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Movimento "LA NUOVA RESISTENZA 25 MARZO 2011". Partigiani sempre.

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martedì 7 giugno 2011

Lavoratori precari oggi, senza pensione domani

Dati shock dell'Inps
Si sta come, d'autunno, sugli alberi, le foglie, poetava Ungaretti, cogliendo l'essenza di una condizione umana che in questo autunno nel paese e in Abruzzo vivono in particolare una categoria di esseri umani nel fiore degli anni e senza futuro, i lavoratori precari.
Precari, a termine, con scadenza, impiegati negli enti pubblici da dimagrire nei punti deboli, ma dove ai vertici i dirigenti e alti papaveri si spartiscono lauti premi, nella scuola che sempre più diventa un lusso o un optional, in un paese dove per far carriera e soldi è meglio essere ignoranti e bastardi dentro. E ancora i precari della cultura, a tal proposto tocca punte esilaranti la lettera del ministro Bondi dove egli si lamenta ed esprime sbigottita preoccupazione per devastanti tagli da lui stesso apportati e rivendicati in parlamento.
La crisi anche in Abruzzo, la stanno pagando soprattutto i precari, perdendo il posto, con i loro stipendi da fame, e, veniamo a bomba, con i versamenti per una pensione che non riceveranno mai.
Nel corso di un convegno infatti sul funzionamento relativo alla consultazione on line della posizione previdenziale personale, che rientra tra le novità introdotte nella scorsa estate dall'Inps e che permetterebbe a tutti i lavoratori di consultare la propria situazione contributiva, si è scoperto infatti che, per il lavoratore parasubordinato, non sarà possibile, simulare quella che dovrebbe essere la sua pensione, cosa che, invece, possono fare i lavoratori attualmente dipendenti. Il motivo di questa differenza sta nel fatto che un precario non riceverà nessuna pensione in futuro.
I contributi che stanno versando adesso servono soltanto a pagare chi la pensione ce l'ha garantita. Questa é la notizia che l'Inps tenta forse di nascondere per evitare la rivolta, come ammette il presidente dell'istituto di previdenza, Antonio Mastropasqua:
''I precari, i lavoratori parasubordinati non avranno la pensione. Pagano contributi inutilmente o meglio: li pagano perché l'INPS possa pagare la pensione a chi la maturerà. Per i parasubordinati la pensione non arriverà alla minima, nemmeno se il parasubordinato riuscirà, nella sua carriera lavorativa, a non perdere neppure un anno di contribuzione. L'unico sistema che l'INPS ha trovato per affrontare l'amara verità, è stato quello di nascondere ai lavoratori che nel loro futuro la pensione non ci sarà, sperando che se ne accorgano il più tardi possibile e che facciano meno casino possibile''.
Allo stato delle cose, insomma, chi ha un contratto a progetto o lavora con ritenuta d'acconto o ancora ha una partita Iva o un contratto di collaborazione occasionale, non riceverà neanche la pensione minima. Cioè dopo una vita di sacrifici ha forti i di diventare un barbone, un pezzente, un morto di fame, per essere chiari.
In proposito anche l'Acta, Associazione Consulenti Terziario Avanzato, ha dichiarato in un comunicato stampa che "la Gestione Separata INPS (quella cui vengono iscritti i subordinati, ndr) ha principalmente l'obiettivo di drenare risorse con cui coprire i buchi dell'Istituto di Previdenza. Questa operazione non soltanto è iniqua, ma grava sulle categorie più deboli del nostro mercato del lavoro".
E ancora: "L'affermazione di Antonio Mastropasqua conferma la consapevolezza intorno alla situazione e la volontà di tenere nell'ignoranza i contribuenti sulla pensione che riceveranno. È un atto di deliberato sovvertimento dei principi più elementari di governo democratico delle Istituzioni". Acta nel suo comunicato stampa ha poi chiesto al ministro del Lavoro Maurizio Sacconi di rispondere di queste omissioni e di mantenere le promesse.
Un mondo lontano, quello di un'intera generazione di giovani rispetto a quello ovattato e dorato dei 245 deputati e 107 senatori oggi in carica che matureranno la pensione dopo cinque anni di gratificante lavoro alla Camera, solo quattro anni e mezzo al Senato.
Disegnato il contesto veniamo all'Abruzzo. A seguire il comunicato stampa dei dipendenti a termine della Regione Abruzzo. Anche il loro tempo sta scadendo:
'' Lunedì 11 ottobre, si è consumata l'ennesima beffa per il personale precario della Regione Abruzzo, presente alla "promettente" riunione fra le Organizzazioni Sindacali e l'Ente: ciò che ne è venuto fuori è un dietro-front eclatante dell'Amministrazione rispetto alle aperture mostrate nella precedente riunione del 4 ottobre, che facevano ben sperare in merito ad un percorso di stabilizzazione.
Riguardo l'applicabilità della famosa D.G.R. 38/2008, quale strumento fondamentale e già in parte utilizzato per il superamento del precariato della Regione Abruzzo, la Giunta ha richiesto un parere al Ministero della Funzione Pubblica, il quale al riguardo non si è pronunciato affatto, in quanto non di sua competenza.
Si cita dal parere della Funzione Pubblica: "...si fa presente che il presente ufficio non ha competenza a pronunciarsi sulla legittimità o meno di una delibera adottata da una Giunta Regionale. Precisato quanto sopra, con la presente nota si forniscono criteri interpretativi della normativa sulla stabilizzazione contenuta nelle leggi finanziarie 2007/2008, ferma restando l'autonomia nell'adozione di ogni atto di pertinenza dell'organo politico e di quello amministrativo di codesta amministrazione".
Tuttavia, a seguito di una personalissima ed originale interpretazione del suddetto parere da parte dell'Assessore Carpineta, è stata negata, non solo l'evidente validità della delibera 38 (come da precedente parere del Prof. Cerulli Irelli), ma anche altre soluzioni che salvaguardino i co.co.co. e il patrimonio delle professionalità acquisite nel corso di oltre 10 anni.
Il tempo per i precari sta finendo (un mese e mezzo circa alla scadenza dei contratti), tempo che gli stessi amministratori stanno rubando ad una reale ricerca di soluzioni che tutelino sì i precari e i loro diritti di lavoratori, ma anche l'interesse pubblico dell'Ente e della collettività intera, assicurando la continuità di gran parte dei servizi che la Regione deve garantire.
In tutta questa vicenda il silenzio più assordante è quello del Presidente Chiodi. Basta chiacchiere, i precari pretendono più responsabilità e competenza.''
 

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