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Movimento "LA NUOVA RESISTENZA 25 MARZO 2011". Partigiani sempre.

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Partigiani sempre

giovedì 23 febbraio 2012

PRECARI DELLA SANITA', SFRUTTATI DI MESI IN MESI PER TRE ANNI E POI LASCIATI A CASA. FINALMENTE SE NE PARLA!


CORSIE D'EMERGENZA
Sanità, precari d'urgenza
Un medico del Pronto soccorso: «Anche noi vittime dei tagli».
di Antonietta Demurtas
http://www.lettera43.it/attualita/40876/sanita-precari-d-urgenza.htm

L'ennesimo scandalo di malasanità che è scoppiato nelle corsie del Pronto soccorso del Policlinico Umberto I di Roma ha scatenato la rabbia dei cittadini che ogni giorno devono lottare per rivendicare il loro diritto a essere curati.
Spesso però si dimentica che all'interno delle strutture ospedaliere le vittime dei tagli indiscriminati al sistema sanitario non sono solo i malati, ma anche i lavoratori che ogni giorno devono fare i conti con la mancanza di posti letto e di risorse umane.
IN ITALIA 10 MILA MEDICI PRECARI. Il blocco del turn over causa infatti una carenza di medici, infermieri e operatori. E quelli che riescono a trovare un posto, spesso attraverso agenzie interinali, devono accontentarsi di contratti a tempo determinato.
Dei 10 mila medici precari presenti oggi sul territorio nazionale la maggior parte è impiegata proprio nei dipartimenti di emergenza, dove i tagli sono continui, lo stress alle stelle, e protestare per far valere i propri diritti diventa sempre più rischioso.
TURNI MASSACRANTI. Perché allo scadere del contratto, il rinnovo dipende anche da quanto ti sacrifichi in silenzio. «A volte dopo 18 ore di lavoro non ti ricordi neanche come ti chiami», racconta a Lettera43.it Stefano Innocenzi, medico precario di Pronto soccorso da ben nove anni. «Eppure si continua a lavorare perché ormai la carenza di personale è talmente cronica che basta un collega malato per trasformare un turno di otto ore in uno da 18. A volte capita anche che diventino 24».
Diminuiscono i ricoveri ma aumentano gli accessi al Pronto soccorso
Di abbandonare la corsia poi non se ne parla proprio. «Sei passibile di denuncia per interruzione di servizio pubblico», spiega il medico. E così alla fine si finisce a lavorare tutto il giorno sapendo che le ore in più sono gratis. Gli straordinari pagati sono infatti un vero e proprio miraggio.
Innocenzi dal 2003 lavora presso la Asl di Viterbo, prima all'ospedale di Belcolle poi a quello di Tarquinia, e al suo attivo ha ben 15 contratti, di tre o sei mesi l'uno, o al massimo di un anno.
NEL 2011, 300 ORE DI STRAORDINARIO GRATIS. Nel 2011 ha accumulato 300 ore di straordinari, ma 188 gli sono state tolte, e le rimanenti anziché essere pagate deve recuperarle non andando a lavoro. «Vorrebbe dire che nel 2012 per due mesi non dovrei proprio entrare in corsia».
Impossibile, visto che - come testimoniano i dati degli Annuari statistici del ministero della Salute - in Italia diminuiscono i ricoveri ma aumentano gli accessi al Pronto soccorso: nel 1997 erano 21.274.174 (ricoverati il 26,1%), nel 2008 sono arrivati a 22.451.621 (ricoverati il 16%), con un trend degli accessi ancora in crescita nel 2009, con 22.741.500 pazienti e un'ulteriore diminuzione percentuale dei ricoverati (il 15,5%).
«Per questo i medici e gli infermieri hanno compiti sempre più gravosi», ha denunciato Massimo Cozza, segretario nazionale Fp-Cgil medici, «a causa di un irresponsabile blocco del turn over, sono costretti a operare in condizioni che a volte avviliscono la loro professionalità e la dignità dei pazienti».
SU 22 MEDICI 13 SONO PRECARI. A Viterbo certo la situazione non è come a Roma o a Napoli, ma al Pronto soccorso di Belcolle, ospedale che da anni aspetta il completamento dei lavori, su 22 medici 13 sono precari. In quello di Tarquinia, invece, dove Innocenzi lavora tutti i giorni, i medici d'urgenza dovrebbero essere nove ma da tempo sono solo sei, di cui due precari.
TENSIONE QUOTIDIANA. Una condizione che non aiuta certo a lavorare con più serenità. «È come avere una spada di Damocle sulla testa, puoi rivendicare i tuoi diritti ma sempre in maniera soft perché temi di sollevare discussioni e dar fastidio», dice Innocenzi.
E così anche chiedere il riconoscimento dello scatto di anzianità in busta paga diventa un ostacolo, non solo perché con i contratti precari rinnovati di sei mesi in sei mesi rivendicare cinque anni di lavoro è problematico, «ma anche perché alla fine per risparmiare potrebbero prendere un altro medico che ha meno anzianità e quindi una retribuzione più bassa».
«Alla Regione conviene tenerci precari»

