Mentre Venerdì, 10 Agosto 2012 ore 21:00, seconda serata festeggieremo con Antonello che canta Venditti.
La Festa continua con i balli e la buona cucina nei locali poggiorsinesi.
Questa è il mio modo di protestare, contro la casta.
Questa festa è aperta a credenti, religiosi, curiosi, polentoni, terroni, precari, pensionati, indignati, incazzati.
Ci Vediamo a Poggiorsini (BARI), paesino piccolo come un monolocale, per rilanciare la libertà, la civiltà, la tradizione culturale di una realtà senza testimoni mai più di dubbia moralità.


DOMENICO CIRASOLE

Presidente del Movimento
"La nuova resistenza 25 aprile 2011"

Per Info e contatti


http://www.festadellamadonna.it/

http://www.poggiorsini.com/index.php/leggi-evento/events/festa-della-madonna.html

http://www.prolocopoggiorsini.it/

http://www.facebook.com/pages/Festa-della-Madonna-Addolorata-di-Poggiorsini/174696785891866


http://www.facebook.com/mybestplanet 

http://www.facebook.com/pages/Proloco-Poggiorsini/109457005800206 

Dove siamo:


https://maps.google.it/maps?hl=it&q=poggiorsini&ie=UTF-8&hq=&hnear=0x133865ffa32996f7:0x24a121e0fed67b5f,Poggiorsini+BA&gl=it&ei=btsdUP73NdHMsgaEvIDwAg&ved=0CA0Q8gEwAQ

Dove dormire e pernottare con pranzo e colazione:

http://www.italia-bedandbreakfast.com/bb/scheda.asp?idbb=433&C=Poggiorsini

https://plus.google.com/102832524615646498321/about?gl=it&hl=it

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http://www.pugliaturismo.com/struttura/hotel-nicotel-wellness/

http://ilgaragnonebb.it/index.html






mercoledì 25 luglio 2012

Omaggio al precario Matteo Armellini e solidarietà alla mamma che è stata risarcita dall'Inail meno di 2000 euro. Grazie Monti, Fornero, Pd, Pdl per averci regalata la flessibilità.





Vi ricordate questa scena e questo volto?
Sono sicuro di no !
E' stato dimenticato da tutti !
Si chiamava Matteo Armellini, di origini napoletane, aveva 32 anni ed era precario.
Il 5 marzo scorso è morto a Reggio Calabria, mentre lavorava nel montaggio del palco e delle strutture che avrebbero dovuto ospitare il concerto di Laura Pausini. 
Matteo, morì schiacciato dal peso della struttura, crollate inaspettatamente, piegata su se stessa in maniera del tutto imprevedibile, e di certo non per colpa sua.
Sapete quanto vale la vita di Matteo per l’Inail ?
1.936 euro !!!!
A tanto ammonta il risarcimento consegnato dall’Inail alla madre di Matteo.
E’ uno scandalo che una vita venga risarcita così poco. 
Dall’Inail fanno spere per voce del dott. Luigi Sorrentini, che "l'importo versato dall'Istituto alla madre non è un risarcimento ma il contributo alle spese per il funerale, previsto in ogni caso.
Sostanzialmente  "I duemila euro versati alla madre di Matteo Armellini non sono un risarcimento per la perdita del figlio, ma il contributo alle spese per il funerale che l'INAIL eroga ai familiari di tutti i lavoratori deceduti".
Ma la verità e che la rendita per i genitori a carico spetta solo nella misura del 20% e solo se convivevano con il lavoratore deceduto ed erano a suo carico.
L’assurdo e che la legge non prevede risarcimenti ai familiari del danno derivato dalla morte del lavoratore.
La legge prevede solo mezzi di sostentamento per i superstiti, per i conviventi la vittima.
Purtroppo, Matteo non è risultato che contribuisse al mantenimento della madre, e quindi a lei si è potuto erogare soltanto l'assegno funerario una tantum di 1.936,80 euro.
Ma come poteva contribuire al mantenimento della madre un ragazzo con lavori saltuari e precari.
Come mantenere una famiglia con poco più di 600 euro al mese e con contratti precari e discontinui.
Questa è la vera ingiustizia di chi costruisce leggi che incentivano la flessibilità che si traduce in precarietà.
La colpa di Matteo è stata d’aver accettato un lavoro sotto-pagato, rischioso, precario, forse anche a nero, pur di porti il pane a casa.
Ma in queste condizioni sono scuro per Matteo era impossibile avere una famiglia, dei figli.
Quindi se non hai famiglia e se non dimostri di convivere e contribuire al sostentamento di tua madre e ti capita di morire l'INAIL ti paga solo le spese del funerale.
Che ridere !!!
Questo il nostro welfere.
Nelle parole dell’Inail, viene precisato che l’importo è in linea con le vigenti normative.
In altre parole una vita da precario persa a causa del lavoro vale quanto una vacanza.
Ma ancora più scandalosa è l’assenza e il silenzio di Laura Pausini che ironia della sorte nei prossimi giorni sarà protagonista di un concerto in coppia con Pino Daniele proprio a Napoli.
Queste le conseguenze dirette e immediate della flessibilità che il PD, PDL, UDC, Monti e Foriero hanno voluto per il nostro paese.
Sono disgustato !
Bisogna ricordarsi ora e sempre di questi eroi di guerra civile.

