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Movimento "LA NUOVA RESISTENZA 25 MARZO 2011". Partigiani sempre.

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martedì 17 gennaio 2012

Il termine precariato descrive situazioni spesso diverse tra loro: ci sono lavoratori assunti con contratti a tempo determinato o forme analoghe, specie in alcuni settori, che vorrebbero (DOVREBBERO DI DIRITTO) essere stabilizzati. - Patroni Griffi -


Riportiamo di seguito il testo dell’audizione del Ministro Patroni Griffi alla Commissione Affari Costituzionale del Senato.
A nostro avviso il Ministro avrebbe dovuto invece esplicitare l'intenzione di stabilizzare il personale precario sfruttato per anni dalla P.A. il cui diritto è riconosciuto dalle leggi nazionali, europee e  confermato dai tribunali di primo grado.
Buona lettura
Domenico Cirasole


(AGENPARL) - Roma, 17 gen - 15:00 FONTE: www.agenparl.it 

Signor Presidente, onorevoli senatori, devo esprimere la profonda emozione che provo nel trovarmi qui oggi di fronte a voi. In passato ho avuto il privilegio di collaborare, anche nel confronto con il Parlamento, con diversi e illustri studiosi, parlamentari e non, che hanno ricoperto prima di me il ruolo di ministro, tutti impegnati sul fronte dell’ammodernamento della nostra amministrazione. E sono convinto che le politiche dell’Amministrazione pubblica debbano cogliere il senso di questo percorso e muoversi in linea di continuità. Sento però oggi la responsabilità di dovermi misurare in prima persona con questa sfida in un momento così cruciale per l’Italia. L’Amministrazione pubblica italiana è stata attraversata, soprattutto negli ultimi due decenni, da intensi e significativi cambiamenti, generalmente rispondenti a missioni innovative, che coglievano il senso della necessità di “reinventare il governo” (secondo la nota espressione di Al Gore nell’Amministrazione Clinton) per avere un’amministrazione votata al buon senso e orientata verso i cittadini; in altri termini, la trasformazione dell’amministrazione da potere o funzione in servizio. Volendo schematizzare, tre le grandi linee lungo le quali si è principalmente sviluppato il processo riformatore: 1. la democratizzazione del procedimento amministrativo, con l’intento di dare voce in esso agli interessi anche privati coinvolti e di renderlo più trasparente; 2. la contrattualizzazione del rapporto di lavoro alle dipendenze dell’amministrazione pubblica e il ripensamento dello status e del ruolo della dirigenza amministrativa; · infine, la ricerca dell’efficienza nell’azione e nell’apparato dell’amministrazione, con i tentativi di por mano alle lentezze, ai formalismi, alla scarsa attenzione ai risultati dell’azione amministrativa, con l’introduzione progressiva di una cultura della performance intesa come creazione di valore pubblico, con una costante politica di semplificazione delle regole e delle procedure, con una giusta recente attenzione al rispetto dei tempi delle procedure amministrative, prevedendo meccanismi di responsabilità in caso di inosservanza dei termini di conclusione dei procedimenti.. Sono cambiamenti profondi e ormai acquisiti, ma che hanno rappresentato, rispetto all’amministrazione di appena qualche decennio fa, veri e propri passaggi epocali. L’Amministrazione di oggi non è più certo quella descritta dall’ allora ministro Massimo Severo Giannini, nel famoso Rapporto del 1979. Sono tuttavia consapevole che occorre ancora rendere “percepibili” dall’utenza molti di questi cambiamenti e attaccare le criticità e le sacche di inefficienza ancora presenti nell’amministrazione. L’amministrazione deve cessare di essere considerata un fattore di ostacolo allo sviluppo e alla crescita del Paese; deve anzi costituire essa stessa un volano di competitività del sistema. Come rimarcato dal Presidente Monti nelle dichiarazioni programmatiche, tra le principali azioni a sostegno della crescita vengono in rilievo le misure volte a migliorare l’efficienza dei servizi offerti dalle amministrazioni pubbliche, perché migliorare i servizi, che costituiscono il core di una moderna visione della “funzione pubblica”, vuol dire migliorare il prodotto delle prestazioni