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Movimento "LA NUOVA RESISTENZA 25 MARZO 2011". Partigiani sempre.

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venerdì 2 marzo 2012

Insegnanti precari risarciti, infermieri e medici precari licenziati. Le strane diverse anime gemelle con diverso trattamento.


Mentre i governo Monti  tagli i viveri alla sanità che licenzia medici e infermieri con contratti a tempo determinato dopo anni, ai precari della scuola pubblica viene riconosciuto il danno con maxi risarcimento. Queste le due anime dello stesso problema. Urge la stabilizzazione dei precari della P.A..
Di seuito i due articoli.
Cirasole Domenico

Sanità senza tregua tagliati anche i precari
Sospese le sostituzioni per malattia e maternità, congelati anche i contratti a progetto
di GIUSEPPE FILETTO

Sanità senza tregua tagliati anche i precari
Contratti a termine bloccati, compresi quelli dei precari di Ist e Gaslini; cancellate le sostituzioni del personale sanitario assente per malattia, per maternità e per motivi di famiglia, congelati i rapporti di lavoro "Co. Co. Co" e le consulenze "inutili". Fino a quando ogni azienda non avrà fatto l'assestamento di bilancio.

Lo Stato chiude i rubinetti e la Regione risparmia fino all'ultima goccia: approva una delibera che se da un lato pone un freno alle spese "incontrollate" di ciascun ente regionale, dall'altro mette in ginocchio settori vitali come la sanità. Ospedali, Asl, servizi territoriali socio-sanitari non possono sostituire il personale assente, con gravi carenze in alcuni ambiti tanto da determinare la morte di diversi servizi. Proprio negli scorsi giorni la Asl Tre Genovese ha chiuso i consultori familiari di tutta la Valle Scrivia (Busalla, Montoggio, Casella) e di Campomorone. Si appresta a trasferire ed accorpare le radiologie di via Archimede, i laboratori di Sestri Ponente e di Pontedecimo.

Oltre alla sanità con i suoi 20 mila dipendenti, con l'acqua alla gola sono pure l'Arsu (Agenzia Regionale per i Servizi Scolastici ed Universitari), i Centri per il Lavoro, l'Are (Agenzia per l'Energia), l'Arte (l'ex Iacp), l'Arpal e tutti gli altri enti della Regione; la stessa amministrazione regionale con suoi 1100 dipendenti.
La mini-manovra, che chiama tutti all'austerità e punta a recuperare qualche decina di milioni di euro, è superabile unicamente per qualche
caso eccezionale, sempre attraverso una deroga che solo la giunta può concedere: "I rinnovi dei contratti sono valutati caso per caso - precisa Claudio Montaldo, assessore regionale alla Sanità - possiamo fare strappi alla regola per i precari che lavorano da dieci, venti anni; per chi ha avuto un incarico di sei mesi o di un anno, appena venute meno le ragioni per cui è stato concesso, si chiude".

Una dichiarazione, quella del compagno Montaldo che, se fosse stata rilasciata appena un anno fa, avrebbe scatenato la scomunica da parte dell'intero centrosinistra e di tutto il mondo sindacale. La recessione galoppa e il Professore docet. Il provvedimento, approvato il 13 gennaio scorso, segue infatti le orme della Manovra-Monti che nella pubblica amministrazione blocca l'80% di turnover sui contratti a tempo indeterminato (quelli attribuiti tramite concorsi): ogni 5 dipendenti che vanno in pensione, soltanto uno può essere rimpiazzato.
La Finanziaria dello Stato, però, lascia alle competenze delle Regioni tutte le altre assunzioni a tempo determinato. La giunta regionale della Liguria aggiunge il carico da novanta: "Dobbiamo cercare di risparmiare ovunque - predica Gabriele Cascino, assessore al Personale - vogliamo vedere se abbiamo personale da potere recuperare da altri settori, cerchiamo di spendere meno in termini di personale e di risorse, sial sul medio che sul lungo periodo".

Cascino per ora non sa quantificare la cifra che si potrà recuperare, ma ricorda che nella pubblica amministrazione la maggiore spesa è determinata dal costo del personale. Gli fa eco Sergio Rossetti, assessore al Bilancio: "Abbiamo detto che non si assume nessuno, a meno che non ci sia una deroga, approvata dalla giunta; se c'è bisogno di un anestesista per mandare avanti un reparto essenziale, allora facciamo l'eccezione, se invece ci chiedono un amministrativo, cerchiamo di recuperarlo da qualche settore in esubero".