martedì 17 luglio 2012

A rischio 4000 lavoratori nella Sanità pugliese. Che fine faranno i precari ? Che fine farà il concorso per infermieri del Policlinico di Bari? Perchè non si rende pubblica la graduatoria?


Sanità, allarme per tagli. Vendola incontra sindacati






BARI – "È importante condividere con i sindacati e con i lavoratori l’allarme per quello che sta succedendo in questi giorni in Italia a causa dei tagli inferti dal decreto sulla spending review. Siamo di fronte ad una accelerazione di un disegno politico di smantellamento del pubblico che non ha precedenti nella storia italiana. Ecco perch‚ ritengo che tutti noi insieme, istituzioni e sindacati, dobbiamo far sentire la nostra voce forte e unitaria". 


Lo ha detto – informa una nota della Regione – il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola incontrando oggi, insieme con l'assessore regionale alla Sanità Ettore Attolini, i sindacati confederali, di base e autonomi, per fare il punto sugli effetti che l’articolo 4 del decreto spending review avrebbe sul futuro delle società in house della sanità della Regione Puglia. 


“Effetti sicuramente meno catastrofici di altre regioni italiane, ma pur sempre importanti – si legge nel comunicato - per una realtà come la Puglia che vede circa 4000 lavoratori interessati”. 


“Sta passando sotto silenzio – ha detto Vendola – un aspetto molto importante del decreto, e cioè la messa sul mercato delle società in house. Una privatizzazione però proposta solamente in chiave ideologica perch‚ il tema viene posto, nel decreto, senza alcuna specificazione. Non si fa ad esempio alcuna differenza tra società con bilanci sani e società con bilanci che galleggiano sui debiti così come non si fa alcuna storia delle singole società in house”. 


“Il cinismo – ha concluso Vendola - con il quale questo governo sta scrivendo le norme, non ha paragoni neanche con quello di Tremonti ". 


"Il decreto spending review – ha evidenziato Attolini – ha effetti devastanti sulla tutela della salute nel nostro paese e, nello specifico, per quanto riguarda le società in house della sanità (le sei Sanitaservice delle Asl pugliesi) mette in crisi la sostenibilità stessa del sistema sanitario che dal 1 gennaio 2014 rischia davvero di non poter più garantire i livelli essenziali di assistenza. Il rischio che esploda una questione sociale è davvero molto alto”.


“A tal proposito – ha aggiunto - intendiamo presentare al governo una serie di emendamenti, condivisi con le organizzazioni sindacali, ed avviare tutte le possibili iniziative, a livello nazionale, per evidenziare il rischio di default delle società in house e dei servizi che esse stesse rappresentano e garantiscono, con pesanti ripercussioni sulla dignità dei lavoratori e sulla tenuta dei Lea”.


http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallapuglia_NOTIZIA_01.php?IDNotizia=536092&IDCategoria=1

martedì 3 luglio 2012

PRECARIATO PUBBLICO: LA CASSAZIONE CANCELLA TUTTI I RISARCIMENTI ED I REINTEGRI CON UNA SENTENZA POLITICA CHE E' PALESEMENTE CONTRARIA ALLA DIRETTIVA EUROPEA. VIVA L'ITALIA. VIVA IL GOVERNO MONTI.