E così lavorare in silenzio e spesso gratis è ormai routine nelle strutture ospedaliere italiane, dove il blocco del turn over ha creato carenze croniche e i precari ricoprono posti vacanti che non saranno mai ripristinati. «La colpa non è però dell'Asl ma della Regione che non dà i fondi  per assumere il personale necessario», sottolinea Innocenzi, «a loro conviene tenerci precari non perché ci pagano di meno, ma perché nel bilancio figuriamo come una spesa transitoria e non fissa».
LA DIMINUZIONE DELLE STRUTTURE. Con il decreto Polverini per il riordino della rete ospedaliera, per esempio, nonostante all'ospedale di Belcolle i lavori siano ancora in corso, si sono chiusi i primi soccorsi delle strutture periferiche di Acquapendente, Ronciglione e Monte Fascione. «Sono stati trasformati in punti di primo intervento per risparmiare», spiega Innocenzi, «così quando i malati di quelle zone dopo un viaggio di 40 minuti per raggiungere il Pronto soccorso arrivano da noi, che fatichiamo anche a trovare una barella, gli animi si accendono».
L'AIUTO DELLE FORZE DELL'ORDINE. «Durante la notte spesso chiediamo il sostegno delle forze dell'ordine», ammette il medico, «perché più di una volta siamo stati aggrediti. E non solo a parole».
Il medico diventa allora anche psicologo: «Mi trovo davanti i parenti del malato che rivendicano il diritto all'assistenza e noi medici facciamo da scudo alle carenze del sistema sanitario».
«ARMATI SOLO DI BUONA VOLONTÀ». Un lavoro, quello del Pronto soccorso, non solo stressante e usurante ma anche eroico: «Ogni giorno quando arrivo in corsia spero di riuscire a gestire la situazione e di arrivare sino a sera, al cambio turno», ammette Innocenzi, «perché i problemi qui si risolvono solo grazie alla passione e alla buona volontà del personale».
Ma di passione non si vive per sempre. Soprattutto quando si lavora in media 18 ore al giorno e «il giorno prima della scadenza del contratto non sai neanche se l'indomani potrai tornare in corsia».
Giovedì, 23 Febbraio 2012

lunedì 20 febbraio 2012

Martedì 28 febbraio ore 10,30: Sensibilizzazione con volantinaggio degli infermieri precari delle Asl della Sanità Pugliese




Sit-in dei precari delle ASL.



La grave e allarmante condizione di salute della Sanità Italiana deve costringere il Governo Monti ad abbandonare la linea d’austerità eretta dal Governo Berlusconi, fatta di tagli lineari, riduzioni di posti letto, scomparsadi ospedali, blocco del turn over, dei concorsi, e mancata stabilizzazione del personale precario sfruttato per anni.
Per sensibilizzare l’opinione pubblica, i media e la politica, gli infermieri precari delle Asl pugliesi organizzeranno un sit-in di volantinaggio il giorno il giorno 28 febbraio ore 10,30 in occasione della seduta del consiglio regionale, nei pressi dell’ Aula Consiliare di via Capruzzi – BARI. Chiediamo che il Governo Regionale si faccia portavoce, al fine d’ottenere dal Ministro Renato Balduzzi  la stabilizzazione del personale precario (medici-infermieri), eliminando così una carenza che dura da anni; i precari ricordano che la Sanità non può vivere sfruttando e licenziando precari ogni tre anni.
Di seguito il contenuto del documento che sarà distribuito in tale occasione.



