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Movimento "LA NUOVA RESISTENZA 25 MARZO 2011". Partigiani sempre.

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domenica 18 marzo 2012

PUGLIA PRECARI: AUGURI A TUTTI I PAPA' DELLA SANITA' IN ATTESA DI GIUSTIZIA, IN ATTESA DI STABILIZZAZIONE.




http://www.metronews.it/master.php?pagina=notizia.php&id_notizia=2862 

Papà precari over 40 un esercito di invisibili
Roma. Avere oltre  40 anni, uno o più figli e un lavoro atipico. Per molti la Festa del papà, che si celebra oggi, ha un sapore amaro. Si allunga l’arco di vita dei precari, chi lo era 12 anni fa in molti casi è rimasto nel limbo dei contratti a termine o delle collaborazioni a progetto. E la generazione dei papà precari ha formato un esercito  di invisibili che sfuggono alle statistiche.


Se la Cgia di Mestre nel 2011 sosteneva che la totalità dei precari era pari a 3 milioni 315 mila persone, equamente divise tra uomini e donne, bisogna incrociare dati Istat e Ires (istituto ricerche economiche e sociali) per scoprire che in Italia i maschi 40 enni e precari sono oltre 200 mila, circa il 12% sul totale degli occupati di sesso maschile, a 1.200 euro al mese. Difficile fare una stima su quanti di loro sono padri. Ma esistono, e lo testimonia il lavoro delle associazioni che si occupano di atipici. Come lo sportello del precario di Milano. «Chi ha un figlio e un contratto a termine, spesso evita di farlo sapere al proprio datore di lavoro, perché ritiene di essere più ricattabile» spiega l’avvocato Francesca Borsa.


Un capitolo a parte sono i padri separati: «Possiamo parlare di nuovi poveri» sostiene Tiziana Franchi (Associazione padri separati), che aggiunge: «Un precario separato si ritrova in molti casi a pagare l’affitto per vivere per conto suo, il mutuo della casa dove abitano ex moglie e figli, e in più deve pagare l’assegno di mantenimento».  


Le storie


C’è il papà separato di 40 anni che  ha perso il lavoro e pur facendo debiti ha aperto un’attività. La banca gli ha concesso delle dilazioni. Invece il giudice gli ha imposto di passare alla moglie l’assegno di mantenimento per il figlio, sei mesi di arretrato più gli interessi, tutti e subito. Morale: nuovi debiti e richieste di soldi a parenti e amici. È una delle storie che l’Associazione padri separati  affronta tutti i giorni. C’è poi chi è felicemente sposato ma ha perso il lavoro. È il caso di un ingegnere chimico di 45 anni, con moglie cassintegrata e due figli, convinto dalla sua azienda a dimettersi accettando un contratto a progetto economicamente più vantaggioso. «Poi il progetto è fallito, lui non è stato riassunto e sopravvive coi soldi della suocera» spiega l’avvocato Paolo Angelone, uno dei legali dello sportello del Precario, attivo a Milano presso il consiglio di Zona 3 (Info: 02-88464514).


L'intervista


Andrea Ichino, professore di Economia Politica all’Università di Bologna e collaboratore della Voce.info , non ha dubbi: «Per ridistribuire i diritti  bisogna espugnare la cittadella in cui si è asserragliata una minoranza di privilegiati, che impedisce a un esercito di precari qualsiasi prospettiva».
La cittadella, parlando fuor di metafora è l’articolo 18?
Sì. Oramai c’è una generazione di neo padri, che si scontra con dei “nonni” decisi a non cedere nulla dei loro privilegi.
Un esempio?
Se io, docente universitario di ruolo, smettessi di lavorare sarei tutelato, perché la legge me lo consente.
Questo non consola i precari, anzi. Cosa dovrebbero fare?
I precari pagano i privilegi di chi è nella cittadella. Dovrebbero accettare l’idea che in futuro, se passerà la riforma, ci sarà un mercato del lavoro in cui per ogni posto perso ci saranno più occasioni di impiego.


(Paolo Chiriatti)

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