Il problema del precariato pubblico scolastico e il riconoscimento del risarcimento del danno a favore dei lavoratori non stabilizzati, compresi quelli che hanno prestato servizio per più di 36 mesi, è stato risolto a favore dello Stato nella sentenza nr.10127 del 20 giugno 2012 della Corte di Cassazione, Sezione lavoro, anche se la fattispecie esaminata dalla Suprema Corte riguarda contratti stipulati prima del 1° gennaio 2008, cioè prima dell’entrata in vigore dell’art.5, comma 4-bis, D.Lgs. n.368/2001 e prima del D.L. n.112/2008 (convertito in legge n.133/2008) che all’art.49, nel modificare l’art.36 del D.Lgs. n.165/2001, ha espressamente previsto, al comma 2 della citata norma, l’applicazione a tutte le pubbliche amministrazioni, compresa la scuola (art.70, comma 8, 1°periodo, D.Lgs. n.165/2001), dell’intero decreto legislativo n.368/2001.
La suddetta sentenza, infatti, ritenendo i contratti legittimi per il sistema di reclutamento speciale della scuola (alla luce del 3° periodo dell’art.70, comma 8, D.Lgs. n.165/2001) e assumendo l’inapplicabilità della disciplina del D.Lgs. n.368/2001 (in palese violazione dello stesso art.70, comma 8, 1° periodo e dell’art.36 D.Lgs. n.165/2001 in tutte le sue varie formulazioni, comprese quelle in cui richiamava “soltanto” la legge n.230/1962 e successive modifiche ed integrazioni, tra cui appunto il D.Lgs. n.368/2001) e delle sanzioni ivi previste in caso di successione abusiva dei rapporti a termine, ha incredibilmente affermato la compatibilità dell’art.4 della legge n.124/1999 con la clausola 5 dell’Accordo Quadro della direttiva 1999/70/CE, rigettando così il ricorso di un docente di Orvieto, che in primo grado aveva ottenuto il risarcimento del danno, poi, negato con sentenza dalla Corte di Appello di Perugia e confermato,come detto, dalla Cassazione con diversa motivazione.
Ciò comporterà che tutti i ricorsi sul precariato della scuola (e non solo), accolti in termini di risarcimento del danno e/o giacenti in sede di appello, troveranno lo sbarramento della menzionata sentenza della Cassazione.
Ma la sentenza “politica” (vi è un chiaro richiamo alla gravità della situazione economica per giustificare la incredibile negazione dei diritti dei lavoratori, con generiche argomentazioni che contrastano con quanto invece, puntualmente, affermato dalla Corte dei Conti nella esaustiva relazione del 2 maggio 2012 sul costo del lavoro pubblico e sul precariato scolastico) è stata accompagnata, non casualmente, da un importante intervento legislativo.
Infatti, l’art. 53 del d.l. Monti rubricato “Misure urgenti per la crescita del Paese”, in corso di pubblicazione (ndr.lunedi p.v.) apportando una modifica al codice di procedura civile, renderà inammissibile il ricorso in appello quando esso “non ha una ragionevole probabilità di essere accolto”. 
A ciò si aggiunga che sulla medesima questione pendono giudizi di legittimità costituzionale dell’art.4 della legge n.124/1999 con varie ordinanze del settembre 2011 del Tribunale di Trento e con un’ultima ordinanza del 30 maggio 2012 del Tribunale di Lamezia Terme, sui quali la Cassazione non si è neanche degnata di fare menzione ritenendo, evidentemente, scontato l’esito dei giudizi di costituzionalità per il richiamo espresso a quelle decisioni della Corte costituzionale nn.89/2003 e n.311/2011 che già hanno negato il diritto alla conversione dei contratti a termine nel pubblico impiego.
Come se ciò non bastasse la Corte di Appello di Firenze ha sollevato “d’ufficio” la questione di legittimità costituzionale” dell’art.53 della L.321/80 del riconoscimento della progressione di carriera dei precari del personale docente e ata rispetto ai lavoratori assunti a tempo indeterminato. La capziosità della questione sollevata dalla Corte di Appello di Firenze è evidente, nel richiamo nella motivazione del provvedimento, della sola sentenza Del Cerro Alonso della Corte di Giustizia e nella mancata citazione delle successive sentenze della Corte europea Gavieiro-Gavieiro C-444/09 e Rosado Santana C-177/2010, punto 61, che hanno già risolto “definitivamente” i dubbi proposti dal Collegio fiorentino con applicazione diretta della disciplina europea e del principio di uguaglianza e non discriminazione, anche quando la Corte costituzionale spagnola ha dichiarato legittima la norma interna in contrasto con la clausola 4, n.1, dell’Accordo quadro comunitario.
Pertanto, dovranno ridefinirsi le strategie processuali che, alla luce della menzionata sentenza della Cassazione, non potranno non prevedere i due rimedi possibili comunitari avverso tali gravi ingiustizie:
1- Procedimento d’infrazione contro lo Stato italiano alla Commissione europea per manifesta violazione della Direttiva comunitaria 1999/70/CE, in tema di tutele del lavoratore precario;
2- Ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo per violazione della Carta europea dei diritti dell’uomo, in tema di tutele dei diritti fondamentali dei lavoratori, alla luce della richiamata sentenza della Cassazione nr.10127/2012.


