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Movimento "LA NUOVA RESISTENZA 25 MARZO 2011". Partigiani sempre.

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Partigiani sempre

martedì 7 giugno 2011

Nasce un partito politico che abolisca il lavoro precario.......

ABOLIAMO IL LAVORO PRECARIO, facciamo nasce un partito politico con ideali cristiani che abbia come obiettivo principale quello di eliminare dalla legislazione italiana la pratica del lavoro precario.

I nostri partiti ci hanno venduto, la classe politica quadagna troppo e ha molti privilegi.

L'Italia ha bisogno di una nuova primavera.
Mandiamo a casa destra e sinistra, serve un nuovo partito politico cristiano, trasparente, democratico, che giuri fedeltà alla carta costituzionale e che nasca per ripristinare il lavoro a tempo indeterminato come regola, eliminando ogni flessibilità.
Siamo stanchi della politica come disegualianza economica, sociale, basata sui privilegi.

Inviateci commenti e suggerimenti cirasole.do@libero.it

Lavoro stabile 'meno caro' e precari pagati di più con l'obbligo ad assumere a tempo indeterminato

Obbligare ad assumere chi è precario prima di procedere a nuove assunzioni da precario, questa è la vera sfida, nel pieno rispetto della normativa europea e nazionale.

Basta con raggiri normativi e sfruttamenti di tantissimi lavoratori che sperano nella stabilità lavorativa!!

Gianni Carpini Lunedì 06 Giugno 2011 10:24
rossiUsare il lavoro precario come ''trampolino di lancio'' per il lavoro stabile. E' la proposta salva – occupazione che arriva dal presidente della Regione Enrico Rossi, direttamente dal web.
L'IDEA. ''Basta che un'ora di lavoro stabile costi un po' di meno e un'ora di lavoro precario di più – spiega il governatore sul suo profilo Facebook - in questo modo le aziende sarebbero spinte a limitare i precari a vantaggio dei contratti stabili''. Un'idea diretta anche ai vertici del Partito Democratico: "E' l'uovo di Colombo, facciamolo diventare l'Uovo del PD – scrive ancora Rossi - perché è meglio un uovo oggi che una gallina mai".
LE MISURE. Recentemente la Regione Toscana ha presentato un pacchetto di iniziative per sostenere l'occupazione, con lo stanziamento di 8 milioni di euro. Tra le misusre previste incentivi dirette alle aziende che assumono a tempo indeterminato, a tempo pieno o parziale, donne over 30 e giovani laureati con contratti indeterminati o della durata di almeno un anno.

fonte http://www.ilreporter.it/index.php?option=com_content&view=article&id=17174:lavoro-stabile-meno-caro-e-precari-pagati-di-piu-la-ricetta-di-rossi&catid=87:politica&Itemid=125