 
Stabilizzazioni?
Niente concorsi, stabilizzazioni impossibili, eliminati i contratti tipici.
Noi precari della Pubblica Amministrazione non esistiamo, se non quando ci offendono, o siamo indispensabili.
Il Governo Berlusconi disse ch'eravamo l'Italia peggiore e fannullona, dimenticandosi che una delle leve più importanti per far ripartire l’Italia era rendere più efficiente ed efficace l’azione della Pubblica amministrazione.
Questa assumeva solo precari efficienti, sfruttati per tre anni  e poi rimpiazzati, continuamente fino a peggiorare il livello di efficienza della stessa.
Oggi per non essere diversi dai predecessori, il Governo Monti ci ricorda che dobbiamo dimenticare il posto fisso, essendo questo un'illusione monotona; tagliare il cordone ombelicale, e smettere d'essere Mammoni, anche se ciò è dettato dalla necessità di crescere la nostra prole.
Ovviamente per ricordarci che la cultura deve essere per pochi, ci definiscono anche sfigati per gli anni passati in Università.
Ora manca che ci dicano che siamo brutti, cattivi, rivoluzionari, e sporchi.
Ma di certo noi continuiamo ad essere il bastone della vecchiaia degli anziani, lavorando e versando contributi che noi non vedremo mai, ma che servono solo a non far fallire l'INPS.
Siamo stati i primi a pagare il conto del Magna-Magna della casta politica quando imposero al Pubblico impiego il blocco dei concorsi e del turn-over, inserendo inoltre i contratti atipici.
Oggi dopo che in tutta l’Italia i Tribunali riconoscono il nostro diritto, il governo Monti, con il collegato al lavoro ci vieta di farci giustizia e d'esser risarciti per il torto subito nei molteplici contratti del passato; vietano le assunzioni degli statali, e rimpiccioliscono la somma da risarcire, a briciole.
Insomma vi è una vera continuità nei due Governi!!!
Tutto ciò accade mentre in Puglia scompaiono i LEA, mancano medici e infermieri, e si vieta d'essere assunti ne con posto fisso ne come fessi precari.
La politica della nostra amata Regione Puglia deve lottare contro il Governo Nazionale, per i diritti di chi da anni lavora e rende efficienti gli ospedali, pur con contratti trimestrali, vietando e impedendo le mobilità extra-regionali.
Cordialmente

DOMENICO CIRASOLE

Presidente del Movimento
"La nuova resistenza 25 aprile 2011"
cirasole.do@libero.it
http://precariesenzalavoro.blogspot.com/


SEGNALIAMO UN'INTERVISTA DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE PUGLIA VENDOLA RILASCIATA LO STESSO GIORNO.

LEGGI IL COMMENTO DEL PRESIDENTE VENDOLA







sabato 18 febbraio 2012

Professionisti della Sanità pubblica Pugliese, precari da anni nelle ASL a causa del Blocco del turn over, attendono dal Governo Mario Monti una stabilizzazione.


Ospedali pugliesi senza medici e infermieri! 
A rischio i LEA!
Serve una legge di stabilizzazione per tutti i precari della Asl, non solo per i de-stabilizzati.
Tutti posseggono lo stesso requisito, precari con più di 3 anni di servizio.
Non si possono attendere i concorsi  per medici e infermieri con riserva per gli interni (precari).
Finalmente vinti i primi ricorsi che prevedono il risarcimento in alternativa della stabilizzazione prevista per tutti, tranne che per il pubblico impiego. 
Legalità ed equità possono essere garantiti solo da una nuova legge nazionale di stabilizzazione.
Domenico Cirasole

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di NICOLA PEPE

BARI - Risolto, per ora, il problema dei 561 retrocessi con la probabile beffa che gli unici a restarne fuori sarebbero solo quegli «sfigati» esterni «colpevoli» di aver superato un regolare concorso nel 2007 rinunciando persino a un altro posto fisso, resta aperto il problema degli stabilizzati in sanità. Anche in questo caso, anch'essi colpiti dalla mannaia della bocciatura della Corte costituzionale e, da ultimo, dalla norma varata nel luglio scorso con il dl 98/2011 dal governo Berlusconi. Si tratta, ricordiamo, di una platea di 500 unità circa per la quale si era aperta una breccia ai fini del reinserimento attraverso la conciliazione a seguito di ricorsi al giudice del lavoro.

A fare da apripista, ricordiamo, era stato un ricorso cautelare proposto a Taranto, dove il giudice del lavoro di primo grado era arrivato a due decisioni diametralmente opposte: o meglio, su cinque magistrati affidatari di altrettanti procedimenti, quattro si erano pronunciati in senso sfavorevole ai medici (de)stabilizzati, uno (il giudice Pazienza) in senso favorevole con un'articolata motivazione di accoglimento della tesi rappresentata dall'avvocato barese Luigi Paccione. Tale ultimo provvedimento aveva fatto germogliare una serie di ricorsi a cascata in altre Asl, determinando un orientamento favorevole univoco nella Bat, mentre in altre province (ad esempio Bari o Lecce) i legali hanno preferito saltare la fase cautelare ed entrare nel merito utilizzando la «leva» del risarcimento danni.

Ma a complicare un percorso che in qualche modo sembrava tracciato sia dal consiglio regionale, sia dall'ex assessore alla Salute, Tommaso Fiore (e cioè procedere con le conciliazioni facendo così rientrare dalla finestra quei medici usciti dalla porta), ci ha pensato una nuova decisione del tribunale di Taranto, stavolta in composizione collegiale (presidente Sebastiano Gentile, relatore Maria Leone). Con un'ordinanza di 20 pagine, che ripercorre le tappe della stabilizzazione e tocca i vari passaggi normativi e giurisprudenziali, i magistrati ionici hanno omologato ciascuna delle decisioni di primo grado in senso esclusivamente sfavorevole (sia pure in una fase che era e resta cautelare) ai medici interessati alla stabilizzazione, confermando la linea del «licenziamento».