amministrative, contestualmente migliorando l’outcome di contesto, e quindi l’impatto dell’attività amministrativa sullo sviluppo del Paese. Certo non è un percorso realizzabile in un arco di tempo limitato quale quello di questa fine legislatura. Ciò non esclude che si possano mettere a punto strumenti che permettano ai governi che ci succederanno di proseguire e stabilizzare il processo di cambiamento, al contempo intervenendo sin d’ora con misure specifiche e mirate. L’area di questi interventi potrà riguardare in particolare: 1. il settore del lavoro pubblico, con interventi che mirino, al contempo, ad assicurare una ottimizzazione delle performance con una adeguata valorizzazione delle professionalità; 2. la selezione, la formazione e lo status del funzionario pubblico, ponendo come principi chiave professionalità, merito, imparzialità ed etica pubblica; 3. le strutture e gli apparati, da riorganizzare con l’intento di garantirne una maggiore capacità di svolgere in modo efficace le funzioni e i servizi loro demandati al contempo riducendo i costi da inefficienza; 4. la trasparenza, l’accountability e la performance organizzativa; 5. la riduzione degli oneri burocratici a carico dei cittadini e delle imprese, con adeguate politiche di semplificazione elaborate ed attuate avendo previamente a disposizione la stima dei costi di ogni singola attività richiesta al cittadino e all’impresa per assolvere agli adempimenti imposti dalla disciplina vigente; politiche di semplificazione, quindi, non disgiunte, ma precedute da quella misurazione degli oneri amministrativi la cui osservanza il recente decreto sviluppo (d.l. n. 70 del 2011) ha opportunamente esteso agli enti territoriali. Si tratta, peraltro, di settori sui quali negli ultimi mesi sono intervenuti significativi interventi di razionalizzazione. Mi riferisco, in particolare, al Piano nazionale delle riforme, riguardante in modo incisivo l’Amministrazione pubblica, al decreto sviluppo, ai decreti legge nn. 98 e 138 del 2011, alla recente, infine, legge di stabilità del novembre del 2011. Interventi, come noto, oggetto di favorevole considerazione nel Rapporto Rehn del 29 novembre 2011. Mi soffermo, quindi, sui singoli settori indicati.
1. Nel settore del lavoro pubblico, i recenti interventi normativi sono stati spesso dettati dalla ineludibile esigenza di realizzare con urgenza contrazioni della spesa pubblica. Ma non ci si può limitare a questo. Intendo assegnare priorità agli interventi volti a “motivare” il dipendente dell’amministrazione pubblica, valorizzandone il merito e favorendo il suo inserimento ottimale nel contesto lavorativo nonché stimolando in lui l’orgoglio di essere parte di Istituzioni credibili ed autorevoli. Il funzionario deve sentirsi parte di un “corpo” di cui condivide regole di condotta che sono il riflesso,sul piano dell’etica, delle regole di imparzialità dell’agire amministrativo. Al tempo stesso, il lavoratore pubblico deve essere protagonista dei processi di cambiamento e modernizzazione, e perciò stiamo lavorando a talune misure che garantiscano elevata professionalità, valorizzazione del merito, rafforzata imparzialità. E anche una doverosa attenzione alle questioni di genere, perché non è possibile che, a fronte del 44,3 per cento di lavoratrici pubbliche, ancora troppo poche siano le donne in posizioni apicali: il che richiede politiche di flessibilità volte a conciliare vita familiare e vita professionale. Ho di recente incontrato le organizzazioni sindacali e a giorni incontrerò i rappresentanti, dal lato datoriale, di Regioni ed enti locali, in quanto le autonomie locali, com’è noto, sono rimaste fuori dall’accordo del 2009 sul modello contrattuale. Con le prime già da giovedì prossimo ci si tornerà a riunirsi sul piano tecnico, aprendo tavoli tematici che ci consentano di discutere sulle maggiori criticità che ci sono state segnalate, a partire dalla contrattazione di secondo livello che, anche in un momento di crisi connotato dal blocco della contrattazione nazionale, può consentire spazi a politiche di incentivazione del personale. Parleremo, cercheremo soluzioni, con serenità e nel rispetto dei ruoli di ciascuno. I problemi di fondo del lavoro pubblico