Lavoratori precari oggi, senza pensione domani

Dati shock dell'Inps
Si sta come, d'autunno, sugli alberi, le foglie, poetava Ungaretti, cogliendo l'essenza di una condizione umana che in questo autunno nel paese e in Abruzzo vivono in particolare una categoria di esseri umani nel fiore degli anni e senza futuro, i lavoratori precari.
Precari, a termine, con scadenza, impiegati negli enti pubblici da dimagrire nei punti deboli, ma dove ai vertici i dirigenti e alti papaveri si spartiscono lauti premi, nella scuola che sempre più diventa un lusso o un optional, in un paese dove per far carriera e soldi è meglio essere ignoranti e bastardi dentro. E ancora i precari della cultura, a tal proposto tocca punte esilaranti la lettera del ministro Bondi dove egli si lamenta ed esprime sbigottita preoccupazione per devastanti tagli da lui stesso apportati e rivendicati in parlamento.
La crisi anche in Abruzzo, la stanno pagando soprattutto i precari, perdendo il posto, con i loro stipendi da fame, e, veniamo a bomba, con i versamenti per una pensione che non riceveranno mai.
Nel corso di un convegno infatti sul funzionamento relativo alla consultazione on line della posizione previdenziale personale, che rientra tra le novità introdotte nella scorsa estate dall'Inps e che permetterebbe a tutti i lavoratori di consultare la propria situazione contributiva, si è scoperto infatti che, per il lavoratore parasubordinato, non sarà possibile, simulare quella che dovrebbe essere la sua pensione, cosa che, invece, possono fare i lavoratori attualmente dipendenti. Il motivo di questa differenza sta nel fatto che un precario non riceverà nessuna pensione in futuro.
I contributi che stanno versando adesso servono soltanto a pagare chi la pensione ce l'ha garantita. Questa é la notizia che l'Inps tenta forse di nascondere per evitare la rivolta, come ammette il presidente dell'istituto di previdenza, Antonio Mastropasqua:
''I precari, i lavoratori parasubordinati non avranno la pensione. Pagano contributi inutilmente o meglio: li pagano perché l'INPS possa pagare la pensione a chi la maturerà. Per i parasubordinati la pensione non arriverà alla minima, nemmeno se il parasubordinato riuscirà, nella sua carriera lavorativa, a non perdere neppure un anno di contribuzione. L'unico sistema che l'INPS ha trovato per affrontare l'amara verità, è stato quello di nascondere ai lavoratori che nel loro futuro la pensione non ci sarà, sperando che se ne accorgano il più tardi possibile e che facciano meno casino possibile''.
Allo stato delle cose, insomma, chi ha un contratto a progetto o lavora con ritenuta d'acconto o ancora ha una partita Iva o un contratto di collaborazione occasionale, non riceverà neanche la pensione minima. Cioè dopo una vita di sacrifici ha forti i di diventare un barbone, un pezzente, un morto di fame, per essere chiari.
In proposito anche l'Acta, Associazione Consulenti Terziario Avanzato, ha dichiarato in un comunicato stampa che "la Gestione Separata INPS (quella cui vengono iscritti i subordinati, ndr) ha principalmente l'obiettivo di drenare risorse con cui coprire i buchi dell'Istituto di Previdenza. Questa operazione non soltanto è iniqua, ma grava sulle categorie più deboli del nostro mercato del lavoro".
E ancora: "L'affermazione di Antonio Mastropasqua conferma la consapevolezza intorno alla situazione e la volontà di tenere nell'ignoranza i contribuenti sulla pensione che riceveranno. È un atto di deliberato sovvertimento dei principi più elementari di governo democratico delle Istituzioni". Acta nel suo comunicato stampa ha poi chiesto al ministro del Lavoro Maurizio Sacconi di rispondere di queste omissioni e di mantenere le promesse.
Un mondo lontano, quello di un'intera generazione di giovani rispetto a quello ovattato e dorato dei 245 deputati e 107 senatori oggi in carica che matureranno la pensione dopo cinque anni di gratificante lavoro alla Camera, solo quattro anni e mezzo al Senato.
Disegnato il contesto veniamo all'Abruzzo. A seguire il comunicato stampa dei dipendenti a termine della Regione Abruzzo. Anche il loro tempo sta scadendo:
'' Lunedì 11 ottobre, si è consumata l'ennesima beffa per il personale precario della Regione Abruzzo, presente alla "promettente" riunione fra le Organizzazioni Sindacali e l'Ente: ciò che ne è venuto fuori è un dietro-front eclatante dell'Amministrazione rispetto alle aperture mostrate nella precedente riunione del 4 ottobre, che facevano ben sperare in merito ad un percorso di stabilizzazione.
Riguardo l'applicabilità della famosa D.G.R. 38/2008, quale strumento fondamentale e già in parte utilizzato per il superamento del precariato della Regione Abruzzo, la Giunta ha richiesto un parere al Ministero della Funzione Pubblica, il quale al riguardo non si è pronunciato affatto, in quanto non di sua competenza.
Si cita dal parere della Funzione Pubblica: "...si fa presente che il presente ufficio non ha competenza a pronunciarsi sulla legittimità o meno di una delibera adottata da una Giunta Regionale. Precisato quanto sopra, con la presente nota si forniscono criteri interpretativi della normativa sulla stabilizzazione contenuta nelle leggi finanziarie 2007/2008, ferma restando l'autonomia nell'adozione di ogni atto di pertinenza dell'organo politico e di quello amministrativo di codesta amministrazione".
Tuttavia, a seguito di una personalissima ed originale interpretazione del suddetto parere da parte dell'Assessore Carpineta, è stata negata, non solo l'evidente validità della delibera 38 (come da precedente parere del Prof. Cerulli Irelli), ma anche altre soluzioni che salvaguardino i co.co.co. e il patrimonio delle professionalità acquisite nel corso di oltre 10 anni.
Il tempo per i precari sta finendo (un mese e mezzo circa alla scadenza dei contratti), tempo che gli stessi amministratori stanno rubando ad una reale ricerca di soluzioni che tutelino sì i precari e i loro diritti di lavoratori, ma anche l'interesse pubblico dell'Ente e della collettività intera, assicurando la continuità di gran parte dei servizi che la Regione deve garantire.
In tutta questa vicenda il silenzio più assordante è quello del Presidente Chiodi. Basta chiacchiere, i precari pretendono più responsabilità e competenza.''
 

lunedì 6 giugno 2011

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE: IL TRIBUNALE DI BRINDISI REINTEGRA NEL RUOLO CO.CO.CO., CO.CO.PRO.E PRECARI.

PATARNELLO Fabio

Già nella legge 30.12.04 n. 311 (finanziaria 2005) il Legislatore si è occupato del fenomeno e all’art 1, comma 116, ha fatto un unitario riferimento all’utilizzazione da parte delle PP.AA. “di personale a tempo determinato … o con convenzioni ovvero con contratti di collaborazione coordinata e continuativa”.

Peraltro, le tipologie contrattuali utilizzate dalla P.A. (tempo determinato e co.co.co.) per assicurarsi le prestazioni funzionali alla propria organizzazione senza procedere ad assunzioni a tempo indeterminato, erano e sono formalmente ben distinte; e tuttavia, nella prassi amministrativa del settore pubblico, i contratti di co.co.co. sono stati utilizzati per mascherare rapporti di impiego di tipo subordinato (sia pure a tempo determinato), come risulta evidente dall’esistenza di indici precisi:
a. l’incisivo potere di coordinamento dell’organizzazione pubblicistica, che ha definito in dettaglio il contenuto delle prestazioni e ne ha controllato lo svolgimento;
b. il carattere della continuità, che ha consentito di protrarre il rapporto oltre i termini definiti nella prima sede negoziale;
c. la personalità della prestazione e il concreto atteggiarsi della stessa, ben oltre il limitato oggetto previsto nel contratto co.co.;
d. le esigenze permanenti della pubblica amministrazione alle quali i collaboratori sono stati adibiti;
e. il perdurare dell’assenza di corrispondenti professionalità interne.