Questo Ufficio legale, d’intesa con la CGU, farà seguire indicazioni specifiche ai fini del migliore coordinamento dell’iniziativa dal punto di vista legale nonché una scheda di lettura giuridica ed economica sulla complessa questione del precariato pubblico.




FONTE: http://lnx.gildafc.eu/modules/news/article.php?storyid=3412

venerdì 29 giugno 2012

Il vertice Unione Europea regala ai mercati la stabilità rubata ai lavoratori.



Al vertice Ue vi è stato un accordo sull'anti-spread.
Monti ha piegato anche la Merkel, non solo la nostra casta.
Il Consiglio Europeo 2012 a Bruxelles, ha parlato di  banche, finanza, Fondo Salva Stati, stabilizzazione dei  mercati.
L'Eurozona avrà così un meccanismo per stabilizzare i mercati, ma gli italiani in cambio vivranno di precarietà e a presto anche sotto pagati come in Cina.
Secondo voi dove andrano a finire gli oltre 120 miliardi di euro, previsti per rilanciare il lavoro.
Ne sono certo alle banche !!
Le stesse che per far quadrare i conti iniziano a licenziare.

Vi riporto le principali novità della Riforma del lavoro:

Licenziamenti ed ammortizzatori sociali
Stabilito in che modo la riforma del lavoro apporterà novità in materia di assunzioni e gestione dei rapporti contrattuali, cerchiamo infine di comprendere quando e in che modo le aziende potranno licenziare:

Licenziamenti discriminatori: si tratta di licenziamenti relativi ai lavoratori che vengono allontanati dall’azienda a causa delle proprie idee o delle proprie attività svolte all’interno o al di fuori del luogo di lavoro (ad esempio, l’affiliazione sindacale, o la partecipazionea uno sciopero, o ancora regioni di sesso, razza, lingua, religione).
La risoluzione del contratto per accertamento di licenziamento discriminatorio sarà nulla: il lavoratore verrà reintegrato sul suo posto di lavoro o, in alternativa, potrà optare per un indennizzo.

Licenziamenti disciplinari: si tratta del licenziamento relativo a un giustificato motivo soggettivo e una giusta causa, dovuta alla violazione degli obblighi disciplinari.
La violazione dovrà tuttavia essere di significativa entità, poichè l’allontanamento del lavoratore sarà la sanzione più pesate tra tutte quelle che il datore potrà comminare.
Se il giudice accerta la mancanza di una giusta causa, potrà alternativamente optare – in virtù dell’estensione del modello tedesco – per il reintegro o per l’indennizzo con un numero di mensilità compreso tra le 15 e le 27.