si pongono lungo una sequenza che schematizzerei, in successione, così: reclutamento, cd. precariato, gestione del personale, eccedenze. Per quel che attiene all’accesso al rapporto di lavoro con le amministrazioni pubbliche, è necessario che l’Amministrazione pubblica recuperi la capacità di attrarre al suo interno le giovani eccellenze, dotandosi per i prossimi anni di una classe dirigente al servizio delle istituzioni. Servono ingegneri, geologi, matematici, statistici, economisti, oltre che bravi giuristi, orientati al cambiamento e alla modernizzazione dei processi. Per farlo, occorre rivitalizzare i canali concorsuali e meritocratici nella selezione del personale, e soprattutto dei dirigenti, in specie riducendo la frammentazione delle procedure concorsuali indette dalle singole amministrazioni ed irrobustendo il rilievo del corso-concorso, da indire con cadenza periodica: concorsi unici per profili comuni, ma anche evitare che strumenti nati per assicurare temporaneamente all’amministrazione competenze eccellenti dall’esterno, l’articolo 19 co. 6 del testo unico, diventino canale alternativo all’accesso per concorso e alla progressione in carriera. Periodicità e credibilità dei concorsi assicurerebbero di rendere appetibile l’appuntamento concorsuale ai giovani laureandi e laureati, motivandoli, già prima dell’ingresso nell’amministrazione, a svolgere un percorso formativo mirato sulle esigenze dell’amministrazione pubblica. Ed è quanto stiamo già progettando con alcune università. Il termine precariato descrive situazioni spesso diverse tra loro: ci sono lavoratori assunti con contratti a tempo determinato o forme analoghe, specie in alcuni settori, che vorrebbero essere stabilizzati. Ci sono graduatorie di concorsi delle quali non sono stati assunti vincitori e idonei. Ora una cosa deve essere chiara. Alcune di queste situazioni non devono più ripetersi: se si fa un concorso, chi lo vince deve essere assunto, mentre gli idonei non sono vincitori. Siamo agli epigoni del processo di stabilizzazione del 2007-2008 e bisogna evitare per il futuro sacche di precariato cercando di attenuare il peso di quello attuale. Ci sono per converso alcuni settori, penso alla ricerca, in cui deve poter essere normale che soprattutto i giovani ricercatori facciano esperienze temporalmente limitate sapendo che, come avviene in altri Paesi, ciò non preluderà a una battaglia per la “stabilizzazione”. Naturalmente, nell’intervenire in questa direzione, bisognerà farsi carico anche della situazione attuale, come per esempio fa il testo di iniziativa parlamentare in discussione alla Commissione lavoro della Camera. E siamo al profilo della gestione del personale. Qui il tema si intreccia con profili più generali: politiche previdenziali varate dal Governo, riorganizzazione degli apparati pubblici e formazione. Partendo da quest’ultima, dobbiamo oramai capire che chi entra nell’amministrazione non sempre potrà svolgere per sempre lo stesso tipo di lavoro. I cambiamenti richiedono flessibilità culturale e delle competenze. Occorre quindi anche attraverso un intelligente coordinamento delle strutture a ciò deputate- una formazione continua che punti su una qualificazione professionale calibrata sui compiti e le mansioni da svolgere, unita a processi di riqualificazione da operare di continuo a seconda delle esigenze dell’amministrazione. Una riqualificazione tanto più impellente nei casi in cui si dovrà fare ricorso alla mobilità “guidata” dei dipendenti pubblici, volta ad assicurare quelle ricollocazioni produttive imposte dagli ineludibili processi di riorganizzazione ed accorpamento delle strutture amministrative. Sotto tale aspetto io credo che il processo di razionalizzazione degli apparati amministrativi debba stimolare l’interesse degli stessi lavoratori a vigilare sull’operato delle amministrazioni a che siano eliminati sprechi e inefficienze degli apparati amministrativi. E a proposito di sprechi, vorrei ricordare anche il monitoraggio delle auto blu, che consentirà sia di realizzare risparmi di spesa, sia di estirpare l’idea dell’auto blu come status symbol anzi che come strumento di lavoro attribuito all’ufficio, più che al suo titolare. E, data