Da queste considerazioni e presupposti ha preso avvio l’incisivo e progressivo intervento riformatore operato dal legislatore nazionale con la L. n. 296/06 (finanziaria 2007) e con la L. n. 244/07 (finanziaria 2008), che si sono prefisse alcuni obiettivi ben percepibili dall’analisi del tessuto normativo che le compone:
A. scoraggiare il ricorso da parte delle PP.AA. a forme di lavoro flessibile, per riaffermare come modello standard dell’impiego pubblico il rapporto a tempo indeterminato (art. 36 del DLgs n. 165/01, secondo cui “le pubbliche amministrazioni assumono esclusivamente con contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato”);
B. prevedere limiti temporali precisi per le collaborazioni coordinate e continuative a carattere parasubordinato attraverso una ulteriore novellazione dell’articolo 7 del DLgs. n. 165/01;
C. escludere il ricorso a tali forme di lavoro flessibile e parasubordinato per le esigenze ordinarie connesse al funzionamento delle proprie strutture amministrative;
D. farsi carico dell’ampio precariato che era venuto progressivamente a determinarsi per effetto del ricorso alle varie forme di lavoro flessibile, favorendo procedure di stabilizzazione del personale da anni in servizio presso le diverse PP.AA. con contratti a tempo determinato o con co.co.co.

Trattasi all’evidenza di una esigenza di tutela determinata appunto dalla impossibilità di rinnovare il ricorso a tali forme di lavoro flessibile per il futuro e dalla consapevolezza dell’utilizzo improprio fatto dalle PP.AA. di tali forme di lavoro, per fare fronte ad esigenze organizzative ordinarie senza procedere ad assunzioni del personale (anche in ragione dei diversi “blocchi delle assunzioni” succedutisi negli ultimi anni).

Si è dunque trattato di un complessivo e progressivo disegno riformatore che nella sua prima fase (finanziaria 2007) ha previsto:
- una stabilizzazione a domanda del personale non dirigenziale in servizio a tempo determinato (e quindi con una trasformazione a tempo indeterminato del rapporto in essere) a condizione che lo stesso fosse stato assunto mediante procedure selettive di natura concorsuale o previste dalle norme di legge, che i contratti fossero stati stipulati anteriormente alla data del 29.09.2006 e che la prestazione del servizio avesse coperto almeno tre anni anche non continuativi alla data dell’entrata in vigore della legge;
- la riserva nel triennio 2007 – 2009 di una quota non inferiore al 60% (possibile, quindi, di essere ben maggiore) nelle prove selettive volte all’assunzione di personale a tempo determinato in favore di soggetti titolari di uno o più contratti di collaborazione coordinata e continuativa, per la durata complessiva di almeno un anno raggiunta alla data del 29.09.2006.

Ancora una volta, quindi, il legislatore ha preso atto della contiguità e contaminazione determinatasi tra le due forme di lavoro flessibile, soprattutto per l’utilizzo da parte delle PP.AA di forme di co.co.co., risultanti nella sostanza contratti di impiego subordinato a termine.

Il complessivo disegno riformatore è venuto a completarsi, in una logica di razionale evoluzione dell’ordinamento, con le disposizioni contenute nella finanziaria 2008.

Il riferimento è in particolare alle disposizioni contenute nel comma 94 dell’articolo 3, che ha previsto la possibilità per le pubbliche amministrazioni di prevedere, nell’ambito della programmazione triennale dei fabbisogni per gli anni 2008, 2009 e 2010, piani per la progressiva stabilizzazione del seguente personale non dirigenziale, tenuto conto dei differenti tempi di maturazione dei relativi requisiti; e cioè:
- dei titolari di contratti a tempo determinato, di cui era già stata prevista la stabilizzazione a domanda dal comma 558 della finanziaria per l’anno 2007, novellato con la posticipazione al 29.09.07 del termine entro cui il contratto a termine doveva essere stipulato per effetto del comma 90 dello stesso articolo 3 della finanziaria 2008;
- dei titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, la cui stabilizzazione era già stata prevista dall’articolo 1 comma 560 della legge 27.12.06 n. 296 (finanziaria 2007), cui il comma 94 dell’articolo 3 della legge finanziaria del 2008 opera un rinvio dinamico (“fermo restando quanto previsto dall’articolo 1 comma 560 della Legge 27.12.06 n. 296”), anche per questi posticipando al 28.09.2007 la maturazione dei requisiti soggettivi.
A ciò la Legge finanziaria 2008 ha aggiunto, con l’art. 3 comma 106, limitatamente al 2008, la possibilità di riservare, nei bandi per le assunzioni a tempo indeterminato, una quota fino al 20% al personale con tre anni di lavoro subordinato presso PP.AA. in virtù di contratti stipulati prima del 28.09.2007, nonché il riconoscimento, in termini di punteggio, del servizio prestato presso le pubbliche amministrazioni per almeno tre anni, anche non continuativi, nel quinquennio antecedente al 28.09.2007, in virtù di contratti co.co.co. stipulati anteriormente alla medesima data.
Con riferimento a quanto previsto dalla lett. b) del comma 94 (stabilizzazione dei co.co.co.), l’Associazione dei Comuni (ANCI) si è espressa con un proprio parere, ritenendo che la norma configuri un percorso di stabilizzazione che passa da procedure selettive riservate, “… idonee a garantire la rispondenza delle professionalità (anche espresse durante i rapporti di collaborazione), oltre che dei titoli culturali posseduti dai candidati, agli effettivi bisogni d’organico degli enti, in stretta correlazione ai profili e alle categorie parametrali alle attività svolte … valutando la definizione di adeguate norme regolamentari, dirette a stabilire eventuali precedenze, prove comparative e modalità di scelta dei candidati, sulla scorta del prioritario e dirimente interesse pubblico al consolidamento dei rapporti, soprattutto quando la dotazione organica non risulti sufficiente a dar sfogo a tutte le aspettative di stabilizzazione”.