Licenziamento per motivi economici: si tratta del licenziamento a causa di giustificativi motivi economici, come accade per esigenze tecniche, organizzate e produttive che possano condurre l’impresa a sopprimere uno o più posti di lavoro, entro il limite di 4. oltre questa soglia scatta infatti il licenziamento economico collettivo, regolato con latra procedura.
Se il giudice accerta tuttavia la mancanza della giusta causa oggettiva economica, è previsto solo un indennizzo per 15 – 27 mensilità.
In termini meno sintetici, i licenziamenti per motivi economici sono quelli intimati per un giustificato motivo oggettivo, ovvero per ragioni connesse all’andamento economico dell’impresa e al suo assetto organizzativo. Con la nuova versione dell’articolo 18, se il giudice ritiene che non ricorrano gli estremi del giustificato motivo oggettivo, non è tenuto a riconoscere il diritto alla reintegrazione sul posto di lavoro.
Il giudice – con la sentenza che annulla il licenziamento – si limita a dichiarare comunque risolto il rpaporto di lavoro dalla data del recesso, riconoscendo al lavoratore il diritto a una indennità risarcitoria, determinata dallo stesso giudice.
In merito, si tenga conto che i licenziamenti dovuti a motivi economici non necessariamente tendono a ricadere nella discipina del giustificato motivo oggettivo.
Se infatti, come riportato recentente da un approfondimento in materia da parte de Il Sole 24 Ore, “l’impresa intende licenziare almeno 5 lavoratori, si applica la procedura di licenziamento collettivo disciplinata dalla legge 223/1991.
Questa procedura è molto rigorosa, e in alcuni casi ricollega a semplici violazioni di carattere formale alcune conseguenze molto pesanti, come l’inefficacia del licenziamento.
Al fine di attenuare il rigore formale della legge, la riforma Fornero interviene su alcuni passaggi cruciali della procedura”. Innanzitutto, è previsto che eventuali vizi della comunicazione preventiva possano essere sanati con accordo collettivo, siglato durante la proceduta, e ponendo così fine a potenziali contestazioni che possono nascere nel contesto in questione.
Inoltre, la riforma “coordina alcune norme della legge 223/1991 con il nuovo regime sanzionatorio previsto per i licenziamenti individuali.
Viene precisato che il licenziamento intimato, all’esito di una procedura di riduzione del personale, senza forma scritta è soggetto alle regole del licenziamento discriminatorio, quindi è sanzionato con la reintegra e il pagamento di un risarcimento pari a tutte le retribuzioni che sarebbero spettate dal recesso sino alla ripresa del lavoro” – prosegue il quotidiano.
Le novità sull’impugnativa dei licenziamenti. 
Le novità della riforma Fornero abbracciano ovviamente anche la normativa sull’impugnativa dei licenziamenti, con uno strsumento processuale rinnovato, ma riservato – sostiene Il Sole 24 Ore. “alle sole domande che hanno ad oggetto l’impugnazione dei licenziamenti e l’eventuale connessa qualificazione formale del rapporto di lavoro sottostante, restando escluse, viceversa, tutte le domande che abbiano un contenuto diverso e che non siano fondate sugli stessi fatti costitutivi”.
In seguito al deposito del ricorso che dà il via al giudizio, il giudice fissa l’udienza di comparizione delle parti entro 40 giorni, assegnando alla difesa ricorrente un termine per la notifica del ricorso non inferiore 25 giorni prima dell’udienza, e 5 giorni per la parte resistente.
“All’esito dell’udienza, per la quale si prevede che, omessa ogni formalità non essenziale al contraddittorio, il giudice provveda unicamente agli atti di istruzione ritenuti indispensabili alla definizione della causa, viene emessa l’ordinanza di accoglimento o di rigetto.
L’ordinanza di accoglimento è immediatamente esecutiva e non può essere sospesa o revocata fino alla conclusione dell’eventuale giudizio di opposizione” – precisa il quotidiano.
Si tenga altresì conto che contro l’ordinanza di accoglimento o di rigetto può essere proposta opposizione entro 30 giorni dalla notifica del provvedimento o dalla sua comunicazione se anteriore, mediante ricorso che contenga i requisiti di cui all’art. 414 del Codice di procedura civile.
“Il giudizio si conclude con la sentenza, senza che sia prevista la previa lettura del dispositivo, che deve essere depositata contestualmente alla motivazione entro 10 giorni dall’udienza di discussione, con evidente abbattimento dei tempi processuali rispetto ai 60 giorni previsti per il deposito della sentenza motivata nel procedimento ordinario del lavoro” – prosegue il giornale.
Ma non è finita qui, poichè contro tale ultima sentenza è ammesso reclamo in Corte d’Appello, anch’esso da depositare entro 30 giorni dalla notificazione della sentenza e, a sua volta, ricorribile in Cassazione entro 60 giorni dalla notifica o comunicazione.

Ammortizzatori sociali. 
Per quanto concerne i supporti sociali, i nuovi ammortizzatori sociali poggiano soprattutto sull’Aspi (Assicurazione sociale per l’impiego), sulle tutele già consolidate (Cigo, Cigs, fondi di solidarietà) e sugli strumenti di gestione degli esuberi strutturali.
L’Aspi, in particolare, sarà estesa a tutti i soggetti coperti in caso di disoccupazione involontaria, con convergenza per quanto concerne importi e durata, a confronto con gli attuali trattamenti di disoccupazione ordinaria e mobilità. In termini più trasparenti, l’Aspi sostituirà l’indennità di mobilità, la disoccupazione ordinaria non agricola, la disoccupazione con requisiti ridotti e l’indennità di disoccupazione speciale edile, includendo apprendisti e artisti, che oggi esclusi dall’applicazione di qualsiasi strumento di sostegno del reddito.
Il sussidio Aspi avrà una durata massima di 12 mesi con i lavoratori con meno di 55 anni, 18 mesi per quelli più anziani. L’importo sarà pari fino a 1.200 euro mensili.
Prevista altresì la possibilità di erogare una sorta di “Mini Aspi”, destinata a sostituire l’attuale indennità di disoccupazione con requisiti ridotti, calcolata nel 2013 con il nuovo metodo con riferimento al 2012, della durata di un anno.
A partire dal 2014, verrà abolito il riconoscimento della Cig per esigenze non connesse alla conservazione del posto di lavoro. Verranno inoltre portate a regime le estensioni dell’ambito Cigs rinnovate annualmente: imprese del commercio tra 50 e 200 dipendenti; agenzie di viaggio sopra i 50; imprese di vigilanza sopra i 15. Estesa a tali settori la contribuzione di 0,9 punti percentuali.