la sede, vorrei precisare che l’applicazione di quel decreto è stata estesa a regioni ed enti locali, sia pure nella salvaguardia della loro autonomia, ma non riguarda gli organi costituzionali, che potranno adottare iniziative al riguardo se lo ritengano. Eccedenze. Come dicevo queste possono derivare da processi di riorganizzazione. Ma è importante conoscere approfonditamente la situazione attuale. Ho già disposto che gli uffici svolgano un monitoraggio approfondito sia sul piano quantitativo che qualitativo. La mobilità è uno strumento che può costituire una risorsa in tempi di crisi: il personale può essere riutilizzato previa riqualificazione. Ma va gestito con buon senso e con il dialogo: trasferire all’interno di una stessa città e dal Nord al Sud non è la stessa cosa. In altre parole la mobilità deve essere guidata per costituire uno strumento di gestione delle eccedenze senza creare difficoltà per il lavoratore e disfunzionalità per gli uffici. 3. Quanto alle strutture e agli apparati, la logica dei tagli lineari, se certo ha consentito di realizzare effettive riduzioni della spesa, non ha sempre determinato il diffondersi della cultura dell’ottimale organizzazione delle risorse. Ebbene, gli ultimi interventi normativi in tema di spending review costituiscono un’occasione per ripensare l’approccio solo finanziario e ragionieristico nella gestione della spesa pubblica e per avviare un processo di modernizzazione dell’amministrazione pubblica e di riqualificazione dei servizi attraverso un’incisiva opera di razionalizzazione. Alla razionalizzazione degli apparati occorre procedere, quindi, sulla base di una preliminare e puntuale analisi settoriale delle funzioni e dei servizi di cui sono titolari le singole strutture, che possa fungere da presupposto per una intelligente riorganizzazione, anche mediante accorpamenti di enti. La riduzione di spesa e la quantificazione del fabbisogno devono essere effetti non meramente contabili, ma di vero riassetto organizzativo. In altri termini, occorre concentrarsi su una spending review che, accompagnandosi alla elaborazione di politiche pubbliche, miri in ultima analisi a un’ottimizzazione delle risorse: a) attraverso un arretramento del “pubblico” in settori che possano essere lasciati all’autonomia dei privati, in coerenza con il principio di sussidiarietà orizzontale ma nella salvaguardia dei diritti e dell’interesse generale, visto come interesse della collettività; b) favorendo la concentrazione di alcune funzioni in un unico livello unitario; si tratta, in particolare, di concentrare l’esercizio delle funzioni istituzionali, attraverso il riordino delle competenze degli uffici, evitando la frammentazione delle attribuzioni e dei processi. 4. La trasparenza deve diventare una componente essenziale del modo di agire delle pubbliche amministrazioni, perché produce un ‘valore’ aggiunto sul piano dell’efficienza ed equità del sistema.: Nella recente riforma del 2009 (d.lgs. n. 150/2009), la trasparenza come ‘accessibilità totale’ (art. 11 del d.lgs. n. 150/2009), a tutti i dati concernenti l’assetto, il funzionamento e l’uso delle risorse, determina il passaggio, in prospettiva, dall’open government all’open data, cioè alla messa a disposizione dei cittadini delle informazioni di interesse generale; ciò in linea con i moniti provenienti dall’ordinamento europeo e dalle più importanti organizzazioni globali (Onu, Ocse, Consiglio d’Europa). Risponde a tre esigenze: a) un’esigenza di conoscenza per finalità “etiche” e di controllo sociale sugli apparati: b) soddisfa una prospettiva di riutilizzazione delle informazioni in mano pubblica (vi sono recenti iniziative del Governo francese e della Commissione europea dello scorso dicembre) per consentire di orientare scelte di vita o di investimento, per dialogare con la pubblica amministrazione con riguardo ai procedimenti di cui si è parte, per semplificare alle imprese i rapporti con l’amministrazione o per consentire loro la conoscenza del territorio su cui operano o intendono investire. Credo che il “portale della trasparenza”, alla cui realizzazione stanno lavorando Civit, CNR e DigitPA, debba costituire il primo passo in questa