(02 marzo 2012) 


Modena, insegnanti precari ottengono risarcimento record dal ministero
di Felicia Buonomo | Modena | 2 marzo 2012


Più informazioni su: articolo 18, gelmini, ministero dell'istruzione, Modena, precari, Scuola, supplenti, Vincenzo Brancantisano



Assunti a settembre e licenziati a giugno per diversi anni, hanno fatto ricorso in tribunale che ha giudicato colpevole il Miur, gestione Gelmini, di violazione del principio di non discriminazione. Saranno risarciti per mezzo milione di euro
L’esordio è stato la pubblicazione di un libro inchiesta contro lo sfruttamento del lavoro precario nella scuola pubblica. Il passo successivo è stato di portare il ministero dell’istruzione in Tribunale. Oggi il lieto epilogo: il ministero dell’istruzione dovrà risarcire mezzo milione di euro. Lo ha sancito  la sentenza emessa dal giudice del lavoro Carla Ponterio che ha dichiarato l’illegittimità del termine posto ai contratti.

Accade a Modena, grazie all’autore di “Una vita supplente” (edito da Nuovi Mondi), Vincenzo Brancatisano, giornalista e professore precario da oltre 20 anni di diritto ed economia politica. Ad aprile scorso, infatti, un gruppo di precari della scuola di Modena, guidati dalle tesi contenute nel libro di Brancatisano, ha deciso di presentare ricorso al Tribunale di Modena (sezione lavoro) citando il ministero della pubblica istruzione, ai tempi guidato da Mariastella Gelmini, adducendo la violazione del principio di non discriminazione sancito dalla direttiva europea 70/99, che recepisce l’accordo quadro sulla prevenzione degli abusi dei contratti a termine (direttiva recepita anche in Italia nel 2001 con il decreto legislativo 368/2001 e, in particolare nel lavoro pubblico, il decreto 165).

Il diritto ad avere la conversione del contratto a tempo indeterminato non è stato sancito, ma a compensazione il giudice ha riconosciuto un cospicuo risarcimento del danno. Il mezzo milione che il ministero dovrà pagare, dunque, comprende: 15 mensilità dell’ultima retribuzione globale a titolo di risarcimento danni per illegittima apposizione del termine al contratto di lavoro; la ricostruzione di carriera, cioè il riconoscimento agli scatti di anzianità maturati e dunque un corposo aumento di stipendio (circa 500-600 euro in più al mese nel caso di Brancatisano che ha circa 20 anni di precariato); nonché le ingenti differenze retributive, ovvero gli arretrati derivanti dal divario tra quello che è stato percepito negli anni e quello che avrebbe dovuto essere percepito se il contratto fosse stato a tempo indeterminato e non illegittimamente a termine, come invece succede a milioni di lavoratori.

Con Brancatisano hanno ottenuto giustizia altri sette professori, tutti assistiti dall’avvocato Maria Grazia Pinardi, giuslavorista del Foro di Bologna, che per decenni sono stati assunti il primo giorno di scuola e licenziati il 30 giugno di ogni anno. Nel volume, 350 pagine frutto di un’inchiesta durata 5 anni, Brancatisano ha tracciato i molteplici ed incredibili aspetti della situazione di apartheid contrattuale in cui versano centinaia di migliaia di insegnanti, bidelli, tecnici e amministrativi (gli ultimi dati parlavano di 11.119 precari solo in Emilia Romagna, di cui 2.127 modenesi) assunti e licenziati a ripetizione, pagati sempre con lo stipendio di prima nomina e lasciati senza lavoro d’estate, in attesa della puntuale riassunzione a settembre.

“Non c’è solo l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori – commenta oggi Brancatisano, riferendosi a governo e sindacati – Se si è costretti ad arrivare al processo civile per ottenere l’eliminazione di disparità di trattamento diffusissime che violano i più elementari principi del diritto italiano e comunitario, come quello della parità di retribuzione o del riconoscimento anche ai precari degli scatti di anzianità, vuol dire che la contrattazione collettiva serve solo a chi è già protetto e che i sindacati si sono quanto meno distratti negli ultimi decenni sul tema del precariato. Ma c’è un giudice a Berlino, anzi a Modena”

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