Fonte: http://www.vostrisoldi.it/articolo/riforma-del-lavoro-2012-tutte-le-novita-dai-contratti-ai-licenziamenti/56267/4/

Casta: il Senato non taglia il numero dei parlamentari




Nulla di fatto per la riforma che avrebbe dovuto tagliare il numero di parlamentari dagli attuali 945 (Camera e Sanato) a 758 unità. Neanche sette giorni addietro il Senato sembrava indirizzato verso l’approvazione, tuttavia l’inclusione di altre riforme costituzionali nel ddl ha condotto allo stallo legislativo; per la gioia dei nostri politici che per l’ennesima volta sembrano averla scampata.


Il famigerato taglio dei parlamentari non ci sarà. Carlo Vizzini si è dimesso da relatore per le riforme costituzionali; ancora una pagina molto triste per la politica italiana da consegnare alla storia. Mentre si è trovata la maggioranza per la riforma del lavoro e per il Senato federale, viceversa il disegno di legge che comprendeva anche la riduzione, seppur lieve, del numero di parlamentari, si è miseramente arenato. La causa del fallimento è apparentemente riconducibile all’inclusione di altre riforme nel ddl (come il semipresidenzialismo), fortemente volute da Lega e Pdl.


Bisogna tuttavia rilevare che a Palazzo Madama non ci sono state scene di disperazione neanche tra le altre fazioni politiche, per il fallimento di una riforma che avrebbe potuto risollevare di qualche punto percentuale la fiducia degli Italiani nell’attuale classe politica. Credo che tanti Senatori abbiano tirato un sospiro di sollievo, in spregio al popolo italiano, al quale invece si continuano a chiedere cruenti sacrifici economici per “salvare la baracca”.

Si ha come la sensazione che siano gli stessi partiti a voler autocelebrare il proprio funerale e quello della politica italiana in genere; perché questi comportamenti dimostrano come i nostri politici siano abili solo a chiedere austerità, ma nel momento in cui essi dovrebbero dare il buon esempio, trovano sempre una via di fuga dalle responsabilità. Continuando di questo passo gli Italiani perderanno anche quel residuo di fiducia nelle Istituzioni, e cercheranno risposte nell’antipolitica, come unica quanto disperata soluzione per i malanni del nostro Paese.
Casa originale di questo articolo




lunedì 25 giugno 2012

TUTTA COLPA DEI PARTITI !!



TUTTA COLPA DEI PARTITI !!
LORO CI HANNO REGALATO A MONTI E FORNERO,  QUESTI CI REGALANO ALLE BANCHE CENTRALI.
QUESTI PROFESSORI,  CI STANNO SVENDENDO ALLE BANCHE CENTRALI CHE SONO SOCIETA' PER AZIONI PRIVATE, LE QUALI STAMPANO NUOVI SOLDONI.
QUESTI SOLDONI VENGONO PRESTATI  ALLE BANCHE ITALIANE  A TASSI BASSISSIMI, E  A LORO VOLTA INVESTONO  COMPRANDO  IL DEBITO SOVRANO.
MORALE,  IL POPOLO ITALIANO CONTINUA AD INDEBITARSI CON I CAPITALISTI CHE SIEDONO DIETRO LE BANCHE CENTRALI.
SECONDO GIACINTO AURITI, LE BANCHE CENTRALI RICAVANO PROFITTI DALL'EMISSIONE DI CARTAMONETA;  QUESTO E' IL SIGNORAGGIO CHE ALIMENTA IL DEBITO PUBBLICO.
IL GOVERNO MONTI E' SOSTENUTO DAI PARTITI PER PROTEGGERE QUESTO SISTEMA .
I PARTITI  DANDO LA FIDUCIA A MONTI SALVANO LE BANCHE E AFFONDONO IL POPOLO ITALIANO.
NOI ITALIANI  PAGHIAMO IL DEBITO CHE I POLITICI HANNO ALI MENTATO.
LA MAGGIORANZA CHE HA VOTATO LA RIFORMA DELLE PENSIONI ORA  APPROVERA’  LA RIFORMA DEL LAVORO.
QUESTI SIGNORI DOVEVANO ANDARE A CASA !!
ORA E’ TROPPO TARDI !!
HANNO AFFOSSATO I PENSIONATI, VENDUTO L'ITALIA PIU' BELLA, IL MONOPOLIO, ALIMENTATO LA PRECARIETA’, RIDOTTO GLI AMMORTIZZATORI SOCIALI E INDEBITATO L'ITALIA FINO AL COLLO.
AD OTTOBRE QUANDO VOTEREMO, RICORDATEVI BENE IL VOLTO, NOME E SCHIERAMENTO DI QUESTI PEZZI DI M..........