direzione; c) un’esigenza di efficienza delle amministrazioni: la trasparenza dei dati consente alle amministrazioni di avere una ‘memoria’ completa e condivisa dell’attività degli uffici, di individuare le aree di miglioramento dell’azione amministrativa mediante modalità più efficienti di allocazione e distribuzione delle risorse esistenti, di identificare settori ad alto rischio corruzione, di semplificare l’attività e ridurre i tempi di azione, di effettuare un confronto “competitivo” con amministrazioni che rendono servizi similari in un’ottica di benchmarking. Trasparenza e prevenzione della corruzione. Alla Camera pende in seconda lettura un disegno di legge, già destinato a pervenire in terza lettura al Senato per le modifiche che erano state apportate prima dell’insediamento di questo Governo. E’ un lavoro che risponde a sollecitazioni di ordine internazionale, ma che consente, sul versante di mia competenza della prevenzione, opportunità notevoli in tema di efficienza dell’amministrazione: sono noti i costi della corruzione per l’economia, per le imprese per i consumatori. Allora bisogna intervenire prima che i costi si verifichino e i reati vengano commessi. Perciò, d’intesa con la collega Severino, lavoreremo con le Commissioni alla Camera per rafforzare il disegno complessivo del ddl, introducendo misure che rendano più analitico e incisivo il contrasto alla corruzione sul versante della prevenzione: in particolare rendendo applicativa una efficace ‘mappatura dei rischi’, e più in generale una “valutazione del rischio”all’interno degli apparati e delle azioni amministrativi, un controllo effettivo dei piani contro la corruzione delle singole amministrazioni, incompatibilità e rotazione di funzionari pubblici. 5. Riduzione degli oneri amministrativi e servizi ai cittadini e alle imprese. Un particolare impegno intendo profondere, ancora, sul versante delle politiche di riduzione degli oneri amministrativi, nonché sul fronte dell’efficiente gestione dei servizi ai cittadini e alle imprese. E’ noto che le analisi condotte dalle principali organizzazioni internazionali individuano nella complicazione burocratica una delle prime cause dello svantaggio competitivo dell’Italia nel contesto europeo e nell’intera area Ocse (l’Italia si colloca al 25° posto su 26 paesi dell’Unione europea, significativamente penultima solo prima della Grecia). Il Dipartimento della Funzione Pubblica ha sinora stimato in oltre 23 miliardi di euro l’anno gli oneri amministrativi relativi ad 81 procedure amministrative particolarmente rilevanti per le imprese, selezionate con le associazioni imprenditoriali. ­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­La riduzione degli oneri costituisce un impegno prioritario dell’azione del Governo, che ha attribuito ad un unico Ministro le competenze in materia di pubblica amministrazione e semplificazione, tornando così nell’alveo della tradizione e, soprattutto, rispettando le raccomandazioni OCSE. Una precisazione è tuttavia necessaria: semplificare significa coniugare il massimo di semplicità con l’ effettiva tutela degli interessi pubblici. Mai la semplificazione deve determinare un abbattimento del livello di tutela degli interessi pubblici e dei diritti della persona coinvolti. Sono invece essenziali interventi mirati a semplificare o ad eliminare in modo puntuale adempimenti sproporzionati, eccessivi o inutilmente vessatori. E’ pronto un significativo pacchetto di semplificazioni per i cittadini, per le imprese e per la realizzazione delle infrastrutture, elaborato d’intesa con il collega Passera, che verrà esaminato a breve dal Consiglio dei ministri. E’ stato utilizzato un metodo di lavoro basato sull’ascolto e sul coinvolgimento delle associazioni delle imprese e dei cittadini, “ingrediente indispensabile” per il successo di una politica di semplificazione. E’ stata utilizzata anche la consultazione telematica dei cittadini, sul modello europeo. Spesso buone idee di semplificazione sono quelle tratte dall’esperienza diretta dei cittadini e delle imprese. Intendo, poi, rafforzare le attività di misurazione e riduzione degli oneri amministrativi (realizzate dal Dipartimento della Funzione Pubblica