All’interno di questo complessivo quadro normativo, uno specifico ulteriore aspetto è quello legato all’inutilizzabilità (almeno sul piano formale) nelle PP.AA. dei contratti c.d. “a progetto”, introdotti nel settore privato dall’art. 1, comma 2, del D.Lgs. 276/2003 (c.d. legge Biagi).

E’ tuttavia vero che le amministrazioni pubbliche, sia pure nel rispetto di quanto previsto dall’art. 7 D.Lgs. 165/2001, hanno spesso utilizzato la forma dei co.co.co. per realizzare specifici “progetti”, ritenuti strategici per l’azione amministrativa e affidati a professionisti di alta “specializzazione”.

Nella Regione Puglia, in particolare, l’utilizzazione dei co.co.co. agganciati alla realizzazione di specifici “progetti” è stata certamente assai diffusa, in particolare nel settore della “sanità pubblica”. E’ accaduto di frequente, infatti, che le ASL provinciali abbiano reclutato personale di “alta specializzazione” dall’esterno, per realizzare progetti ritenuti essenziali, perché esecutivi del Piano Nazionale di Prevenzione, poi tradotto su basi regionali dai Piani Regionali di Prevenzione (anni 2005-2007 e poi 2009-2012).

Sul piano giuridico tali rapporti contrattuali hanno indubbiamente suscitato un notevole interesse, perché hanno posto l’interprete di fronte al problema di individuare la disciplina applicabile ai co.co.co. stipulati dalla PA in previsione della realizzazione uno specifico “progetto”.

Recentemente, si è occupato di problematiche legate alla disciplina dei co.co.co. stipulati dalla ASL BR nella Regione Puglia, il Tribunale del lavoro di Brindisi, con una decisione che ha già suscitato notevoli discussioni (Tribunale di Brindisi, ordinanza 9-10.5.2011, GdL dott. F.De Giorgi – C. c ASL BR) .

Un professionista assunto dall’Azienda con contratto co.co.co. nel 2008, per realizzare un importante progetto rientrante nel PNP 2005-2007, si era visto risolvere unilateralmente e improvvisamente il rapporto di lavoro dall’ASL nel gennaio 2011, durante l’esecuzione del progetto, in virtù del limite disposto dall’art. 4 D. Lgs. 368/2001 per le proroghe dei contratti “a tempo determinato” (tre anni). Eppure, come era noto alla medesima ASL, il progetto aveva avuto avvio effettivo solo due anni dopo l’assunzione del professionista (nel maggio 2010), che pertanto non era stato messo nelle condizioni oggettive di eseguire la propria prestazione da parte dell’Azienda, che per circa due anni lo aveva utilizzato per attività diverse e ulteriori rispetto a quelle oggetto del co.co.co.

Accogliendo il ricorso proposto in via cautelare e urgente dal professionista, il Tribunale di Brindisi ha stabilito alcuni principi davvero importanti nel definire il perimetro normativo dei contratti co.co.co. della pubblica amministrazione, legati alla realizzazione di uno specifico progetto:
- la durata del contratto stabilita nel co.co.co., se finalizzata alla realizzazione di un progetto, è necessariamente agganciata alla realizzazione dello stesso, sicché è doverosa la proroga del rapporto inizialmente previsto come annuale, per consentire all’interessato di effettuare la propria prestazione;
- gli anni di durata del contratto devono iniziare a decorrere nello stesso momento in cui vi è la possibilità oggettiva di adempiere la prestazione da parte del professionista incaricato;
- appare irragionevole e contraria a principi di buona fede nella esecuzione del contratto l’interruzione del rapporto da parte dell’ASL prima che il professionista sia messo nelle condizioni di adempiere a quanto pattuito;
- non ostano alla prosecuzione del rapporto le disposizioni normative che limitano a 36 mesi il rinnovo dei rapporti di lavoro previsti dall’art. 4 D. Lgs. 368/2001 per i rapporti a tempo determinato di tipo subordinato, non estensibili ai co.co.co.

Analizzando i contenuti dell’ordinanza del Tribunale di Brindisi risulta allora chiaro come, nonostante la previsione legislativa formalmente escluda la figura contrattuale del co.co.pro. nei rapporti di lavoro con le PP.AA., tale figura contrattuale sia stata ripetutamente utilizzata nella prassi amministrativa.

Nel caso in cui l’Amministrazione abbia ritenuto di agganciare ad uno specifico progetto un rapporto di co.co.co. la prestazione sarà calibrata – come accade nel settore privato – alla realizzazione del progetto, senza i limiti temporali indicati dalla normativa applicabile ai rapporti “subordinati” a tempo “determinato” (tre anni), difficilmente compatibili con la previsione pattizia legata al raggiungimento di un obiettivo (il progetto, appunto), ferma restando la necessità che il rapporto conosca limiti temporali determinati, secondo quanto previsto dall’art. 7 D.Lgs. 165/2001.