Ecco tutte le novità, dall'Art.18 ai contratti

Dalle nuove norme sui licenziamenti, che vengono resi un po' più facili, ai contratti a tempo passando per le nuove forme di sostegno a reddito (Aspi) e per l'introduzione del salario base per i lavoratori subordinati: sono queste alcune delle novità principali del ddl di riforma del mercato del lavoro che oggi ha ottenuto il via libera del Senato e ora passa all'esame della Camera.

Ecco le misure chiave.

ART.18, ARRIVA LA RIFORMA. Addio reintegro automatico in caso di licenziamento per motivi economici. Prevista in alcuni casi un'indennità risarcitoria. La procedura di conciliazione, obbligatoria in questo primo caso, non potrà più essere bloccata da una malattia "fittizia" del lavoratore. Uniche eccezioni saranno maternità o infortuni sul lavoro. Resta sempre nullo invece il licenziamento discriminatorio intimato, per esempio, per ragioni di credo politico, fede religiosa o attività sindacale. Nei casi dei licenziamenti disciplinari (giusta causa o giustificato motivo soggettivo) ci sarà minor discrezionalità del giudice nella scelta del reintegro, che sarà deciso solo sulla base dei casi previsti dai contratti collettivi e non più anche dalla legge.

CONTRATTI A TEMPO. La durata del primo contratto a termine, che può essere stipulato senza che siano specificati i requisiti per i quali viene richiesto (la causale), sarà di un anno. Le pause obbligatorie fra uno e l'altro salgono dagli attuali 10 giorni per un contratto di meno di 6 mesi a 20 giorni e a 30 per uno di durata superiore. Il Parlamento ha reso più soft quanto previsto dal governo. - APPRENDISTI. Arrivano norme più stringenti, anche se il Senato ha allentato un po' i vincoli previsti dal ministro Fornero. Sarà infatti sempre possibile assumere un nuovo apprendista, ma i contratti in media dovranno durare almeno 6 mesi e cambia il rapporto con le maestranze qualificate.

CO.CO.PRO, DA SALARIO BASE A UNA TANTUM. Definizione più stringente del progetto con la limitazione a mansioni non meramente esecutive o ripetitive e aumento dell'aliquota contributiva di un punto l'anno fino a raggiungere nel 2018 il 33% previsto per il lavoro dipendente. Lo stipendio minimo dei co.co.co dovrà poi fare riferimento ai contratti nazionali di lavoro. Si rafforza l'attuale una tantum per i parasubordinati. Ad esempio, chi ha lavorato 6 mesi potrà avere oltre 6mila euro.

P.IVA, STANARE LE FALSE. La durata di collaborazione non deve superare otto mesi (6 nel ddl originario); il corrispettivo pagato non deve essere superiore dell'80% di quello di dipendenti e co.co.co (75% nel ddl); il lavoratore non deve avere una postazione "fissa" in azienda: non si può avere una scrivania insomma ma il telefono sì. Le partite Iva che hanno un reddito annuo lordo di almeno 18mila euro sono considerate vere.

ASPI. La nuova assicurazione sociale per l'impiego parte nel 2013 e sostituirà a regime, nel 2017, l'indennità di mobilità e le varie indennità di disoccupazione. Ne potranno usufruire oltre i lavoratori dipendenti anche gli apprendisti e gli artisti. La contribuzione è estesa a tutti i lavoratori che rientrino nell'ambito di applicazione dell'indennità. L'aliquota sarà gravata di un ulteriore 1,4% per i lavoratori a termine. Sarà possibile trasformare l'indennità Aspi in liquidazione per poter così avere un capitale e avviare un'impresa. Il lavoratore che però rifiuta un impiego con una retribuzione superiore almeno del 20% rispetto all'indennità che percepisce perde il sussidio.

JOB ON CALL, BASTA UN SMS. Per attivare il lavoro a chiamata basta un sms alla Direzione provinciale del lavoro. In caso di mancato avviso l'azienda rischia da 400 a 2400 euro di multa. Il job on call sarà libero per under 25 e over 55.