Tale posizione della magistratura ha messo in crisi gli uffici regionali (e la stessa politica) costretta a fermarsi prima di adottare eventuali decisioni illegittime o, peggio, contrarie alla decisioni del giudice. Improponibile, da quanto si apprende da fonti regionali, una delibera di indirizzo della giunta, e tantomeno adesso non appare praticabile neanche il percorso della conciliazione in presenza di una decisione dei giudici di Taranto così articolata che pone paletti rigidi, pur spianando la strada a un «eventuale risarcimento danni», come chiarisce nell’ordinanza (depositata ai primi di gennaio 2012) la stessa sezione lavoro del tribunale di Taranto.

L'unica soluzione, insomma, resta un provvedimento che vada al di là dei confini regionali, quindi del governo nazionale. Come accaduto per i retrocessi (il cui input sulla norma del pubblico impiego del 1998 abrogata - utilizzata per confezionare un emendamento al Milleproroghe - è arrivata da una memoria difensiva del dipendente Leonardo Rub i n o, in servizio presso la Ripartizione dell'assessore Marida Dentamaro, circostanza forse non del tutto casuale), la sanità pugliese ha bisogno di garantire i livelli essenziali di assistenza e con 1.500 unità in meno (500 stabilizzati e 1000 pensionamenti) tutto ciò è a rischio. Da qui la richiesta a Roma di ottenere una «deroga» al blocco del turn over sfruttando i dati positivi del piano di rientro del deficit sanitario, anche se il bilancio regionale è messo a rischio da sentenze sul caso Miulli (oltre 100 milioni di euro di risarcimento preteso) e quelle che riguardano altri enti ecclesiastici. Ma se per i retrocessi, la soluzione è stato un emendamento nel «milleproroghe», in questo caso serve un provvedimento specifico che deve arrivare da Roma.

Nel frattempo si potrebbe procedere con contratti a tempo determinato per garantire i «Lea» (livelli essenziali di assistenza, in attesa dei concorsi (obbligatori), prevedendo al tempo stesso un percorso agevolato (ad esempio punteggio favorevole) per i de-stabilizzati.

NICOLA PEPE
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=494549&IDCategoria=1

giovedì 16 febbraio 2012

Altro che articolo 18! Tagliare 200mila statali questo il vero accordo Napolitano-Monti-Fornero-Patroni Griffi- Obama

ART 18 SERVE A MONTI PER LICENZIARE SUBITO 200.000 STATALI E 400.000 PRECARI CON IL BENESTARE DELLA LEGA

Ci saranno 200.000 licenziamenti già previsti  nelle ultime manovre  (articolo 1 del dl 138/ 2011)

Massimo Garavaglia ad Affari: "E' ora di tagliare 200mila statali. Così si risparmiano 700 milioni"
Giovedì, 16 febbraio 2012 - 16:17:00


Massimo Garavaglia, vicepresidente della commissione Bilancio al Senato e responsabile economico della Lega Nord, sceglie Affaritaliani.it per dire quello che tutti pensano ma che nessuno ha il coraggio di ammettere. "In Italia ci sono 4 milioni di dipendenti pubblici. In America siamo sulla stessa cifra ma gli abitanti sono sei volte tanto. In Uk gli statali sono meno di noi e hanno iniziato un processo di 'spending review' con l'obiettivo di ridurre il personale di 500mila unità. Da noi, applicando la media nazionale e non quella standard delle Regioni virtuose del Nord, ci sono margini per eliminare 200mila contratti. E il risparmio sarebbe di circa 700 milioni di euro all'anno". Poi la sorpresa: "Non è vero che tutti i dipendenti pubblici sono al Sud".
Quanti sono i dipendenti pubblici in Italia?
"Ufficialmente circa 3.450.000 ma questo dato non tiene conto dei carrozzoni che sono le aziende pubbliche. Se prendiamo quelle totalmente controllate dallo Stato arriviamo sui 4 milioni".
E all'estero?
"In America siamo sulla stessa cifra ma gli abitanti sono circa sei volte quelli italiani".
In Europa?
"In Inghilterra i dipendenti pubblici sono meno di noi. Non solo. Hanno anche iniziato un processo di 'spending review', nel 2011, che si concluderà nel 2014, con l'obiettivo di ridurre il personale di 500mila dipendenti".
La Lega farebbe la stessa cosa anche in Italia?
"Sicuramente oggi come oggi quella degli statali è la componente di spesa pubblica che può essere aggredita con maggiore equità".
Passiamo ai numeri. Quanti se ne potrebbero tagliare?
"Una stima di qualche tempo fa, applicando la media nazionale e non quella standard di Lombardia e Veneto che sono le Regioni più virtuose, mostrava margini di riduzione pari a 200mila unità".
Il risparmio per lo Stato sarebbe di...
"Il costo medio di un dipendente pubblico è di 35mila euro a persona all'anno. Per 200mila fa 700 milioni di euro all'anno".
La Lega dirà che sono tutti al Sud...
"Non necessariamente sono tutti al Sud. Ci sono anche molti comuni del Nord che negli anni buoni hanno assunto tutto l'oratorio... dico così per spiegare il concetto. Non è automatico il discorso Nord-Sud".
Quindi?
"Il governo Monti ha inspiegabilmente interrotto il processo di anticipazione dei costi standard e di accorpamento delle funzioni dei piccoli comuni. Tutto ciò ci poteva portare risparmi considerevoli".
Insomma, cosa chiedete a Monti per evitare di fare la fine della Grecia?
"Riduzione dei costi delle aziende pubbliche improduttive, ridurre il personale delle Regioni e tagliare i dipendenti dei ministeri centrali".
E il tetto ai manager pubblici?
"Ci abbiamo provato più e più volte, speriamo sia quella buona! Non è possibile che i magistrati, che sono chiamati a giudicare cause da milioni di euro, percepiscano meno di dirigenti statali".