sulla base di una metodologia, lo Standard Cost Model, adottata dalla Commissione Europea e dagli altri Stati membri), strumento prezioso per individuare gli adempimenti più onerosi, ridondanti o sproporzionati. Particolarmente importante è la disposta estensione della misurazione alle Regioni e agli Enti Locali. Numerose delle misure che si adotteranno sono state individuate proprio sulla base della misurazione degli oneri. Infine, intendo dedicare grande attenzione all’implementazione delle norme, che rappresenta il momento della verità di una politica di semplificazione Mi riferisco, per esempio, alle numerose disposizioni (artt. 54 e 57 del Codice dell’ amministrazione digitale, art. 6, comma 2 del d.l. n. 70 del 2011 e da ultimo lo Statuto delle imprese) che prevedono l’obbligo per le amministrazioni di pubblicare per ciascun procedimento, sui siti istituzionali, le modalità di adempimento, la documentazione da presentare, la modulistica, il responsabile e il termine di conclusione del procedimento stesso. E’ previsto, inoltre, che non possano essere richieste modalità di adempimento diverse da quelle pubblicate. Attuare in modo efficace questa previsione non costa, semplifica la vita ai cittadini e alle imprese, che non dovranno recarsi presso gli uffici solo per ottenere informazioni e prendere un modulo. Ciascuna amministrazione, a partire da quelle statali, dovrà pubblicare con evidenza sull’ home page dei propri siti il logo “Come fare per”. Ancora, l’amministrazione non deve “chiedere quello che già sa”: associazioni imprenditoriali e cittadini segnalano il persistere della richiesta di informazioni, dati e certificati già in possesso della pubblica amministrazione. Il 1° gennaio 2012 entrano in vigore le modifiche introdotte dall’art. 15, l. 12 novembre 2011, n. 183, volte ad assicurare una completa decertificazione nei rapporti tra amministrazione e privati: abbiamo elaborato un’apposita direttiva volta a fornire indicazione alle amministrazioni e ai gestori delle banche dati pubbliche sulle modalità da osservare nell’applicare della recente disciplina. E vigileremo sull’osservanza della norma. Mi impegnerò, infine, con il Collega Profumo, nel promuovere nuove misure per l'innovazione e la digitalizzazione all'interno della pubblica amministrazione, oltre che nell’attuazione di quelle già in essere. Le nostre deleghe prevedono, infatti, uno stretto raccordo operativo per le applicazioni IT alla riorganizzazione dei processi delle amministrazioni.
CONCLUSIONE Sulla base della mia esperienza sono consapevole che la modernizzazione dell’amministrazione pubblica incontra resistenze. La riforma dell’amministrazione è un percorso complesso che richiede non già cambiamenti continui (non può ogni ministro pensare di riformare a modo suo l’amministrazione), bensì la condivisione di convergenze progressive che consentano di adottare misure immediate ma anche di porre le premesse per interventi che potranno essere adottati nel prosieguo. E richiede un dialogo quotidiano con le istituzioni che operano in Europa (UE, OCSE) e con altri Paesi. Può sembrare un programma ambizioso. In realtà è ambiziosa la visione della pubblica amministrazione che vorrei condividere. E, in questa visione, realizzare ciò che si potrà realizzare. Roosvelt –che cito solo perché la frase è riportata nell’edizione italiana del Reinventing Government- dice che ”è buona norma adottare un metodo e provarlo; se fallisce, è bene ammetterlo sinceramente e provarne un altro. Ma quel che è più importante è provare” e, aggiungerei, crederci. Ci ho creduto a lungo, sia nelle precedenti esperienze nello staff di Funzione pubblica, sia nel lavoro al Consiglio di Stato sui regolamenti di semplificazione e i testi unici. E perciò intendo impegnarmi con serietà su questo, avvalendomi di tutti gli strumenti disponibili, in costante collaborazione con tutte le forze sociali coinvolte, con gli altri livelli di governo e –mi auguro- in profonda condivisione con il Parlamento.
Grazie.

FONTE
http://www.agenparl.it/articoli/news/politica/20120117-senato-audizione-del-ministro-patroni-griffi-alla-commissione-affari-costituzionali

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