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Movimento "LA NUOVA RESISTENZA 25 MARZO 2011". Partigiani sempre.

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sabato 18 febbraio 2012

Professionisti della Sanità pubblica Pugliese, precari da anni nelle ASL a causa del Blocco del turn over, attendono dal Governo Mario Monti una stabilizzazione.


Ospedali pugliesi senza medici e infermieri! 
A rischio i LEA!
Serve una legge di stabilizzazione per tutti i precari della Asl, non solo per i de-stabilizzati.
Tutti posseggono lo stesso requisito, precari con più di 3 anni di servizio.
Non si possono attendere i concorsi  per medici e infermieri con riserva per gli interni (precari).
Finalmente vinti i primi ricorsi che prevedono il risarcimento in alternativa della stabilizzazione prevista per tutti, tranne che per il pubblico impiego. 
Legalità ed equità possono essere garantiti solo da una nuova legge nazionale di stabilizzazione.
Domenico Cirasole

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di NICOLA PEPE

BARI - Risolto, per ora, il problema dei 561 retrocessi con la probabile beffa che gli unici a restarne fuori sarebbero solo quegli «sfigati» esterni «colpevoli» di aver superato un regolare concorso nel 2007 rinunciando persino a un altro posto fisso, resta aperto il problema degli stabilizzati in sanità. Anche in questo caso, anch'essi colpiti dalla mannaia della bocciatura della Corte costituzionale e, da ultimo, dalla norma varata nel luglio scorso con il dl 98/2011 dal governo Berlusconi. Si tratta, ricordiamo, di una platea di 500 unità circa per la quale si era aperta una breccia ai fini del reinserimento attraverso la conciliazione a seguito di ricorsi al giudice del lavoro.

A fare da apripista, ricordiamo, era stato un ricorso cautelare proposto a Taranto, dove il giudice del lavoro di primo grado era arrivato a due decisioni diametralmente opposte: o meglio, su cinque magistrati affidatari di altrettanti procedimenti, quattro si erano pronunciati in senso sfavorevole ai medici (de)stabilizzati, uno (il giudice Pazienza) in senso favorevole con un'articolata motivazione di accoglimento della tesi rappresentata dall'avvocato barese Luigi Paccione. Tale ultimo provvedimento aveva fatto germogliare una serie di ricorsi a cascata in altre Asl, determinando un orientamento favorevole univoco nella Bat, mentre in altre province (ad esempio Bari o Lecce) i legali hanno preferito saltare la fase cautelare ed entrare nel merito utilizzando la «leva» del risarcimento danni.

Ma a complicare un percorso che in qualche modo sembrava tracciato sia dal consiglio regionale, sia dall'ex assessore alla Salute, Tommaso Fiore (e cioè procedere con le conciliazioni facendo così rientrare dalla finestra quei medici usciti dalla porta), ci ha pensato una nuova decisione del tribunale di Taranto, stavolta in composizione collegiale (presidente Sebastiano Gentile, relatore Maria Leone). Con un'ordinanza di 20 pagine, che ripercorre le tappe della stabilizzazione e tocca i vari passaggi normativi e giurisprudenziali, i magistrati ionici hanno omologato ciascuna delle decisioni di primo grado in senso esclusivamente sfavorevole (sia pure in una fase che era e resta cautelare) ai medici interessati alla stabilizzazione, confermando la linea del «licenziamento».

Tale posizione della magistratura ha messo in crisi gli uffici regionali (e la stessa politica) costretta a fermarsi prima di adottare eventuali decisioni illegittime o, peggio, contrarie alla decisioni del giudice. Improponibile, da quanto si apprende da fonti regionali, una delibera di indirizzo della giunta, e tantomeno adesso non appare praticabile neanche il percorso della conciliazione in presenza di una decisione dei giudici di Taranto così articolata che pone paletti rigidi, pur spianando la strada a un «eventuale risarcimento danni», come chiarisce nell’ordinanza (depositata ai primi di gennaio 2012) la stessa sezione lavoro del tribunale di Taranto.

L'unica soluzione, insomma, resta un provvedimento che vada al di là dei confini regionali, quindi del governo nazionale. Come accaduto per i retrocessi (il cui input sulla norma del pubblico impiego del 1998 abrogata - utilizzata per confezionare un emendamento al Milleproroghe - è arrivata da una memoria difensiva del dipendente Leonardo Rub i n o, in servizio presso la Ripartizione dell'assessore Marida Dentamaro, circostanza forse non del tutto casuale), la sanità pugliese ha bisogno di garantire i livelli essenziali di assistenza e con 1.500 unità in meno (500 stabilizzati e 1000 pensionamenti) tutto ciò è a rischio. Da qui la richiesta a Roma di ottenere una «deroga» al blocco del turn over sfruttando i dati positivi del piano di rientro del deficit sanitario, anche se il bilancio regionale è messo a rischio da sentenze sul caso Miulli (oltre 100 milioni di euro di risarcimento preteso) e quelle che riguardano altri enti ecclesiastici. Ma se per i retrocessi, la soluzione è stato un emendamento nel «milleproroghe», in questo caso serve un provvedimento specifico che deve arrivare da Roma.

Nel frattempo si potrebbe procedere con contratti a tempo determinato per garantire i «Lea» (livelli essenziali di assistenza, in attesa dei concorsi (obbligatori), prevedendo al tempo stesso un percorso agevolato (ad esempio punteggio favorevole) per i de-stabilizzati.

NICOLA PEPE
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=494549&IDCategoria=1

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