Precari in Parlamento, ma i portaborse ora si ribellano

Anche i parlamentari più sensibili al tema del precariato non regolarizzano i propri assistenti. Così stanno partendo le prime cause di lavoro
parlamento e1307312170194 Precari in Parlamento, ma i portaborse ora si ribellanoI precari sono ovunque, anche in Parlamento. Sì, proprio nel luogo dove si fanno tanti bei propositi per combattere il precariato, giovani e meno giovani, sottopagati, spesso in nero e per poche centinaia di euro al mese, stazionano alla corte del politico di turno.
Il parlamentare anti-precariato che usa lavoratori precari. Giuseppe Lumia del Partito Democratico e membro della commissione Antimafia è stato recentemente convocato dai giudici della sezione “lavoro” del Tribunale di Palermo. Non per questioni inerenti la mafia, ma perché è stato citato in giudizio da Davide Romano, giornalista addetto-stampa precario dello stesso senatore. Si tratta di una causa da quasi 368mila euro, pari ai contributi, le tredicesime e ferie non godute negli 8 anni che Romano ha lavorato per conto di Lumia. Eppure il 24 gennaio 2011, il parlamentare del Pd tuonava sull'Ansa: “Il lavoro nero è una metastasi per l'economia italiana e calpesta la dignità dei lavoratori”. E poi invitava il governo a “investire risorse per garantire più opportunità ai giovani e assicurare loro prospettive di lavoro e di vita più stabili”. Insomma, contro il precariato, sì, ma quello degli altri.
Gli altri casi. Ma quello di Lumia non è il primo caso. Nell'ottobre 2009 per la prima volta un parlamentare veniva costretto a risarcire un suo portaborse. Si trattava di Gabriella Carlucci, oggi deputato del Pdl, condannata a pagare la sua ex assistente per tre anni di lavoro non in regola. A seguire Francesco Barbato dell'Idv, il quale, secondo il settimanale Panorama, avrebbe chiuso il contenzioso con una sua ex collaboratrice, grazie ad una transazione di cui non si conosce il valore.
Luca Barbareschi e la onlus. E poiché il fenomeno dei precari “parlamentari” è realmente bipartisan, al di là delle dichiarazioni d'intenti, ora tocca anche a Luca Barbareschi, prima del Pdl, poi di Fli e ora del Gruppo misto. L'attore-politico ha creato una fondazione anti-pedofilia dove lavorano alcuni collaboratori. Spesso, però, alcuni di loro venivano portati a Palazzo Marini, sede degli uffici dei deputati. Qui possono entrare teoricamente solo assistenti che abbiano contratto di lavoro regolare. Invece, a quanto pare, la giornalista che gli ha fatto causa, impiegata presso la onlus, sarebbe andata spesso a Palazzo Marini.
Lo scandalo del 2007. Il primo scandalo scoppiò nel 2007 con un servizio della trasmissione di Italia 1, Le Iene. Lucci e co. scoprirono che in Parlamento, su 683 portaborse accreditati, solo 54 avevano regolare contratto. Tutti gli altri entravano a Montecitorio o a Palazzo Madama come ospiti o, udite udite, volontari “a titolo non oneroso”. Oggi la situazione è migliorata, ma il lavoro nero e il precariato ancora non sono stati estirpati. Su 630 deputati solo 269 hanno depositato copia del regolare contratto di lavoro, per accreditare assistenti, portaborse o addetti-stampa. Al Senato, invece, su 321 (senatori a vita inclusi) 192 hanno provveduto alla regolarizzazione. Per carità, pochissime assunzioni e molto precariato: solo 36 sono assunti, 101 hanno un contratto a progetto, 51 sono pagati come collaboratori occasionali e 4 fanno “apprendistato”.
I rimborsi intascati. Intanto i parlamentari, senza dover fornire alcuna ricevuta, si intascano 3.690 euro al mese come rimborso per spese inerenti al rapporto tra eletti ed elettori. In queste spese dovrebbero rientrare anche quelle per i portaborse, ma alla fine finiscono in gran parte nelle tasche del parlamentare di turno.
Una soluzione per superare il problema c'è. Basterebbe rinunciare o ridurre in maniera consistente questo rimborso e fare come si fa al Parlamento europeo: l'europarlamentare designa un assistente che viene pagato direttamente dal Parlamento, secondo un tariffario chiaro e puntuale. Ma poi come farebbero a lucrare?