FONTE: http://affaritaliani.libero.it/politica/garavaglia160212.html

















L’ART.18  SERVE A SFONDARE NEL PRIVATO PER  LICENZIARE IN MASSA I STATALI. 
I  primi che soccomberanno sarà il precariato nella Pubblica Amministrazione.
Oggi i contratti flessibili nel settore pubblico calci nel culosuperano le 400.000. circa 230mila nelle amministrazioni centrali e territoriali e oltre 200.000 nella scuola. 
Oltre  al blocco turn over a e dallo stop al rinnovo dei contratti fino al termine 2014. 

Ora, dopo i pensionati, sono anche gli statali a rischiare di più
Perché Monti dovrà tagliare la spesa corrente.



Diteci la verità, solo la verità?
 



http://tupamaros.altervista.org/politica/art-18-serve-a-monti-per-licenziare-subito-200-000-statali-e-400-000-precari/

http://www.lagazzettadeglientilocali.it/pf/testo-news/22125/Ora-dopo-i-pensionati-sono-anche-gli-statali-a-rischiare-di-piugrave

lunedì 13 febbraio 2012

L'appello dei precari del pubblico impiego (P.A.) al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano riceve una risposta.



In seguito al nostro appello rivolto al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano riceviamo e pubblichiamo la risposta della presidenza.






sabato 11 febbraio 2012

Precari del pubblico impiego: 70mila licenziamenti per combattere la crisi.

Mentre l'Italia taglia del 50% le spese per il personale precario, come già previsto dal Governo Berlusconi, il premier Mario Monti va in USA a Washington, incontra Obama e Wall Street per salvare l’Europa, ma non parla dei 30.000 licenziati dei 119.000 precari del pubblico impiego.