EQUITA' GENERE - Norme di contrasto alle dimissioni in bianco e il rafforzamento fino a tre anni di età del bambino del regime di convalida delle dimissioni rese dalle lavoratrici madri (al momento è un anno). Viene introdotto il congedo di paternità obbligatorio ma solo per un giorno e due facoltativi, che però si sottraggono ai 20 settimane di congedo della mamma (se lei è d'accordo).

VOUCHER ASILI. Il buono baby-sitter per agevolare le lavoratrici nei primi mesi di nascita del figlio potrà essere utilizzato anche per pagare asili-nido pubblici o privati.

IMMIGRATI. Sale da si mesi ad un anno la validità del permesso di soggiorno per il lavoratore extracomunitario che beneficia di interventi di ammortizzazione.

BONUS PRODUTTIVITA'. Confermati con un emendamento del governo gli sgravi contributivi introdotti in via sperimentale per il triennio 2008-2010.

VOLI E AFFITTI. Riformare costa. Vengono ridotte le deduzioni sulle auto aziendali e quelle sulla tassa al servizio sanitario nazionale, che si applica sulle assicurazioni Rc auto. Tagliato dal 15 al 5% lo sconto forfait previsto per chi dichiara con l'Irpef i redditi derivanti da affitto (non tocca chi applica la cedolare). Aumentata di due euro la tassa di imbarco aereo.


 FONTE: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2012/05/31/Ecco-tutte-novita-Art-18-contratti_6963332.html

sabato 23 giugno 2012

Precari. Funzione Pubblica: “Possibile prorogare contratti con accordo sindacale decentrato”




Fonte: http://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?articolo_id=9604




Le organizzazioni sindacali decentrate potranno sottoscrivere accordi per il mantenimento in servizio anche superati i 36 mesi dall'incarico senza che questo determini il passaggio al rapporto di lavoro a tempo indeterminato. 


Il parere del ministero della Funzione Pubblica diffuso dalla Cosmed.


Quindi sarà possibile prorogare i contratti precari (tempo determinato, co.co.co. e altri contratti atipici) anche oltre il limite di 36 mesi con accordo sindacale decentrato. 


Lo sostiene il parere del ministero della Funzione Pubblica diffuso dalla Cosmed (ecco il documento con la nota della Cosmed e il parere).


“Le Aziende sanitarie pertanto – commenta il segretario generale della Cosmed, Costantino Troise - non devono ‘nascondersi’ dietro una presunta interpretazione delle norme che non consentirebbe loro la prosecuzione di questi rapporti di lavoro. Eventuali licenziamenti in definitiva sono da ascrivere esclusivamente alla volontà dell’azienda”.


Le organizzazioni sindacali decentrate, quindi, possono sottoscrivere accordi che consentono il mantenimento in servizio anche quando l’incarico si protrae da più di 36 mesi senza che questo determini il passaggio al rapporto di lavoro a tempo indeterminato.


“Resta fermo – precisa Troise - l’impegno del sindacato a superare il precariato nel più breve tempo possibile, ma tale processo non deve avvenire a discapito dei colleghi precari indispensabili per il mantenimento dei livelli essenziali di assistenza del servizio pubblico”.

LA CASTA POLITICA CHE SOSTIENE IL GOVERNO MONTI, SI SCAVA LA PROPRIA FOSSA VOTANDO LA FIDUCIA AL DDL LAVORO DELLA FORNERO


Che Monti sia un uomo ingaggato dalle banche è evidente!

Che l'Italia sia commissariata dall'Europa è anch'esso lampante.

Ma i partiti che noi abbiamo votato, paghiamo e dovrebbero rappresentarci, perchè diavolo continuano a sostenere il Governo.

I partiti voglioni salvare i pensionati e i lavoratori?

Ma che!!

Vogliono salvare le famiglie?

No !! Queste sono sull'orlo della disperazione!

Vogliono salvare le imprese?

Non gli riesce bene perchè queste continuano a chiudere!

Quindi anche loro sono li per salvare le banche?

Ma saranno forse le banche a rivotarli ad ottobre ?

Partiti di maggioranza se votate la fiducia al DDL LAVORO DELLA FORNERO, AVETE SCAVATO LA VOSTRA FOSSA CON LE VOSTRE STESSE MANI!!

SAPPIATELO!!

La riforma del mercato del lavoro è una vera porcata, che non solo non combatte la precarietà ma ritoccando l'articolo 18 e gli ammortizzatori, ci rende tutti SCHIAVI E FRAGILI IN CASO DI PERDITE DEL LAVORO.

PARTITI AVETE GIA' SBAGLIATO CON LE PENSIONI !!

ORA BASTA!!

DOMENICO CIRASOLE