Senza il lavoro precario il Comune dell'Aquila si blocca

I dipendenti chiedono il rinnovo dei contratti
Giorgio Alessandri Rischio impasse per le attività burocratica del Comune dell'Aquila legate alla ricostruzione post terremoto. Scadono a fine mese, infatti, i contratti degli 88 lavoratori con contratto a tempo determinato assunti per far fronte proprio all'enorme quantità di pratiche e incartamenti necessari nel post terremoto. A lanciare l'allarme sono il segretario regionale della Uil-Fpl, Fabio Frullo, nel corso di una conferenza stampa con il segretario provinciale Simone Tempesta. «Senza l'apporto di questi dipendenti - spiega Frullo - si arriverà alla paralisi dell'Ente. Molti di queste persone sono dislocate negli uffici della ricostruzione e senza di loro i cittadini non avrebbero più nessun interlocutore al quale rapportarsi per presentare le pratiche». Un'altra parte consistente dei precari invece è impiegata nei settori asili nido e pagamento degli stipendi. «Già prima del terremoto il personale dell'Ente - aggiunte il segretario regionale Uil - non era sufficiente, se verranno meno anche questi precari è facile immaginare quali potranno essere i disagi per la popolazione». Disagi che il sindacato non intende acuire con la proclamazione di uno sciopero, anche se contestualmente viene indicata la via per risolvere la querelle: «Il nostro è interlocutore è il Comune dell'Aquila ma gli 88 lavoratori sono stati assunti con fondi della Protezione civile, alla quale chiediamo di effettuare un altro stanziamento da predisporre attraverso un decreto del commissario alla ricostruzione, Gianni Chiodi». In attesa dello sblocco delle risorse la Uil scriverà una lettera al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta e allo stesso commissario Chiodi e lancia la proposta di una task force istituzionale per far fronte all'emergenza cui è stato invitato a far parte anche il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente. Il primo cittadino, intervenuto a margine della conferenza stampa che si è svolta ieri a Villa Gioia, ha annunciato l'intenzione di far parte dell'organismo tecnico e di essere d'accordo con le istanze della Uil a favore dei lavoratori.

http://www.iltempo.it/abruzzo/2011/06/07/1263053-senza_lavoro_precario_comune_blocca.shtml

Il Comune di Trapani stabilizza i precari. A Marsala non si muove nulla

Il Comune di Trapani ha avviato il percorso per la stabilizzazione dei lavoratori precari con la trasformazione del rapporto da tempo determinato a tempo indeterminato.
Il Comune si avvale di 118 contrattisti, firmatari di contratti quinquennali (105 con orario di lavoro a tempo pieno e 13 a tempo parziale). Nove contratti scadranno nel 2014 ed altri 109 nel 2015.
L'Amministrazione di Trapani con i suoi uffici ha dovuto riequilibrare la pianta organica tenendo conto anche dell'effettivo utilizzo dei lavoratori nell'ambito dell'attività dell'Ente. Nel dettaglio, la modifica della pianta organica ha comportato un aumento di 27 posti di collaboratore professionale (cat B3), una diminuzione di 22 posti di esecutore amministrativo (cat. B), una diminuzione di 5 posti privi di area e profilo di Cat. B. Per l'area tecnica la dotazione organica sarà variata con l'aumento di 3 posti di collaboratore tecnico e la diminuzione di 3 posti di conduttore mezzi complessi.
il processo di stabilizzazione si avvierà subito per un primo gruppo di 17 dipendenti precari, appartenenti alla categoria A, cioè 7 ausiliari di asilo nido e 10 operatori generici. Per i sindacata «Si tratta di un primo provvedimento che aprirà la strada, probabilmente entro la fine dell'anno, alla stabilizzazione di quasi tutti i precari. Ciò grazie alla legge regionale, ma anche alla situazione economico-finanziaria del comune che è ampiamente sotto il patto di stabilità». Soddisfazione è stata manifestata dalla segretaria generale della Cgil di Trapani, Mimma Argurio che ha espresso un giudizio positivo sulle proposte che «permetteranno di dare serenità alle lavoratrici e ai lavoratori e una migliore organizzazione degli uffici, in atto estremamente carenti». La Cgil ha, infine, annunciato che «vigilerà affinché i processi di stabilizzazione siano compiuti in tempi brevi e, soprattutto, senza discriminazioni e nel pieno rispetto della legge».
E a Marsala? Il Sindaco Renzo Carini ha ribadito di stare facendo “tutto il possibile” per la stabilizzazione dei precari che lavorano al Comune, ma in realtà nulla si muove. Le uniche novità sono le lettere che periodicamente il Sindaco manda alla Regione, o il Presidente del Consiglio Comunale, Oreste Alagna, manda al Sindaco. Eppure il primo cittadino è cosciente della gravità del problema, tanto da aver scritto nell’Ottobre scorso al Presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo: “il problema del precariato tocca quasi 23 mila famiglie siciliane. Già, perché, gli ex giovani lavoratori, nel frattempo – di proroga in proroga – sono diventati padri e madri che hanno messo su casa, spesso unendo due stipendi precari. Inoltre, in questi anni, sia per il blocco delle assunzioni sia per effetto dei pensionamenti che si sono susseguiti, i precari sono diventati indispensabili per garantire la piena funzionalità delle amministrazioni locali. Storie che tutti conosciamo e che ci spingono a operare fino in fondo per la stabilizzazione”.
Ma è tutto un rimpallo di responsabilità. A chiedere che si valuti l'opportunità di «stabilizzare» i precari di Marsala, attraverso la trasformazione dei contratti di diritto privato a tempo determinato «in contratti di diritto pubblico a tempo indeterminato» è stato di recente il presidente del Consiglio comunale, Oreste Alagna, in una nota inviata al sindaco Renzo Carini, al dirigente del settore Risorse umane Angela Ammoscato e a quello delle Risorse finanziarie Nicola Fiocca evidenzia che «la legge regionale n. 24 del 29 dicembre 2010 e la circolare n. 1 del 6 maggio 2011 mettono gli enti locali nelle condizioni di poter dare avvio ad un piano di stabilizzazione dei precari».
La legge citata da Alagna (la leggere regionale 24/2010) è la finanziaria approvata lo scorso dicembre che prevede «misure di stabilizzazione dei rapporti di lavoro a tempo determinato», stabilendo che «i Comuni possono procedere alla stabilizzazione dei lavoratori precari». Ma cosa ha fatto l’Amministrazione di Marsala?
Anche il Consiglio Comunale ha chiesto da tempo a Carini di attivarsi. Con un atto di indirizzo il 9 novembre scorso impegnava il sindaco ad attivare le procedure di stabilizzazione degli ex lsu e sedici consiglieri (la maggioranza) lo hanno invitato a «dare immediata esecuzione alla delibera, nonché a convocare, con carattere d'urgenza, un tavolo tecnico per procedere alla stabilizzazione». Si sottolineava in quel documento che «il precariato è la vera emergenza sociale del nostro Paese e rappresenta la più grande ingiustizia sociale». E che «in molti Comuni siciliani (Acicastello, Siracusa, Monterosso Almo, Pachino e Vittoria solo per citarne alcuni) erano state già avviate efficaci procedure di stabilizzazione che hanno determinato la stipula di contratti a tempo indeterminato per centinaia di lavoratori precari».