Possono questi due uomini salvare anche i precari del Pubblico Impiego, Sanità e Formazione? 
Possono veramente combattere contro i privilegiati della casta politica e i grossi evasori fiscali?
Mario, il lavoro che stai facendo è eccezionale". Così il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha accolto il premier Mario Monti a Washington sottolineando tutti gli sforzi compiuti dall'Italia in questi ultimi mesi per uscire dalla crisi.
«CREDO che gli Usa siano un buon modello per l’Europa», dice Monti nella conferenza stampa all’ambasciata italiana, successiva all’incontro alla Casa Bianca. «È un mercato che funziona bene — sottolinea il premier —, gli Usa sono l’esempio vivente di quello che un mercato può fornire in termini di crescita». Quindi il riferimento, implicito ma immediato, alle cose di casa nostra, ovvero la difficile trattativa sulla riforma del lavoro: «negli Usa c’è una maggiore flessibilità del mercato».
Noi del Movimento la nuova resistenza venticinque aprile duemilaundici, riteniamo invece che l’Italia era il paese con la normativa più adeguata alla tutela dell’uomo che lavora, libero da condizionamenti.
Il modello americano non funziona perché molto flessibile e mutabile alle prime crisi finanziarie che diventano reali e intaccano l’economia in poco tempo; non tutela le giovani, così come le vecchie generazioni; non tutela i meno abbienti e privi di cultura; non supporta l’uomo e la donna nel momento della malattia e della gravidanza.
Maggiore flessibilità crea maggiore insicurezza nella vita degli uomini, dei consumi e nei mercati.
Monti e Obama devono scalare il muro della flessibilità per arrivare alla cima del lavoro stabile per tutti così come era in Italia.
Noi italiani siamo fieri del lavoro fatto dai nostri padri della repubblica e del sindacato.
Da tempo stiamo imitando l’America e da tempo siamo in crisi per le liberalizzazioni, privatizzazioni, pensioni, lavoro.
L’Italia deve esportare nel mondo il ritratto del lavoratore protetto e tutelato e smetterla d’importare modelli devastanti.
Oggi nella PA, un laureato guadagna in media 836 euro al mese.
Scuola, Sanità, amministrazioni regionali, enti locali e statali; questi i settori caratterizzati da una più elevata concentrazione di precariato. Sono circa il 34 per cento del totale dei lavoratori precari in Italia, che non solo popolano anche la Pubblica Amministrazione ma, stando ai dati resi noti dalla Cgia di Mestre, rappresentano una fetta importante del pubblico impiego.
Solo nella Pubblica Amministrazione, inoltre, i lavoratori precari sono circa 119 mila, ai quali si aggiungono gli oltre 514 mila impiegati nella scuola e nella Sanità.
Su un totale di oltre 3.315.000 lavoratori senza un contratto di lavoro stabile.
Tra il 2008 e il 2010, settore della conoscenza escluso, sono state "licenziati in tronco quasi 30.000 precarie e precari della pubblica amministrazione.
Persi 11.356 tempi determinati, 16.235 collaboratori  questi numeri non comprendono il taglio del 50% delle spese per il personale precario previsto dal Governo Berlusconi, che deve ancora produrre i suoi effetti con oltre 70mila licenziamenti.
 Monti come Prodi deve stabilizzare i precari storici della P.A., eliminare i contratti atipici e la flessibilita sporca, tutelare il lavoratore come già impone l'Europa con la direttiva 1999/70/CE del 28 giugno 1999; ciò aumenterà i consumi, le assunzioni, e il Pil.
Domenico Cirasole


Avviso ai precari: si avvicina la scadenza del 29 febbraio per impugnare a pena di decadenza i contratti a termine illegittimi.



venerdì 10 febbraio 2012

USA, Washington: Obama e Wall Street plaudono il lavoro del premier Mario Monti che salva l’Europa ma licenzia 30.000 dei 119.000 precari del pubblico impiego.

Time: "Puo' quest'uomo salvare l'Europa?"

Mario, il lavoro che stai facendo è eccezionale". Così il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha accolto il premier Mario Monti a Washington sottolineando tutti gli sforzi compiuti dall'Italia in questi ultimi mesi per uscire dalla crisi.
«CREDO che gli Usa siano un buon modello per l’Europa», dice Monti nella conferenza stampa all’ambasciata italiana, successiva all’incontro alla Casa Bianca. «È un mercato che funziona bene — sottolinea il premier —, gli Usa sono l’esempio vivente di quello che un mercato può fornire in termini di crescita». Quindi il riferimento, implicito ma immediato, alle cose di casa nostra, ovvero la difficile trattativa sulla riforma del lavoro: «negli Usa c’è una maggiore flessibilità del mercato».
Noi del Movimento la nuova resistenza venticinque aprile duemilaundici, riteniamo invece che l’Italia era il paese con la normativa più adeguata alla tutela dell’uomo che lavora, libero da condizionamenti.
Il modello americano non funziona perché molto flessibile e mutabile alle prime crisi finanziarie che diventano reali e intaccano l’economia in poco tempo; non tutela le giovani, così come le vecchie generazioni; non tutela i meno abbienti e privi di cultura; non supporta l’uomo e la donna nel momento della malattia e della gravidanza.
Maggiore flessibilità crea maggiore insicurezza nella vita degli uomini, dei consumi e nei mercati.
Monti e Obama devono scalare il muro della flessibilità per arrivare alla cima del lavoro stabile per tutti così come era in Italia.
Noi italiani siamo fieri del lavoro fatto dai nostri padri della repubblica e del sindacato.
Da tempo stiamo imitando l’America e da tempo siamo in crisi per le liberalizzazioni, privatizzazioni, pensioni, lavoro.
L’Italia deve esportare nel mondo il ritratto del lavoratore protetto e tutelato e smetterla d’importare modelli devastanti.
Oggi nella PA, un laureato guadagna in media 836 euro al mese.
Scuola, Sanità, amministrazioni regionali, enti locali e statali; questi i settori caratterizzati da una più elevata concentrazione di precariato. Sono circa il 34 per cento del totale dei lavoratori precari in Italia, che non solo popolano anche la Pubblica Amministrazione ma, stando ai dati resi noti dalla Cgia di Mestre, rappresentano una fetta importante del pubblico impiego.
Solo nella Pubblica Amministrazione, inoltre, i lavoratori precari sono circa 119 mila, ai quali si aggiungono gli oltre 514 mila impiegati nella scuola e nella Sanità.
Su un totale di oltre 3.315.000 lavoratori senza un contratto di lavoro stabile.
Tra il 2008 e il 2010, settore della conoscenza escluso, sono state "licenziati in tronco quasi 30.000 precarie e precari della pubblica amministrazione.
Persi 11.356 tempi determinati, 16.235 collaboratori  questi numeri non comprendono il taglio del 50% delle spese per il personale precario previsto dal Governo Berlusconi, che deve ancora produrre i suoi effetti con oltre 70mila licenziamenti.
 Monti come Prodi deve stabilizzare i precari storici della P.A., eliminare i contratti atipici e la flessibilita sporca, tutelare il lavoratore come già impone l'Europa con la direttiva 1999/70/CE del 28 giugno 1999; ciò aumenterà i consumi, le assunzioni, e il Pil.
Domenico Cirasole