fonte: http://a.marsala.it/economia/lavoro/31261-il-comune-di-trapani-stabilizza-i-precari-a-marsala-non-si-muove-nulla.html

LE PENSIONI D’ORO CI PROSCIUGANO LE TASCHE

Un deputato ha diritto al vitalizio, che matura dopo almeno 30 mesi, cioe' 2 anni 6 mesi e 1 giorno, trascorsi sugli scranni di Montecitorio. In precedenza per godere dell'assegno a vita gli bastava, invece, un solo giorno di permanenza in carica.(...)Dal 1997 l'eta' pensionabile e' stata elevata a 65 anni (o a 60 anni per chi sia stato piu' di 5 anni in carica). La misura del trattamento varia da un minimo del 25 per cento dell'indennita' parlamentare ad un massimo dell'80 per cento per chi ha svolto le funzioni di deputato per almeno 30 anni. Attualmente godono il vitalizio della Camera circa 3 mila tra onorevoli e loro eredi. Nel 2005 lo Stato ha pagato per i vitalizi 122 milioni di euro e 1 milione 100 mila euro per il rimborso delle loro spese di viaggio. L'altro ieri l'importo mensile del vitalizio e' stato tagliato del 10 per cento su decisione unanime dell'Ufficio di Presidenza di Montecitorio. I contributi figurativi Ma se prima di essere eletto il deputato aveva gia' aperta a suo nome una posizione previdenziale scatta in suo favore un secondo trattamento pensionistico. (...) Grazie a queste norme, ad esempio, un magistrato rieletto per molti anni deputato, come l'ex Capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro, otterra' una pensione dall'Inpdap come Primo Presidente onorario aggiunto della Corte di Cassazione senza aver mai messo piede nel 'Palazzaccio' di piazza Cavour e godere anche del vitalizio della Camera. Persino chi ha frequentato poco o niente Montecitorio, come il professor Toni Negri, ha avuto diritto a questo duplice vantaggio. Fonte: La Stampa
Pensate che assurdità: un ex Presidente della Repubblica che prende una doppia pensione, oltre ai vari "benefits" di cui dispongono tutti gli ex Presidenti (auto blu, segretaria pagata, ecc.). Chissà se mai Scalfaro (uno per tutti, per carità, nulla di personale.) avrà il coraggio di denunciare lo scandalo della propria doppia pensione? E magari di rinunciarvi. Perchè c'è poco da fare: almeno ai miei occhi, la credibilità viene meno. Come si fa a credere ai nostri "maestri" di politica (cosa che dovrebbero essere i Presidenti della Repubblica), quando poi li scopriamo accattare tutto il possibile dalle casse dello Stato? Sarà superficialità o demagogia, chiamatela come volete. Ma a me pare che i grandi discorsi mal si concilino con le doppie pensioni.

FONTE: http://liberopensiero.blogosfere.it/2006/01/politici-le-pen.html

Studenti e precari al posto degli homeless

Anche una laureata fra chi si è offerto per le sostituzioni estive dei venditori del mensile