giovedì 9 febbraio 2012

119 mila Precari della Pubblica Amministrazione attendono una stabilizzazione che elimini anni di sfruttamento. Rilanciamo così l'economia.


di Teresa Barone
giovedì 9 febbraio 2012
Da un’indagine della Cgia di Mestre emerge il ritratto del precario italiano: lavora nella PA, non è laureato e guadagna in media 836 euro al mese.
Scuola, Sanità, amministrazioni regionali, enti locali e statali: ecco i settori caratterizzati da una più elevata concentrazione di precariato. Sono circa il 34 per cento del totale dei lavoratori precari in Italia, che non solo popolano anche la Pubblica Amministrazione ma, stando ai dati reso noti dalla Cgia di Mestre, rappresentano una fetta importante del pubblico impiego.

Solo nella Pubblica Amministrazione, inoltre, i lavoratori precari sono circa 119 mila, ai quali si aggiungono gli oltre 514 mila impiegati nella scuola e nella Sanità. Dal resoconto della Cgia di Mestre emerge un ritratto dettagliato del precario medio: la retribuzione netta media e mensile per un giovane lavoratore di età inferiore ai 34 anni è pari a 836 euro. Si sale fino a 927 euro in caso di lavoratori maschi, e si scende fino a 750 euro per le donne, e in ogni caso si tratta di importi che non tengono conto di tredicesima o altri introiti aggiuntivi, come premi o indennità saltuarie.


La maggior parte dei precari vive e lavora al Sud, ha un diploma di scuola media superiore (46% del totale), mentre il 39% ha la licenza media e solo il 15% ha conseguito la laurea. Questi dati sono stati commentati dal segretario della CGIA di Mestre Giuseppe Bortolussi, il quale ha messo in evidenza come siano i lavoratori che hanno terminato solo le scuole dell’obbligo a essere in una situazione più delicata.

«Su un totale di oltre 3.315.000 lavoratori senza un contratto di lavorostabile quasi 1.289.000, pari al 38,9% del totale, non ha proseguito gli studi dopo aver terminato la scuola dell'obbligo. Questi precari con basso titolo di studio sono in questa fase di crisi economica quelli più a rischio. Nella stragrande maggioranza dei casi svolgono mansioni molto pesanti da un punto di vista fisico e sono occupati soprattutto nel settore alberghiero, in quello della ristorazione e nell'agricoltura. Per questo ritengo che i percorsi formativi debbano essere posti al centro di un seria riflessione tra i politici e gli addetti ai lavori, affinché vengano si individuino delle risposte in grado di avvicinare in maniera più costruttiva l'attività' formativa e il mondo delle imprese.»

Precari della Pubblica Amministrazione licenziati alla prima crisi. Monti, Fornero, Cancellieri, e Patroni Griffi se vogliono far ripartitre l'economia devono fare come Prodi, Stabilizzare anzichè destabilizzare.