Estate: è tempo di lavori stagionali e di sostituzioni ferie. Occasioni per i ragazzi che vogliono guadagnare qualche soldo, per mettere qualcosa da parte o sbarcare il lunario. Ma quella offerta da Piazza Grande, il giornale degli homeless, è una sostituzione ferie molto particolare: rimpiazzare i senza fissa dimora che di solito si occupano della vendita del giornale. In particolare i romeni che, in questa stagione, si apprestano ad andare in vacanza.
L’annuncio è rivolto a studenti, precari e disoccupati. E, a pochi giorni dal lancio, sono state decine le chiamate al giornale per avere informazioni. Mentre già in due, uno studente e una neolaureata, hanno già cominciato con la distribuzione. La crisi morde e non è più tempo di scartare a priori offerte che, in altri tempi, non sarebbero neanche state prese in considerazione. «Così offriamo a chi è estraneo a questo mondo la possibilità di avere una piccola fonte di sostentamento, appoggiando nello stesso tempo una buona causa», spiega Leonardo Tancredi, direttore del mensile. Piccola, ma non inconsistente: «Lavorando con una certe continuità si possono guadagnare sui 500 euro al mese — continua - Un buon venditore può incassare mediamente 50 euro al giorno». Il meccanismo è lo stesso applicato con i diffusori senza fissa dimora. Le prime copie di Piazza Grande sono fornite gratis, insieme al classico gilet fosforescente e alla pettorina. Poi il venditore si occupa della diffusione a offerta libera.
Con il primo capitale accumulato può acquistare altre copie a 75 centesimi l’una (prezzo di costo). L’estate è una stagione critica per la diffusione del mensile. La forza lavoro viene a mancare: «Dopo Pasqua, alcuni rom che vengono da zone rurali tornano in Romania, dove hanno un piccolo appezzamento di terra, utilizzato per coltivazioni o allevamento. In particolare da maggio alla fine dell’estate — racconta Tancredi — Molti a Bologna sono stanziali, cioè riescono anche a pagare l’affitto di una stanza grazie a Piazza Grande». La forza lavoro che viene a mancare non è poca. Perché su 40 venditori totali, più di 25 sono romeni. E solo 5, di solito, rimangono anche in estate. Così l’idea: con la crisi che rende difficile l’accesso al mercato del lavoro, soprattutto per i più giovani, perché non appellarsi a studenti, precari e disoccupati? «Non è che si sistemino così, però è un lavoretto che aiuta», commenta il direttore di Piazza Grande, che non nasconde le difficoltà di questa chiamata alla vendita: «Perché indossare la pettorina e andare con il giornale in strada significa anche esporsi al pregiudizio. C’è uno stigma nei riguardi di chi vende Piazza Grande. Può essere considerata un’ammissione di povertà».
Però Tancredi punta anche sulla motivazione di chi fa questa scelta per confrontarsi con una realtà disagiata e per impegnarsi in un lavoro utile socialmente: «È un lavoro che permette di impegnarsi per una buona causa, di conoscere il mondo dei senza fissa dimora. C’è un valore sociale, oltre a quello economico». E infatti così Cinzia, una delle due ragazze che ha cominciato a vendere Piazza Grande, laureata alla magistrale in Semiotica nel novembre scorso, ha deciso di affiancare l’avventura con Piazza Grande al lavoro per un call-center e agli stage: «Lo faccio più per volontariato che per guadagnarci qualcosa». Non si sente un’abile «commerciale» e infatti per adesso si limita a distribuire il mensile nello studentato in cui vive. Intanto ha già venduto la sua prima copia: «Darò il ricavato all’associazione».
Renato Benedetto
03 giugno 2011

I precari sono quattro milioni

La Cgia indaga sul preariato italiano

FTAOnline
Il precariato un fenomeno da arginare e a cui porre limiti precisi? Sicuramente un settore del mondo del lavoro cui guardare con particolare attenzione, cercando la ricetta giusta perché non diventi un baratro da cui non si riesce a uscire. Ebbene, secondo la Cgia di Mestre, in tempi di crisi economica, il lavoro precario nel nostro Paese e' aumentato, soprattutto nelle regioni centro-meridionali.

Il Sud e' in equilibrio precario

Lo studio condotto sul settore dalla Cgia (Associazione artigiani e piccole imprese) evidenzia come, dall'inizio della crisi economica, in Italia i lavoratori precari siano aumentati del 4%, concentrandosi in alcuni comparti particolari, quali quello della ristorazione, degli alberghi, dei servizi pubblici e sociali.

Nonostante da tempo se ne conoscano gli aspetti oscuri, il lavoro precaria - in Italia - e' dunque in crescita. Ironicamente, anzi, si potrebbe sostenere che il precariato si stia stabilizzando. In base alle stime della Cgia di Mestre, infatti, i lavoratori precari oggi sono quasi 4 milioni, il 56% dei quali residenti nelle regioni del Centro-Sud.

Analizzando i dati ancora con maggior dettaglio, si scopre che tra i lavoratori precari il 38% ha la sola licenza media e che tra quanti hanno meno di 35 anni il livello medio di retribuzione ammonta a 1.068 euro, ossia il 25,3% meno del salario medio di un lavoratore assunto a tempo indeterminato.

Alberghi e ristorazione: settori ad alto tasso di precarietà

I dati della Cgia forniscono anche una fotografia di quale sia la diffusione del precariato nei diversi comparti produttivi. Il maggior tasso di precarietà lo si e' riscontrato nel settore alberghiero e in quello della ristorazione, dove i precari sono il 33,4%. A stretto giro di posta seguono i servizi pubblici, sociali alle persone (33,4%), e l'agricoltura (28,4%).

Sconfortanti i dati relativi alla retribuzione di chi non ha un lavoro stabile, che - oltre a scontare una maggiore instabilità della propria posizione lavorativa - deve anche accontentarsi di stipendi più bassi dei lavoratori con contratto stabile. A quanto emerge dalla ricerca, infatti, i precari con un'età compresa tra i 15 e i 34 anni percepiscono una retribuzione media di 1.068 euro, 282 euro in meno (-25,3% in termini relativi) rispetto a chi e' assunto con contratto a tempo indeterminato.

Tra gli over 35 invece la retribuzione mensile media e' pari a 1.325 euro, il 38% in meno di chi ha un contratto fisso (518 euro in termini assoluti).