17:23 09 FEB 2012

(AGI) - Roma, 9 feb. - Tra il 2008 e il 2010, settore della conoscenza escluso, sono state "licenziati in tronco quasi 30.000 precarie e precari della pubblica amministrazione". Lo afferma la Fp Cgil in una nota, in merito alle polemiche sul posto fisso. "Se i dati vengono letti con attenzione, - dice Rossana Dettori, segretaria generale Fp Cgil Nazionale - il dato e' molto piu' amaro: persi 11.356 tempi determinati (non 11.356 unita' di personale, ma 11.356 "anni" di prestazioni lavorative dentro la pubblica amministrazione, quindi un numero ben maggiore di espulsioni, se si pensa che in alcuni settori i contratti, ad esempio i tempi determinati di asili nido e scuole materne, non raggiungono mai i 12 mesi); persi 16.235 collaboratori (anche in questo caso i contratti non sempre raggiungono l'annualita' e quindi i "licenziati" superano il numero dei contratti); persi 3.378 lavoratori socialmente utili; persi 2.377 lavoratori in formazione". Le uniche voci in aumento, aggiunge, "sono i lavoratori interinali, 1.724 unita', e gli incarichi di studio, le cosiddette consulenze, spesso frutto di clientele e compensazioni politiche, che passano dalle 58.583 del 2008 alle 75.309 del 2010 (+28,6%), con costi che a nostro avviso sono veri e propri sprechi (574,92 milioni di euro). Va poi tenuto presente, prosegue Dettori, "che questi numeri non comprendono il taglio del 50% delle spese per il personale precario previsto dal Governo Berlusconi, che deve ancora produrre i suoi effetti con oltre 70mila licenziamenti.
  Mentre si continuano a licenziare precari e il personale in forze alla pubblica amministrazione si riduce, vorremmo sentire meno sproloqui su presunte rigidita', che cozzano con la pesante crisi occupazionale in atto, e parlare meno dell'art.18 dello statuto dei lavoratori e molto piu' dell'art. 19, quello che prevede che i lavoratori possano eleggere le proprie Rappresentanze Sindacali Unitarie, quindi difendersi e contrattare. Per quel che ci riguarda, il lavoro pubblico terra' fede a quel principio il 5-6-7 marzo con il rinnovo delle Rsu". (AGI) Red/Ila .

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domenica 5 febbraio 2012

Napolitano, Monti e Fornero non conoscono questi dati:2,364 milioni di dipendenti a tempo determinato e 385 mila collaboratori

Lavoro, cresce il numero dei precari. L'Istat: "Gli 'atipici' sono 2,749 mln".

In Italia ci sono 2,364 milioni di dipendenti a tempo determinato e 385 mila collaboratori . E' quanto emerge dai dati Istat sul terzo trimestre del 2011. In tutto si tratta, quindi, di 2,749 milioni di persone a cui manca il posto fisso, ovvero lavoratori atipici.
Continua, così, a crescere il numero dei dipendenti a termine, che segna un rialzo del 7,6% (+166.000 unità) su base annua. Un aumento che coinvolge per circa due terzi gli under 35. Ecco che l'incidenza del lavoro a termine sul totale degli occupati raggiunge quota 10,3%. Quanto ai collaboratori, invece, si registra un piccolo passo indietro rispetto al terzo trimestre del 2010 (-2,1%, ovvero -8 mila unità). Sono questi i dati Istat su occupati dipendenti a termine e sui collaboratori, ma il mondo della flessibilità in entrata è molto più vario. C'è, infatti, un folto sottobosco, basti pensare alle cosiddette "false partire Iva". Ecco che ottenere una stima ufficiale sul "precariato" è difficile, anche se possiamo immaginare sia più ampia della cifra "base" pari a 2,7 milioni.
I GIOVANI - I giovani (15-24 anni), risultati dipendenti a tempo determinato sono pari al 46,7% del totale dei dipendenti occupati in quella stessa fascia d'età. E' quanto emerge da elaborazioni su dati Istat relativi alla media annua del 2010. Prendendo in considerazione i dipendenti over 35, solo l'8% di questi è figurato come a tempo determinato.
Il Ministro Monti e il Presidente della Repubblica dovrebbero costringere alle dimissioni il giovane vice ministro Michel Martone, docente all’Università di Teramo, che ha indignato tutto l'onesto mondo del lavoro, che studia e fa carriera senza essere figli di papà, ma figli di semplici operai, e per qusto non certamente  "sfigati".
Il vice ministro Martone docenti di diritto del Lavoro, è stato aiutato, a sua insaputa, dal padre, potentissimo magistrato romano, avvocato generale della cassazione.
Noi della Nuova Resistenza Venticinque aprile duemilaundici ci auguriamo che il ministro, Filippo Patroni Griffi,  napoletano, già Consigliere di Stato, collaboratore di governi di centro-destra e di centrosinistra, da ultimo capo di gabinetto del Ministro Brunetta e componente della CIVIT, la Commissione per la valutazione, l’indipendenza e l’integrità delle amministrazioni pubbliche, voglia seriamente considerare la gravità dei precari della PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, VOLENDO PROCEDERE RAPIDAMENTE ALLA LORO STABILIZZAZIONE. 
CI AUGURIAMO CHE I NOSTRI ANNI DI LAVORO NON VENGANO ANNULLATI SULLA FALSA APPLICAZIONE DELL'ARTICOLO 97 DELLA COSTITUZIONE.
DOMENICO CIRASOLE
Presidente  del Movimento
"La nuova resistenza 25 aprile 2011"

 


FONTE: 
http://www.primadanoi.it/news/524502/Martone-la-biografia-di-Travaglio-%C2%ABaiutato-a-sua-insaputa%C2%BB.html

http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/252679